Il Mate 20 Pro di Huawei ha una tripla fotocamera con grandangolo realizzata con Leica.
Samsung Galaxy A9 monta quattro fotocamere, che lavorano all’unisono per creare scatti eccellenti.
LG V40 ThinQ arriva a cinque fotocamere: tre sul retro, due davanti per selfie di primo livello.
OnePlus 6T è minimal: tacca appena visibile sul frontale, sensore per le impronte sotto il display.
Oppo Find X Automobili Lamborghini Edition è tutto schermo: le fotocamere sono a scomparsa.
iPhone XR di Apple è disponibile in vari colori, per adattare il telefono al proprio stile.
View2 Plus di Wiko in tonalità Supernova: ultra violet, lavanda e bleen, un misto di blu e di verde.
Xperia XZ3 di Sony è molto elegante e ha uno schermo Oled ad alta qualità in vetro curvato.
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I migliori smartphone di design

Il tormento dei produttori di smartphone è evidente: devono distillare la fantasia in uno spazio minimo. Applicarla a un oggetto con vincoli stringenti: uno schermo sul davanti, un corpo sottile, un retro rigido che si spera solido. Non è semplice distinguersi, però è fondamentale per conquistare il pubblico. Alcuni ci sono riusciti più degli altri, coniugando forma e funzione, enfatizzando la prima a vantaggio della seconda. A cominciare da Huawei con il nuovo Mate 20 Pro: «Ha un design inspirato al desiderio, alle auto sportive di lusso», ha detto a Londra il numero uno dell’azienda Richard Yu, davanti a una platea di 4 mila giornalisti arrivati in massa per la presentazione ufficiale del telefono. Che, sul retro, monta tre fotocamere più un flash, incorniciate in una matrice due per due, simile a quella dei fanali dei bolidi di alta gamma. Non un mero esercizio di stile: alla prova pratica, dai grandangoli fino allo zoom sui dettagli, c’è da rimanere molto soddisfatti.  

Dalla Cina alla Corea, ecco Samsung con il suo Galaxy A9: le fotocamere sul retro salgono a quattro e non è solo un gioco di accumulazioni. Assieme, con la complicità dell’intelligenza artificiale di bordo, ottimizzano la cattura della scena e alzano il risultato finale delle immagini. L’utente punta e scatta, il cervellone invisibile orchestra l’opera pronta per essere condivisa sui social. LG V40 ThinQ sale addirittura a cinque occhi: tre sul retro, due sul davanti, così il gioco di ottiche che cospirano per migliorare la resa dell’attimo si estende ai selfie. Sul fronte opposto si colloca il potente OnePlus 6T, marchio ormai sinonimo di prima qualità a prezzi contenuti rispetto ai top di gamma. Qui il notch, la tacca sul display con l’obiettivo, si limita a una goccia minima, quasi impercettibile, mentre non c’è traccia del sensore per l’impronta digitale. O meglio c’è ma non si vede, è integrato direttamente nello schermo. Efficace design per sottrazione: sbloccare il telefono è un istante, la fotocamera frontale è da 16 megapixel con stabilizzazione elettronica, così nelle soggettive si evita l’effetto tremarella.

Di questa filosofia, questa virata verso il minimalismo, Oppo è il campione assoluto con il suo Find X, disponibile anche in una lussuosa Automobili Lamborghini Edition realizzata in collaborazione con il noto costruttore. Il telefono non ha fotocamere visibili, nemmeno l’ombra. Sono a scomparsa, nascoste nel corpo dello smartphone. Scorrono verso l’alto quando servono, per tornare a svanire dopo l’uso. Così il display è quasi solo vetro. Sul retro, invece, si sbizzarrisce l’ottimo iPhone XR di Apple: oltre a bianco, nero e blu, è disponibile in giallo, corallo e in «(Product)Red», un rosso che fa bene. Contribuisce a raccogliere fondi per combattere l’Aids. Wiko, invece, nel suo View2 Plus sfoggia la nuance specchiata Supernova: ultra violet, il colore Pantone dell’anno, con contaminazioni di lavanda e di bleen, ovvero fusione di blue e green, un mix di blu e di verde. Grande eleganza anche per Sony con il suo Xperia XZ3: davanti un display Oled, marchio di fabbrica della casa giapponese, in vetro curvato; dietro, una sola fotocamera, ma che accanto agli scatti in qualsiasi condizione di luce sa fare scansioni in 3D e girare video in 4K. Oltre a rappresentare una dichiarazione di sobrietà, di piacevole understatement tascabile.       

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