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Typologie è una nuova rivista di design

Il fascino degli oggetti ordinari di uso quotidiano ha ammaliato diverse generazioni di designer. Forme, dimensioni, materiali, colori, diversità nelle funzioni. Ci sono storie e virtù su cui vale la pena soffermarsi, e raccontarle. La neonata rivista Typologie ha deciso di farlo: sceglie un oggetto per ogni numero e ne racconta la genesi, analizzando il percorso progettuale e il processo produttivo. Con tutta una serie di immagini e illustrazioni a corredo che sviscerano meticolosamente il design dell’oggetto in questione.

Il numero pilota è stato presentato lo scorso anno a Londra presso il Jasper Morrison Shop di Shoreditch. Focus: la boccia in metallo da pétanque, variante provenzale del gioco delle bocce abitualmente praticato anche qui in Italia. «Abbiamo molto a cuore gli oggetti di uso quotidiano», spiega Thélonious Goupil, designer e fondatore di Typologie. «Ammiriamo molto la diversità e siamo interessati a comprendere le ragioni di una data forma. In un certo senso è stato un passaggio naturale pensare a una pubblicazione che si interrogasse sulla loro forma degli oggetti».

Ogni numero, in doppia lingua inglese e francese, indaga una diversa tipologia, come anche suggerisce il nome del progetto. La fotografia riveste grande importanza: metà delle pagine ospitano i reportage dei luoghi dove gli oggetti vengono prodotti. Ci sono poi immagini d’archivio, saggi teorici e interviste ai produttori e ai progettisti che mostrano l'evoluzione degli oggetti nella storia. «Cerchiamo di sceglierli in base alla loro storia, ci concentriamo su silhouette che possano essere esplorate con efficacia attraverso la fotografia», continua Goupil.

Oggi il team di Typologie ha lanciato una campagna di crowdfunding – dove attualmente ha raggiunto metà dell'obiettivo fissato –  per finanziare l’uscita di due nuovi numeri che esplorano due oggetti interconnessi tra loro: bottiglia di vino e tappo di sughero. «La struttura della bottiglia è rimasta immutata negli anni, a cambiare è la forma e l’attenzione al processo produttivo», sottolinea Goupil. «Cerchiamo anche di concentrarci molto sugli oggetti sostenibili. ll tappo di sughero, inseparabile collega della bottiglia, ne è un esempio: è naturale e si ricava dalla corteccia della quercia. Dopo essere stato stappato lo si può riciclare».

 

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