In conversazione con Daria de Beauvais, senior curator del Palais de Tokyo

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La scena culturale di Parigi secondo Daria de Beauvais, senior curator del Palais de Tokyo. Dal numero di novembre di Icon Design.
La terza edizione della Biennale di Coimbra: un racconto

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Siamo stati a Coimbra per la terza edizione di Anozero, intitolata "A Terceira Margem". Una riflessione sul concetto di "margine" dove la storia della città fa da sfondo alle opere degli artisti.
Michael Elmgreen & Ingar Dragset

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Un dialogo preciso e lucido
per definire il ruolo dell’arte oggi. Dal numero di novembre di Icon Design.
Richard Artschwager al Mart di Rovereto. Gli enigmi della logica

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Fino al 2 febbraio 2020, il Mart di Rovereto ospita la prima mostra antologica in Italia dedicata all'artista statunitense Richard Artschwager. Ecco il nostro racconto.
FPT Industrial, tra arte e sostenibilità

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L'azienda torinese di motori industriali - main sponsor del Padiglione Italia della Biennale di Venezia - racconta il suo impegno nell'arte e nella sostenibilità ambientale.
Sarah Graham: ritrarre  la natura

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A Londra, la casa della pittrice Sarah Graham è un atlante di mondi sospesi tra realtà e fantasia, delineati nei toni caldi della terra. Dal numero di novembre di Icon Design.
Opera Aperta

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Nelle Marche, Consorzio Loretello è il progetto condiviso di Roberto Coda Zabetta e Paola Clerico. Un luogo dedicato a arte e vita. Dal numero di novembre di Icon Design.

Pietro Sedda, tatuatore artista

Il lavoro di Pietro Sedda ha ridefinito l’estetica del tatuaggio tradizionale raccontando un mondo onirico dove l’arte antica si mescola a quella contemporanea e dove i volti dei divi del cinema anni 40 e 50 si svuotano della loro connotazione umana per lasciare spazio a pattern geometrici, fiori e temi marini.

«Mi piace l’aspetto artigianale della mia professione, fatto di attenzione e cura per i dettagli. Si chiama mestiere, forse ci si sporca le mani, ma la considero una pratica nobile, fatta di disciplina, ripetitività, ricerca e costanza». Tatuatore, illustratore, artigiano, artista, Pietro Sedda non ama le definizioni soprattutto quando si parla del suo lavoro. Negli ultimi anni ha esplorato nuovi ambiti creativi collaborando con marchi come Fritz Hansen, firmando una fragranza per Parfumerie Particulière, disegnando una linea di abbigliamento e una collezione di ceramiche per Rosenthal.

«Fino a una decina di anni fa il tatuatore era mestiere che poteva ancora essere considerato di nicchia, perché legato alla sottocultura underground. Ora che tutti lo vogliono fare, ha perso il suo significato originario. Troppo spesso si dimentica che per essere dei professionisti bisogna lavorare con curiosità, passione e dedizione. La mia ricerca visiva prende ispirazione dall’arte e dalla scultura del Cinquecento e del Seicento, dalla pittura fiamminga, dalle figure deformi di Medardo Rosso e dall’opera di Hayez. Il desiderio di trovare nuovi codici mi porta lontano dall’iconografia classica e dall’estetica dei miei colleghi, che non prendo mai come punto di riferimento».

Originario di Oristano, Pietro Sedda ha lavorato a Urbino, dove ha cominciato a proporre i suoi disegni, evitando le richieste più commerciali, e a Londra. Alla fine è approdato a Milano, città in cui aveva già vissuto durante gli anni di studio all’Accademia di Brera e dove ha aperto The Saint Mariner, non solo un tattoo studio ma una wunderkammer piena di libri, illustrazioni, fotografie, dipinti e oggetti bizzarri scovati nei mercatini o durante i tanti viaggi. «Nei miei tatuaggi ho eliminato gradualmente il colore, preferendo l’inchiostro nero più schietto e più vero, ma nella vita amo i colori che uso negli arredi, sulle pareti e che caratterizzano gli oggetti e le opere d’arte che scelgo».

La sua casa, situata in un palazzo milanese di fine Ottocento, ha soffitti alti e pavimenti con cementine originali. Affacciata su cortili e terrazze, è pervasa dalla luce che entra abbondante dalle finestre. Appassionato collezionista e viaggiatore, Pietro ha arredato la sua abitazione con pezzi trovati su internet e in giro per il mondo. «Mi piace giocare con i contrasti, mescolando stili e oggetti in modo dissacrante, in un perenne work in progress». La stanza che ama di più è la cucina, colorata, piena di pentole, conviviale. Anche qui non mancano opere d’arte e elementi bizzarri che defininiscono lo stile della casa.

«Cerco di creare un’estetica che cambi insieme a me. La noia mi porta a reinventare spesso lo spazio in cui vivo». Curioso, perennemente alla ricerca di nuovi stimoli visivi esplora ogni forma di arte, nutrendosi d’immagini che rielabora e traduce in una personale ricerca estetica, visibile anche nel suo spazio abitativo. Sulle pareti di casa trovano spazio fotografie, dipinti, collage, opere ricamate di giovani artisti underground. La sua fascinazione per le deformazioni dei visi, presenti in una parte del suo lavoro, sono visibili anche nelle opere d’arte di cui si circonda, dove spesso cerca un elemento di disturbo e di interferenza estetica che faccia riflettere. «La bellezza è imperfetta, a mio avviso. La perfezione mi annoia».