Una veduta dell’esterno che riprende le balze liguri - Credits: Ph. Matteo Cirenei
La parete è finita con into- naco da esterni, soluzione adottata per offrire un effetto più materico - Credits: Ph. Matteo Cirenei
I faretti orientabili che illuminano il living sono montati su un impianto elettrico a vista, che ha permesso di lasciare intatta la struttura originale in pietra - Credits: Ph. Matteo Cirenei
La sistemazione del giardino, che segue i dislivelli del terreno, intorno alla villa, è stata seguita dal progettista del verde Gianluigi Cristiano - Credits: Ph. Matteo Cirenei
Gli arredi su misura del living sono stati realizzati in legno di acacia, un’essenza povera, dalla tinta calda e morbida, gli interni originali avevano un aspetto molto cupo - Credits: Ph. Matteo Cirenei
A sinistra, il balcone della villa con le persiane mobili in legno. Un sistema a carrucole consente il loro distanziamento dalle finestre. A destra, una vista scenografica è garantita da ogni punto della villa: la facciata rivolta verso la Baia del Silenzio, infatti, è completamente vetrata - Credits: Ph. Matteo Cirenei
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Una villa neobrutalista tra i colli liguri

La ristrutturazione della villa, ancor prima di essere tradotta in un’idea progettuale, nasce da una storia unica e curiosa che la lega indissolubilmente all’architetto. Nicola De Ponti, infatti, dopo aver mostrato casualmente a sua madre le foto dell’abitazione, scopre di aver trascorso proprio qui, da bambino, una vacanza con la sua famiglia: lui allora era troppo piccolo per potersene ricordare oggi. Così, da quel momento, il suo incarico di progettista ha assunto un nuovo, inaspettato, risvolto e il coinvolgimento personale ha fatto parte di ogni singola scelta.

La costruzione della villa ex novo risale al 1960 per volontà del primo proprietario, l’artista Italo Zetti, uno dei maggiori xilografi italiani del Novecento. In quel periodo, in architettura, era molto di uso lo stile neobrutalista che, in questo progetto, si intuisce chiaramente già dalla scelta dei materiali strutturali tenuti a vista: pietra, legno e cemento. L’intenzione dell’architetto De Ponti è stata quella di modificare il meno possibile l’impianto originario, andando esclusivamente a lavorare sulla trasformazione del comfort abitativo, per renderlo consono alle esigenze contemporanee. Nicola De Ponti racconta che la parte più impegnativa del progetto è stato il lavoro di cesello dedicato alla sistemazione degli spazi interni. La pietra a vista, per esempio, era interamente ricoperta con una vernice protettiva che rendeva particolarmente scuri gli ambienti.

L’atmosfera generale data dagli arredi ricordava gli interni di una nave, un mood sicuramente ricco di fascino, ma appartenente a un’altra epoca: lo sforzo dell’architetto è stato quello di mantenere vivo quel fascino, adeguandolo ai canoni estetici attuali. I mobili della zona conversazione del living, per esempio, sono stati prodotti su disegno partendo, come ispirazione, da un contenitore originale con  il piano in ardesia. «I serramenti preesistenti, porte comprese, erano tinteggiati in un colore celeste mare», spiega Nicola «Io ho voluto riprendere e accentuare questa tinta dandole il valore di un vero e proprio l rouge decorativo sviluppato in tutti gli ambienti». Lo stesso turchese cobalto utilizzato per la porta che separa il living dalla cucina, infatti, è ripreso nella composizione di piastrelle che riveste l’intera parete della zona lavoro. Si tratta di cementine prodotte da un’azienda spagnola (Mosaic del Sur) selezionata appositamente dall’architetto perché offre la possibilità di personalizzare i singoli colori di ogni piastrella, quindi di creare delle miscele uniche, perfettamente in sintonia con il progetto.

Un altro elemento chiave, sul quale si è concentrato il progettista, è il dislivello presente tra la zona pranzo e il soggiorno. Qui, prima della ristrutturazione, era alloggiata una stufa in ferro nero, tipicamente anni 60. Tutt’intorno, poi, delle insolite sedie senza gambe (per la posizione di seduta sfruttavano il dislivello) si appoggiavano con lo schienale al basamento della stufa. Il nuovo camino disegnato da Nicola ha sostituito la stufa, ormai obsoleta, dalla quale sono state recuperate le maioliche cobalto. Oltre agli arredi, anche l’impianto elettrico è stato studiato su misura per potersi sviluppare con canaline a vista e servire ogni ambiente nel modo migliore, senza mai dover intervenire con delle tracce sui muri originali. Il piano terra della villa ospita la zona giorno e si apre completamente sulla grande terrazza, ecco perché la maggior parte dei mobili è stata pensata per poter vivere sia all’interno che all’esterno. Il sofisticato sistema di carrucole che permette di regolare l’inclinazione delle persiane, elimina la necessità di dover attrezzare parte del terrazzo con ombrelloni o altri elementi di copertura. La visione del profilo della villa dichiara l’elemento dal quale è partita l’ispirazione: la forma scalare delle balze liguri, usate n dall’antichità in agricoltura per sfruttare il terreno pendente. La balza più profonda è quella che ospita il piano padronale e si prolunga verso l’esterno con la terrazza. Qui lo spazio è libero da qualsiasi struttura fissa, così da poter essere utilizzato ogni volta in modo diverso. C’è però un dettaglio progettuale interessante: lungo il perimetro della terrazza corre una balaustra in ferro, alla quale sono state aggiunte delle assi in legno di teak che la trasformano in una pratica panca.

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