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Domestic Monuments

Nelle stanze del palazzo si celebra una festa. Gli stucchi e gli affreschi di un tardo barocco incorniciano l’atmosfera vivace; le boiserie di legni intarsiati si moltiplicano attraverso gli specchi alle pareti e conversano con i pavimenti di marmi lucidi. L’aria primaverile rende Catania ancor più piacevole, partecipando dell’entusiasmo che vive sui volti di tutti; si condivide un traguardo, la gioia è grande.

«Per essere siciliani bisogna essere diversi»: le parole di Vitaliano Brancati riecheggiano nella mente e sembrano voler testimoniare l’unicità e il carattere tutto speciale di questa storia a lieto fine. Fatta di sentimento, ardore, rispetto, pensiero e pratica, teste e mani sapienti. Nel palazzo c’è odore di legno e lacca. La curiosità si scioglie alla vista di otto presenze, che appaiono nuove tra le architetture grandiose. Otto sintesi di accurato artigianato italiano combinato con la sensibilità e l’estro di talenti internazionali, delineano insieme un arcipelago di memorie autentiche, dando vita a un’opera corale, ricca, profondamente umana. Domestic Monuments.

Il progetto di una famiglia di pezzi, realizzati a mano in Sicilia insieme a designer e architetti di paesi diversi, nasce due anni fa da un fortunato incontro tra Francesco Moncada e Mafalda Rangel, architetti con un portfolio di collaborazioni in Italia e all’estero, e DiSé, realtà siciliana che, nel suo laboratorio creativo di Grammichele, vicino Catania, produce raffinati mobili su misura, opere d’arte e collezioni in edizione limitata. Nello spirito dell’azienda – 50 anni di storia appassionata e visionaria – ci sono la tradizione dell’artigianato locale combinata con l’innovazione tecnologica, una curiosità e una ricerca continua sui materiali più disparati (in primis il legno, e poi i metalli, le plastiche), alcuni anche di propria invenzione, e il culto del dettaglio ben confezionato.

«Abbiamo chiesto a otto designer emergenti, con background, ispirazioni e approcci alla progettazione molto diversi, di lavorare sulla scala domestica per indagare il rapporto tra individuo e spazio, tra ambiente costruito e funzione, usando il disegno come strumento di sintesi critica. Li abbiamo esortati a riflettere sul presente della quotidianità con lo scopo di trarre dalla normalità lo stimolo creativo per intervenire sul contesto, e non solo subirlo», ricostruiscono Moncada e Rangel, curatori della collezione Domestic Monuments, attualmente direttori del programma di architettura al MADE Program di Siracusa e co-curatori di MADE Labs. «I monumenti sono testamenti di qualcosa di straordinario. L’etimologia della parola deriva dal latino “monere”, che significa ricordare, ma anche avvertire, mettere in guardia: in questo senso il monumento può servire anche per prefigurare il futuro attraverso la presa coscienza di ciò che è passato. Con un ossimoro, abbiamo voluto stimolare il pensiero dei progettisti sia, quindi, sulla relazione tra il manufatto e il tempo, sia sul significato di “monumentalità” applicato alla vita di ogni giorno», continuano. «Scegliendo un tema che potesse esaltare il Dna di qualità ed esperienza di DiSé, abbiamo invitato designer e architetti a celebrare la domesticità attraverso alcuni comuni riti, trasformandoli in qualcosa di eroico e memorabile».

Così Arquitectura-G, Leopold Banchini, Germans Ermičs, Francesco Librizzi, OS Δ OOS, Point Supreme, Guillermo Santomà, Michael Schoner hanno interpretato altrettante azioni del quotidiano: il riposare è sintetizzato da una superficie trasparente e astratta poggiata su basi irregolari (Delos Bed); il sedersi diventa gesto libero ed esperienza individuale (Tasmania); l’illuminare disegna la luce in una lama sottile (A Slant of Light); il focolare domestico è soglia, centro, baldacchino, tra archetipo e stereotipo (Il Cielo); il prendersi cura di sé è il segreto celato all’interno di un piccolo cabinet de curiosités (Groom); il custodire è affidato ad arredi concepiti come architetture in miniatura (Cabinet) o a strutture pensate come divisori freestanding (Monument Number One); il condividere si compie seduti attorno a una tavola ospitale (Numen).

«Il rapporto con i progettisti è stato l’aspetto più sorprendente e gratificante di questa avventura, in cui il design contemporaneo ha mostrato ricchezza ed energia nelle idee e nella realizzazione», racconta Giancarlo Leggio, direttore creativo di DiSé. «Ci sono state interpretazioni più astratte, concept più formali e composizioni sperimentali: una varietà che ha accolto le sfumature e non le rigide definizioni. Abbiamo annullato le distanze con un dialogo continuo, lavorando con impegno sulle sfide: ingegnerizzando soluzioni – ad esempio il sistema di chiusura
nel progetto di OS Δ OOS o il funzionamento della lampada di Germans Ermičs – e impiegando tutti i materiali, e le loro finiture, come le vernici
da automobile del cabinet di Guillermo Santomà. Oggi gli otto pezzi, curati e definiti al dettaglio, testimoniano questo lavoro collettivo, e per la loro presentazione ufficiale è stato scelto Palazzo Biscari, nel centro storico della città di Catania, sia per richiamare la sicilianità dell’azienda DiSé, sia per onorare questa terra e le tue potenzialità, dimostrandone la capacità di confrontarsi in modo peculiare con il mondo del progetto, anche a livello internazionale. E anche per la bellezza di questa architettura, essa stessa monumento domestico».

Una festa si è celebrata nelle stanze del palazzo. «Sai cos’è la nostra vita? La tua e la mia?», scriveva Leonardo Sciascia. «Un sogno fatto in Sicilia. Forse stiamo ancora lì e stiamo sognando».