Pastificio Cerere
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Cronache dal Pastificio Cerere

Tra gli appunti di Francesca Woodman c’è una considerazione che riguarda il modo in cui il corpo, o meglio il suo corpo, occupa e dialoga con lo spazio. «La cosa che mi interessava di più», racconta la giovane fotografa americana, «era la sensazione che la figura, più che nascondersi da se stessa, fosse assorbita dall’atmosfera, fitta e umida».

Queste annotazioni le scrive a Roma, tra il 1977 e il 1978, quando, a nemmeno vent’anni, viene nella capitale per studiare alla Rhode Island School of Design. In questo periodo, così importante per la sua ricerca, frequenta la libreria Maldoror ma soprattutto l’ex Pastificio Cerere a San Lorenzo, una fabbrica da tempo dismessa e disabitata, fatta eccezione per alcuni artisti che lì stavano aprendo il proprio studio. Era molto legata in particolare a uno di loro, Giuseppe Gallo, che le aveva fatto conoscere questo luogo, in rovina ma così suggestivo, i cui muri ancora mostravano evidenti le tracce delle vite passate, del lavoro che vi si svolgeva.

Francesca aveva trovato qui l’ambiente ideale dove isolarsi - era praticamente vuoto - e portare avanti la sua ricerca fotografica. Quelle parole scritte nei suoi quaderni sembrano richiamare “l’atmosfera, fitta e umida” che verosimilmente 
si respirava nell’ex fabbrica alla fine degli anni 70, quando un gruppo di giovani artisti, in seguito riconosciuti come Scuola di San Lorenzo, le ha dato una nuova vita trasferendo qui il proprio atelier. Il primo 
è stato Nunzio, poi sono arrivati Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Pizzi Cannella e Marco Tirelli. La famiglia proprietaria dell’immobile aveva avviato
 la produzione di pasta nel 1905 per poi interromperla negli anni 60. L’edificio industriale, quando sono arrivati gli artisti, non aveva neppure i vetri, era tutto da rifare. Ciascuno ha scelto la propria porzione di spazio, ha alzato i muri per delimitarlo, l’ha ristrutturato, perché il luogo era straordinario con queste enormi finestre che lo inondavano di luce.

Poi c’erano aree comuni, dove condividere tutto, parlare, litigare, giocare a ping pong o a poker. Qui man mano 
si riunivano amici artisti e intellettuali, si beveva e mangiava insieme, quasi fosse una comune. Passavano di qui Jannis Kounellis, Gino De Dominicis, Achille Bonito Oliva. Proprio quest’ultimo nel 1984 cura la mostra Ateliers in cui semplicemente apre al pubblico gli spazi dove lavoravano, e spesso abitavano, gli artisti.

L’ex Pastificio Cerere da quel momento diventa un simbolo per la cultura romana e italiana, un luogo d’incontro dove scambiarsi e produrre idee. Da fabbrica abbandonata a laboratorio artistico in continuo movimento, percorso sempre da nuove energie. A chi stava qui è capitato diverse volte di spostare il suo studio, scambiarlo con gli altri. A volte si tratta 
di un upgrade della propria condizione, altre c’è solo l’esigenza di essere accolti da nuovi spazi, per avere nuovi stimoli.

Oggi questo magnifico complesso architettonico – che svetta come icona di un quartiere storico in cui regna la dialettica tra linguaggi e registri opposti, differenze di interessi e generazioni – ospita loft per atelier di artisti, fotografi, scultori, designer e studi di comunicazione, atelier di moda, un istituto di fotografia e il ristorante Pastificio San Lorenzo, dalla cucina sofisticata e sperimentale, dove si riuniscono gli artisti e gli intellettuali della città. Il palazzo – abitato da attori come Sabina Guzzanti, fotografi come Ottavio Celestino e Ileana Floresco, designer come Myriam B., e artisti come Pietro Ruffo, Gianni Politi e gli stessi Gallo, Tirelli, Nunzio e Pizzi Cannella – è gestito da uno dei proprietari, Flavio Misciattelli, da sempre appassionato d’arte e animatore della vita culturaledi questo luogo. Dieci anni fa, Flavio ha aperto la Fondazione Pastificio Cerere, da lui presieduta e diretta da Marcello Smarrelli, che ha l’obiettivo di promuovere l’arte contemporanea e alimentare il dibattito e la rete tra gli artisti residenti e l’ambito internazionale.

Tra mostre, convegni, residenze per artisti e curatori, la Fondazione dal 2005 si è imposta come punto di riferimento tra le realtà indipendenti italiane e, proprio quest’anno, celebra il decennale con un ciclo di esposizioni dedicate ai sei artisti storici dell’ex Pastificio che nel tempo hanno elaborato ricerche e linguaggi indipendenti con esiti anche molto diversi. Un’occasione per ripercorrere, attraverso opere, testimonianze e fotografie, le tappe di questo lungo viaggio culturale, i rapporti stabiliti con alcuni dei maggiori protagonisti del panorama artistico del Novecento, le influenze, le ispirazioni e il legame con il quartiere e la città.

«Questo luogo è ancora un grande motore di idee, è pervaso da un senso di comunità molto forte e coinvolgente»

Entrando nell’ex Pastificio, puoi perderti in un labirinto di spazi, una piccola città per le arti, e capisci immediatamente perché i suoi atelier sono ancora così ambiti. Come racconta Ruffo, architetto e artista quarantenne che qui ha il suo studio da una decina d’anni: «Questo luogo è ancora un grande motore di idee, è pervaso da un senso di comunità molto forte e coinvolgente. Hai mille occasioni d’incontrare gli altri artisti e tutti i creativi che vi risiedono, per scambiare idee ma anche lavorare a progetti comuni. Inoltre ogni anno si organizza almeno uno studio visit di rilievo. Basti pensare che è passato a conoscere il nostro lavoro l’intero board del Guggenheim di New York come quello del Museo di arte contemporanea di Vienna. Qui ho incontrato un gallerista illuminato come Pino Casagrande che ha ospitato la mia prima importante personale o una curatrice come Laura Barreca che negli spazi della Fondazione ha organizzato la mia mostra I sei traditori della libertà con cui ho ottenuto una residenza alla Columbia University e il Premio New York».

Un’oasi di pace e riflessione immerso in un quartiere intenso, i cui edifici ancora mostrano le ferite del più violento bombardamento della città durante la Seconda guerra mondiale. Un quartiere dove c’è il Cimitero Monumentale del Verano e la Città Universitaria, dove convivono residenti storici e giovani studenti fuori sede, centri sociali, ristoranti e locali notturni, marmisti e fiorai, tutti fianco a fianco. Un quartiere dove vivono gli artisti.

Vista dalla finestra del loft di Pietro Ruffo sul quartiere San Lorenzo di Roma e su alcuni edifici della Città Universitaria
Giuseppe Gallo e la fotografa americana Francesca Woodman, in uno dei suoi celebri autoscatti dentro il Pastificio Cerere. La Woodman, morta suicida a soli 23 anni, ha trascorso a Roma un anno fondamentale per la sua crescita professionale, tra la Rhode Island School of Design, la libreria antiqua­ ria Maldoror e i loft di San Lorenzo - 1978
Questa foto di gruppo, scattata nello studio dell’architetto Armando Sodi, raccoglie gli artisti dell’ex Pastificio Cerere, ma anche intellettuali, critici, collezionisti, frequentatori abituali degli atelier. 65 persone, tra cui possiamo riconoscere oltre ai residenti, Achille Bonito Oliva, Giorgio Agamben, Valerio Magrelli, Bianca Attolico, Ida Panicelli, Enzo Cucchi, Giorgio Barberio Corsetti - 1983
A sinistra, una delle suggestive corti interne dell’ex Pa­ stificio Cerere. Qui regna un’atmosfera d’altri tempi. A destra, i locali sotter­ranei dell’ex fabbrica testimoniano le origini di questo edificio che fino agli anni 60 era la sede di una «semoleria­pastificio»
Il bozzetto di una scultura all’interno dello studio di Giuseppe Gallo
Lo scrittoio di Giu­seppe Gallo con la poltrona LCW disegnata da Charles e Ray Eames. Sulle pareti, le opere dell’artista
Un angolo dell'atelier di Marco Tirelli
Un angolo dello studio di Tirelli: sugli scaffali della libreria, una collezione di oggetti e piccole sculture
Pietro Ruffo all’opera nel suo atelier
Un dettaglio del tavolo da lavoro di Pietro Ruffo
Un ritratto di Myriam B. mentre sta creando delle collane con file di paillettes che ripren­ dono la forma dei coralli
Sugli scaffali all’interno dello studio di Myriam B. si ritrovano alcuni oggetti da lei utilizzati per realizzare i suoi lavori
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