Credits: Ph. Philippe Glade
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Black Rock City, NV: The New Ephemeral Architecture of Burning Man - Real Paper Books
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Le architetture del Burning Man

Dal 1991, ogni anno, la cittadina di Black Rock City, stato del Nevada, richiama decine di migliaia di persone per il Burning Man, uno dei festival più famosi e particolari al mondo. Per otto giorni soltanto la città americana prende vita per poi scomparire con il rituale conclusivo da cui prende il nome il festival, dove viene bruciato un enorme fantoccio in legno.  

Burning Man non è il solito festival ma un evento molto variegato dove convivono contesti diversi tra loro, dalla festa alla riflessione; un evento basato su principi come autosufficienza e inclusione. I partecipanti devono infatti essere attrezzati autonomamente per la permanenza nella metropoli temporanea: durante gli otto giorni le sole cose disponibili per la vendita sono ghiaccio e caffè. Dimenticate smartphone e internet e abituatevi all’idea di improvvise tempeste di sabbia e a un’escursione termica notevole, di giorno le temperature possono superare i quaranta gradi e di notte scendere di decine di gradi.

Il fotografo francese Philippe Glade ha immortalato per la prima volta le architetture effimere che popolano Black Rock City nel 1996, raccogliendole in un volume pubblicato nel 2011. Oggi presenta il secondo capitolo di quest’avventura con il titolo Black Rock City, NV: The New Ephemeral Architecture of Burning Man, edito dalla casa editrice Real Paper Books, che raccoglie oltre 200 scatti realizzati tra il 2011 e il 2015. Architetture nomadi destinate a durare per un periodo limitato proprio per la natura temporanea del festival, rifugi effimeri e sperimentali in grado di resistere alla forza brutale del vento, che può raggiungere i 120 chilometri orari.

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