Storytelling

L'opera pubblica di Roberto Coda Zabetta a Portivy, in Bretagna

L'artista biellese ha realizzato un grande affresco utilizzando pigmenti organici. Marea dopo marea, il dipinto verrà assorbito dal mare

Chip Kidd: noi, in questo mondo di (super)eroi

Un’ossessione da collezionista per Batman. E per i mobili di Eileen Gray. Il più acclamato designer editoriale al mondo rivela le sue passioni e ispirazioni
Snarkitecture: esplorare i confini tra arte e architettura

Snarkitecture: esplorare i confini tra arte e architettura

Uno artista, l’altro architetto, ma (a loro dire) non realizzano né architettura, né arte. Con oggetti e installazioni provocano e coinvolgono. Perché per Daniel Arsham e Alex Mustonen l’importante è partecipare
Il corpo come soggetto nell’arte e nella musica

Il corpo come soggetto nell’arte e nella musica

Intervista ad Antonio Grulli, curatore della mostra "Is it my body?", visitabile fino al 3 agosto alla galleria Francesca Minini di Milano

Felix Burrichter, ideatore e direttore della rivista Pin-Up

Incontro con l’eclettico fondatore del magazine che con arguzia e ironia intreccia tematiche e mondi diversi. Partendo (sempre) dall’architettura

In conversazione con Stefano Boeri

I ricordi della madre, Cini Boeri. La giovinezza e il ’68. E poi la sua idea di Milano, del futuro della città e della fruizione culturale. Incontro con il nuovo Presidente della Fondazione La Triennale

Alla maniera di Kartell

Claudio Luti, presidente del Salone del Mobile e dell’azienda che produce icone di design tra le più copiate al mondo, conduce da anni la sua personale crociata contro i falsi
Giulio Iacchetti e la Vespa: il suo primo grande amore a due ruote

Giulio Iacchetti e la Vespa: il suo primo grande amore a due ruote

Vespa: basta la parola. Per riconoscere e riconoscersi. Una folla di innamorati cronici, possessori di un linguaggio in codice fatto di sigle che alludono a forme e modelli, anni ed epoche. Il tutto dentro una storia lunga e nostra, iniziata il 23 aprile 1946 (brevetto depositato da Piaggio Spa su progetto di Corrado d’Ascanio), con tappe disseminate ovunque nel mondo, comprese quelle alla Triennale di Milano e al MoMa di New York. Abbastanza per far scattare fantasie, affezioni e fissazioni, ieri come ora, con qualche picco di impegno e di ingegno.

Quelli di Giulio Iacchetti, nello specifico, una persona, che di mestiere si occupa di design industriale, “distratta” in continuazione dal suo primo, grande amore a due ruote: «Non sapevo di vivere questa passione. Sino a quando, guardando indietro, mi sono ricordato di aver fatto i salti mortali pur di acquistare una scassatissima Vespa 50 da ragazzino. La prima di una serie che dura ancora oggi. Sono un possessore orgoglioso di una PX 150. Insomma, nella mia vita ho avuto a che fare sempre con questo oggetto, con questa presenza così simile a una compagna di viaggio connessa a volti, esperienze, scelte, amori, patimenti».

Proprio così, forme e caratteri come partner permanenti del nostro vivere. Una Porsche, il Maggiolino, una Fiat 500, una Land Rover, giusto per restare in ambito motoristico. Simboli così forti da trasformarli in icone: «Ecco, il termine non è che mi piaccia molto ma è appropriato. Indica qualcosa che appartiene alla nostra storia, fa memoria, genera energie. Credo che solo noi italiani possiamo misurare davvero il rapporto con la Vespa, è una questione di emozioni connesse ad altre immagini, a una precisa cultura, mentre per uno straniero resta un oggetto che rimanda certo all’italianità ma sprovvisto di connessioni altrettanto complesse e profonde». Non si tratta di un caso unico, ovviamente, ma è singolare, persino trasversale l’attaccamento. Migliaia di irriducibili, non necessariamente collezionisti. Pronti a tutto pur di continuare a circolare con modelli datati, pur di restaurare, ripristinare e scambiare pezzi originali: «Ma certo, perché la Vespa ci appartiene, la sentiamo nostra e non accettiamo facilmente le modifiche, i restyling, tutte cose accolte con una certa diffidenza se non trattate come vere e proprie ingerenze dentro una relazione privata. Un amico mi ha raccontato cosa accadde quando Nestlé, dopo aver acquisito Motta, decise di sopprimere la produzione della Coppa del Nonno. Un’insurrezione popolare così reiterata da indurre i manager dell’azienda a compiere un passo indietro. La storia che lega gli uomini agli oggetti non passa da alcuna analisi merceologica, nemmeno dalla funzionalità. Ha a che fare, piuttosto, con il ricordo e l’immaginazione».

Così, Giulio Iacchetti si è messo al lavoro. Un esercizio di libertà – come spiega – in assenza di committenza: «Sono partito dal primo modello, da ciò che rese straordinario quel debutto. Leggerezza, dinamismo delle linee, una vera e propria molla caricata. Caratteristiche che nel tempo sono andate un po’ perdute. La Vespa si è gonfiata, ha preso qualche anabolizzante, anche per motivi pratici o legati alla sicurezza. Ho cercato di ripristinare un’immagine che rimanda all’Italia del grande cinema del dopoguerra, dove le figure protagoniste erano smilze, fini e per questo eleganti. Dunque, tra libri, fotografie e analisi tecniche, ho cercato di riproporre quell’insetto magnifico, ridisegnando la sella a sbalzo, riducendo le dimensioni dei punti luminosi grazie ai led, ipotizzando l’utilizzo di uno smartphone connesso sul cruscotto. Mi sono ricordato di quelle rubriche pubblicate da molti giornali specializzati, tempo fa, e dedicate ai progetti, all’inventiva, alla creatività dei lettori. La mia intenzione, in questo caso, è quella di rimarcare una svolta. Quella che impresse la Vespa quando comparve, definendo un “prima” e un “dopo” molto evidenti».

L’esito: una meraviglia a fondo perduto. Per ora: «Certo mi piacerebbe collaborare con Piaggio ma la vedo difficile. E poi in questo modo ho potuto progettare senza vincoli, un’operazione che mi ha reso felice. Il che non significa evitare le regole di questo gioco, le specifiche tecniche e connesse alla viabilità. Ho realizzato un modello in scala, credo sia un po’ come gettare un seme sperando che cada su una terra fertile. Sarebbe bello innescare un dibattito, scambiare idee, aprire una finestra nelle stanze chiuse del car design, un ambito poco propenso alla permeabilità. Eppure, ho imparato che ogni dubbio serve, allarga l’orizzonte, moltiplica le risorse. E la Vespa, in quanto pensiero radicale libero, è una fonte meravigliosa per provare a confrontarsi, abbinando passione e tecnologia moderna».