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Credits: Courtesy Marina Bay Sands
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Singapore, cinque indirizzi tra design e architettura

Una piscina a sfioro posta a coronamento di tre torri di 55 piani; una foresta di Supertrees, ai quali sono state affidate funzioni attive ed "ecologicamente sostenibili"; un museo dall'aspetto scultoreo che sembra affirare, come una creatura vivente, dall'acqua di una baia: sono solo alcune delle visionarie forme che stanno contribuendo a reinventare la fama di Singapore come destinazione di interesse architettonico del sud est asiatico.

All'interno di un'area di poco superiore a 700kmq, la città-Stato sorta sulla punta meridionale della penisola malese si avvale da anni di norme restrittive sul fronte ambientale. Una scelta che incide direttamente nello sviluppo dell'edilizia, nella crescita delle infrastrutture, nella gestione dei rifiuti - con uno sforzo orientato al massimo recupero degli scarti prodotti -, oltre che nella pianificazione dello spazio pubblico. Il rispetto dell'ambiente può essere considerato tra i fondamenti condivisi dalla multietnica società residente ed è associato, anche sul fronte del trasporto pubblico urbano, al conseguimento del risparmio e dell'efficienza energetica.

Non per questo, tuttavia, nell'autoproclamatasi "città giardino" si rinuncia alla progettazione audace, alla sperimentazione, al lancio di nuovi canoni. Sebbene nel corso dei decenni l'incidenza delle strutture memori del passato di coloni inglese si sia assottigliata, Singapore si è aperta al contributo dei grandi studi internazionali. Tra densi quartieri residenziali, talvolta dall'aspetto anonimo, strade ad alto scorrimento, costeggiate di siepi curatissime, per il visitatore non mancano le occasioni per stupirsi.

Singapore secondo Moshe Safdie

Credits: Courtesy Marina Bay Sands
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Credits: Courtesy teamLab
Credits: Courtesy teamLab
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Credits: Courtesy Marina Bay Sands
Credits: ©Edward Hendricks - Courtesy Safdie Architects
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Credits: ©Edward Hendricks - Courtesy Safdie Architects
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Credits: ©Edward Hendricks - Courtesy Safdie Architects
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Difficile sottrarsi al potere attrattivo degli edifici realizzati nella città-Stato dallo studio guidato dall'architetto israeliano - naturalizzato canadese - Moshe Safdie. Attualmente impegnato, proprio a Singapore, nel nuovo Jewel Changi Airport di Singapore - un complesso a uso misto che incrementerà i servizi offerti all'interno di uno tra i più trafficati scali asiatici, con un'ampia gamma di offerte commerciali, attrazioni per il tempo libero e lussureggianti giardini coperti - qui ha ultimato edifici che hanno subito conquistato lo status di icone dell'intera Asia. La testimonianza più rappresentativa resta il Marina Bay Sands Integrated Resort, progettato per la società Las Vegas Sands Corporation e ultimato nel 2011. Questo landmark svetta sul lungomare di Marina Bay, forte delle sue tre torri, ciascuna di 55 piani. All'interno, oltre alle 2560 camere della struttura alberghiera, sono presenti la famosa piscina a sfioro posta a coronamento, ristoranti, giardini su vari livelli, un museo, due teatri per 4000 persone, un casinò e una vasta gamma di negozi. Ad accompagnarlo anche l'ArtScience Museum, direttamente accessibile dal lungomare e i giardini che estendono il paesaggio tropicale verso il golfo. Nelle immediate vicinanze sorge l'altrettanto celebre parco Gardens by the Bay, inaugurato nel 2012 e contraddistinto dalla passeggiata tra alberi hi-tech e da numerose attrazioni di interesse naturalistico, destinate a un pubblico eterogeneo. Più di recente, nel 2016, il progettista del complesso residenziale canadese Habitat '67 e il suo team hanno firmato Sky Habitat Singapore. Eretto nel quartiere residenziale di Bishan, nei suoi 8 piani risponde alle esigenze abitative reinterpretando in chiave locale il modello comunitario, in una formula aperta al paesaggio, al verde e alla luce naturale. I tre ponti sospesi assicurano la connessione tra le torri ad alta densità abitativa, proponendosi come un "territorio comune" nel quale sperimentare la socialità. Completato nel 2015, si caratterizza per un ulteriore dato saliente: oltre il 70 per cento del sito risulta occupato serie da giardini, accompagnati da piscine, da un campo da tennis e da percorsi anche in quota.

UNstudio firma la Singapore University of Technology and Design

Credits: ©Hufton+Crow
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Studiare sì, in forma collaborativa anche. Questo il principio guida del nuovo East Coast campus della Singapore University of Technology and Design, i cui primi edifici sono stati inaugurati nel 2015, a cinque anni dalla presentazione del progetto di UNStudio e DP Architects. A presentare l'intervento è stato l'architetto Ben van Berkel, sottolineando come "il design per la SUTD evita consapevolmente la sovra-articolazione e si focalizza invece sulle qualità infrastrutturali, sulla connettività e sulla creazione di una struttura aperta, trasparente e leggera che risponda alle esigenze del campus contemporaneo. In questo modo l'architettura del SUTD non cerca di superare gli studenti con una visione singolare, ma consente loro di sviluppare il proprio linguaggio architettonico per il futuro". Un processo parzialmente ancora in corso - ulteriori interventi sono attesi nel prossimo futuro - nel quale, anche in questo caso, non è stata tralasciata l'attenzione alle politiche statali sul fronte ambientale. La sostenibilità è stata posta a fondamento della vita del complesso, grazie alla definizione di edifici passivi, alla progettazione di dispositivi di ombreggiatura efficaci, all'impiego di vetri ad alte prestazioni e a numerose altre strategie. Le specie botaniche selezionate, in larga parte autoctone per limitare il consumo di acqua, definiscono freschi percorsi all'aperto.

Credits: Courtesy The Warehouse Hotel
Credits: Courtesy The Warehouse Hotel
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Credits: Courtesy The Warehouse Hotel
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Credits: Courtesy The Warehouse Hotel

Miracolosamente salvato dalla demolizione e preziosa - quanto rara - testimonianza architettonica del passato di Singapore, l'ex deposito eretto nel 1895 sulla riva di Robertson Quay a Singapore, negli ultimi mesi ha cambiato pelle. Sottoposto all'azione congiunta dei progettisti di The Asylum, artefici dell'interior design, e di Zarch Collaboratives, cui si deve il layout architettonico, la struttura accoglie da gennaio 2017 The Warehouse Hotel. Nelle sue 37 camere da letto, così come negli spazi comuni, l'impronta industrial viene mitigata da raffinati innesti in rattan, pelle naturale e pietra. Immancabile - manco a dirlo - la piscina a sfioro in copertura.

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