Un dettaglio della facciata dei Reversible Destiny Lofts. - Credits: Ph. Claudia Zalla
La cucina a incasso al centro dell’abitazione - Credits: Ph. Claudia Zalla
A sinistra, un dettaglio del bagno, progettato a pianta circolare. A destra, le finestre sono ampie e lasciano filtrare la luce in grande quantità. - Credits: Ph. Claudia Zalla
Il sistema di scale e passerelle mette in dialogo le unità abitative dei singoli loft - Credits: Ph. Claudia Zalla
A sinistra, un dettaglio del soffitto, con ganci e cavi elettrici colorati. A destra, uno scorcio del bagno tra toni a contrasto e geometrie rigorose - Credits: Ph. Claudia Zalla
La stanza principale ha un pavimento cadenzato da dossi e increspature - Credits: Ph. Claudia Zalla
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Viaggio alla scoperta dei Reversible Destiny Lofts, a Tokyo

C’è il cubo, c’è la sfera, c’è il cilindro. Accatastati uno sopra l’altro con premura scrupolosa. Siamo a Mitaka, quartiere nella periferia occidentale di Tokyo conosciuto soprattutto per il Museo d’arte Ghibli, voluto e immaginato dal genio dell’animazione Hayao Miyazaki. A Mitaka il complesso dei Reversible Destiny Lofts non passa certo inosservato, vuoi per le forme, vuoi per i colori. Completato nel 2005, il progetto è di Shusaku Arakawa e Madeline Gins, coppia nel lavoro e nella vita: lui, giapponese di Nagoya, è stato un artista Neo-Dada protetto di Marcel Duchamp; lei, newyorkese, artista, ha progettato, scritto libri e poesie, tra le altre cose. «Da quando si sono conosciuti, nel 1962, hanno vissuto e lavorato insieme per quasi mezzo secolo», racconta Momoyo Homma, direttore ad interim della Reversible Destiny Foundation e direttore dello studio Arakawa + Gins di Tokyo.

Lo spericolato progetto dei Reversible Destiny Lofts esplora i confini dell’architettura e dell’arte, e comprende nove appartamenti dai colori vibranti disposti su un’area di oltre 700 metri quadrati. Le geometrie nette degli esterni abbracciano principi cromatici ben definiti, per un totale di 14 nuance. «La centralità del colore è evidente nei loro lavori», precisa Momoyo. «Da qualunque angolazione si osservino gli spazi, all’interno ma anche dall’esterno, è possibile notare più di sei tinte contemporaneamente». La struttura è ascrivibile alle ricerche del duo per quel che riguarda l’Architettura Procedurale, l’insieme di teorie basate sul principio secondo cui la dimensione possa impattare sulla longevità delle persone. Questa è una sfida al concetto di routine, che stimola i sensi tra pavimenti scoscesi, pali di sostegno, appigli, ganci penzolanti e muri curvi. L’associazione con un parco giochi per bambini sorge spontanea. Le unità sono collegate tra loro grazie a un sistema di passerelle e scale esterne. Ognuna di queste, con tanto di istruzioni per l’uso, prevede una stanza a pianta circolare con una cucina collocata al centro. Tutto intorno gravitano la zona notte, il bagno, lo studio. Dossi e collinette servono a vivacizzare il pavimento, volutamente irregolare e accidentato.

Così come le facciate esterne anche gli interni riprendono le medesime tonalità: per ultimarle sono state necessarie sei sessioni di controlli e diversi dibattiti all’interno del team di lavoro. «La configurazione degli spazi può rappresentare un’ottima soluzione anche per le persone con disabilità, perché consente di entrare in contatto con l’ambiente domestico grazie ai riverberi che si creano all’interno delle stanze, ma anche sfruttando le sensazioni tattili presenti sulle superfici», prosegue Momoyo. «Non solo: c’è da tener conto che il mondo invecchia in fretta. In questo contesto capita di sovente che gli anziani vengano relegati nelle case di riposo. E se invece fossero le abitazioni stesse a essere concepite come spazi per la riabilitazione? Allo stesso modo, una stanza dalla forma sferica potrebbe dare senso di sicurezza a chi è affetto da autismo. I Reversible Destiny Lofts sono stati pensati per accogliere tutti, senza distinzione», puntualizza Momoyo quando le domando in che modo il contesto architettonico possa influenzare positivamente le vite di chi lo abita. Attualmente la gestione dei loft è affidata allo studio Arakawa + Gins Tokyo Office, che insieme alla Reversible Destiny Foundation ne coordina le attività residenziali, culturali, educative. «La Fondazione è nata nel 2010 su volontà di Arakawa e Gins per promuovere la loro filosofia nell’arte, nell’architettura e nella scrittura. Oggi si occupa di sostenere la divulgazione, di tutelare e tramandare l’eredità del duo», conclude Momoyo. Si può persino optare per soggiorni brevi o di lunga durata e avventurarsi tra le stanze dei loft. Tenendo bene a mente una tra le regole d’uso più importanti: “Una volta varcata la soglia, fate del vostro meglio per rallentare il ritmo”.