A sinistra, il sistema componibile Cavalletto in legno, progettato nel 1953 da Mangiarotti: un elemento a due gambe a V rovesciata. A destra, il tavolo in marmo Eros, progettato nel 1971 da Mangiarotti, prevede un incastro a gravità tra piano e gamba. - Credits: Agape
Una fase di produzione del sistema Cavalletto: la lavorazione artigianale prevede la smussatura degli incastri del legno. - Credits: Agape
I pezzi in marmo e pietra della Ma giarotti Collection hanno un tag elettronico che permette di conoscerne la storia. - Credits: Agape
Storytelling

Il design colto di Agape

Dal bagno all’intero universo domestico. Un elemento che salta subito all’occhio osservando le collezioni di Agape e Agapecasa è il senso di qualità diffuso. C’è un filo sottile che unisce i due marchi ed è in primo luogo dato dalla passione per la progettazione. Si può parlare di due realtà votate al design. Due marchi che parlano la stessa lingua e che hanno fatto della ricerca, della sobrietà e dell’eleganza la loro cifra.

La storia di Agape comincia nel 1973 a Verona per volontà della famiglia Benedini, per poi proseguire a Mantova, immersa nel Parco Naturale del Mincio, la città di origine dei fratelli Emanuele e Giampaolo. Un’esplorazione del mondo dell’arredo bagno che segue una progettazione accurata frutto della collaborazione con realtà industriali e artigianali, e del contributo di designer internazionali. In primis Giampaolo Benedini, fondatore dello studio Benedini & Partners con sedi a Milano e Mantova, autore tra gli altri del quartier generale  di Agape, dello showroom meneghino Agape12 e di prodotti come i lavabi Spoon (2002) e Ottocento (2009).

L’identità di Agape è definita inoltre da autori di primo punto come Enzo Mari, Konstantin Grcic, Marcio Kogan, Neri & Hu, Patricia Urquiola e Angelo Mangiarotti. Quest’ultimo riveste un posto speciale per Agape: è il protagonista della Mangiarotti Collection di Agapecasa, il brand lanciato nel 2010 con cui l’azienda mantovana allarga le vedute abbracciando il concetto di casa nella sua interezza. E lo fa proponendo una selezione di mobili che attingono dal repertorio dei modelli disegnati, a partire dagli anni 50, dal maestro milanese scomparso nel 2012. Progetti, comunque, aggiornati tenendo conto degli standard di oggi: tavoli, sedute e librerie capaci di conservare le qualità di design degli originali grazie all’abilità dei maestri artigiani e ai materiali di alto livello. Un omaggio al made in Italy, che ci ricorda come perpetuare la bellezza nel tempo non è un risultato scontato.