Il vassoio per i pasti in aereo, ripensato da PriestmanGoode, esplora nuove possibilità per implementare la sostenibilità in quota.
La borraccia disegnata da PriestmanGoode è realizzata in sughero e bioplastica, progettata per essere riutilizzata nel breve termine.
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Eco-Flying

Mentre diamo il benvenuto a megastrutture di proporzioni a dir poco ingombranti – una delle ultime è l’aeroporto internazionale di Pechino-Daxing firmato da Zaha Hadid Architects (costo 10 miliardi di euro, superficie 700.000 metri quadrati) – l’urgenza è anche quella di rendere questi luoghi per così dire sostenibili.

Ogni anno, alle tratte più lunghe tocca associare un totale di 5,7 milioni di tonnellate di rifiuti, mezzo chilogrammo di plastica monouso da smaltire per ogni passeggero. Sono cifre che fanno una certa impressione. Ragion per cui occorre sì prendere consapevolezza in termini di emissioni dei propri spostamenti in quota, ma forse vale anche la pena ripensare i set di stoviglie monouso solitamente presenti a bordo. E dunque, come migliorare le cose?

«Se si vuole dare forma al futuro, è necessario un uso più intelligente delle risorse a disposizione e considerare dall’inizio l’intero ciclo di vita dei prodotti», spiega Jo Rowan, Associate Strategy Director di PriestmanGoode, studio londinese autore di una collezione sostenibile e dal design accattivante: vassoi, piatti, posate, bicchieri e una borraccia in formato slim, facile da riporre nella tasca del sedile. «Volevamo impiegare esclusivamente materiali edibili e biodegradabili. Ne abbiamo preso in esame diverse tipologie: alghe, crusca di frumento, sughero, bambù, foglie di banano, ma anche sottoprodotti di altri settori come caffè, bucce e legno di cocco. Naturalmente li abbiamo selezionati in base alla destinazione d’uso: i piatti, per esempio, sono realizzati in crusca di frumento pressata, che risponde bene alle alte temperature del forno ma anche a quelle basse del frigo».

Il progetto è esposto in una mostra aperta fino al prossimo 9 febbraio al London Design Museum, intitolata Get Onboard: Reduce. Reuse. Rethink e autocurata dallo studio. «L’obiettivo è duplice. Da un lato la necessità di sensibilizzare i consumatori: acquistare una bottiglietta di plastica in viaggio può sembrare una cosa da nulla, ma dobbiamo renderci conto che ogni anno a spostarci in volo siamo in 4,1 miliardi. Dall’altra volevamo sfruttare la nostra posizione nel settore per influenzare positivamente la catena di fornitura», prosegue Rowan. «È un momento storico cruciale, l’attenzione da parte dei media è crescente, e per noi designer la sfida è aperta: contestualizzare significa fornire una comprensione chiara di quelli che sono causa e effetto, un passo essenziale per influenzare positivamente il cambiamento».