Shaping light - Installation View
Storytelling

Il senso dell’arte per Albert Baronian

Durante l'anteprima della fiera d'arte BRAFA, che andrà in scena dal 26 gennaio al 3 febbraio 2019 al Tour & Taxis di Bruxelles, Albert Baronian ci accoglie calorosamente nella sua galleria. Ha gli occhi allegri, e il suo sguardo guizza da un ospite all'altro mentre si ferma a chiacchierare con i giornalisti. A Bruxelles, la sua galleria è un'istituzione. E la mostra dedicata a Gilberto Zorio (allestita dal 7 settembre al 3 novembre 2018) racconta una storia lunga quasi cinquant'anni. Una storia che nasce quando, nel 1973, Albert – soltanto 27enne - decide di fondare uno spazio dedicato alle avanguardie del contemporaneo. E che prosegue dopo un viaggio a Torino, quando inizia a portare l'Arte Povera in Belgio facendo conoscere artisti come Mario Merz, Giulio Paolini e Gilberto Zorio. Una scommessa rischiosa, che però paga. E che lo rende un gallerista celebre in tutto il mondo. Da allora, Albert Baronian rappresenta alcuni dei maggiori protagonisti dell'arte contemporanea come Gilbert & George (che saranno ospiti d'onore di BRAFA), Robert Wilson e Thomas Zipp. Oggi, festeggia il 45esimo anniversario della galleria con una mostra dedicata alla neon art, Shaping Light (fino al 15 dicembre). Lo abbiamo intervistato.

Perché festeggiare con la neon art?

Ho notato che ultimamente molti dei mie artisti, come Davi Brognon & Stéphanie, Marie José Burki, Mekhitar Garabedian e Alain Séchas, hanno iniziato a sperimentare con la luce, dando voce a nuovi linguaggi espressivi attraverso la neon art. Da qui l'idea di metterli in dialogo con altri contesti storici e con artisti affermati come Dan Flavin e Bruce Neuman. Ho fatto entrare in contatto diverse generazioni di artisti, raccontando l'evoluzione della neon art. Credo sia un buon modo di festeggiare i 45 anni della galleria.

Come riassumerebbe il percorso fatto in questi 45 anni?

Prima di fondare la galleria avevo una piccola casa editrice, Delta. Decisi di tenere questo nome, che mi sembrava neutrale e comprensibile in tutte le lingue, e dedicarmi alla mia vera passione, l'arte contemporanea. Pian piano realizzai però che la galleria doveva esprimere la mia personalità, il mio carattere. Così cambiai nome. Da allora sono cambiate moltissime altre cose, in primis il mercato. Prima si comprava l'arte pensando all'arte. Oggi sono subentrate molte altre logiche, il profilo dei collezionisti non è più lo stesso. Io mi sono adattato di conseguenza, ma l'identità della galleria è rimasta la stessa.

Lei ha detto di essere stato profondamente influenzato dai movimenti del '68, e che l'apertura della galleria rappresentò per lei una militanza politica... è ancora così?

Da giovane mi lasciai coinvolgere dai movimenti studenteschi dell'epoca. Ero un idealista, e pensavo che l'arte potesse cambiare il mondo. Oggi il mio pensiero non è molto diverso, nel senso che sono convinto che l'arte possa cambiare il modo in cui le persone guardano la società.

Come entrò in contatto con l'Arte Povera?

Ne rimasi affascinato durante uno dei miei viaggi in Italia. Negli anni '70 viaggiavo spesso a Torino per fare visita a una moi caro amico, Marco Gastini. Ai tempi, tutti gli artisti torinesi erano suoi amici! Fu così che conobbi Merz, Zorio e Paolini. Li conobbi in un bar, e per tutta la notte mi portarono a vedere le loro opere. Decisi di fare un esperimento e farle conoscere a Bruxelles. Nel 1978, allestii la prima mostra dedicata a Gilberto Zorio. Devo dire però le prime reazioni furono abbastanza indifferenti! Ma lo addebito al fatto che ai tempi non c'erano molte gallerie d'arte in città, e di conseguenza i visitatori erano pochi. L'unica eccezione in Belgio la rappresentava il museo SMAK di Gent, molto vivace grazie a Jan Hoet.

Chi sono gli artisti che ha portato alla ribalta di cui è maggiormente fiero?

Direi Michel Frère e Lionel Estéve. Ma in Belgio ho fatto conoscere anche artisti oggi affermati come Jack Goldstein, Matt Mullican e Stanley Whitney. Inoltre, ho portato in Belgio correnti come Support/Surface e i Neue Wilden.

Gilbert & George saranno gli special guest della fiera d'arte antiquaria e contemporanea BRAFA. Come li hai conosciuti?

Ormai sono quasi cinquant'anni che li conosco! Scrissi una recensione sul loro lavoro nel 1972 e iniziai a frequentarli. Soltanto dal 2008, però, iniziammo a collaborare. Da allora, ho già allestito tre mostre delle loro opere.

Con quali opere la vedremo a BRAFA?

Per il mio quarto anno di partecipazione, porterò opere di Gilberto Zorio, Jannis Kounellis, Eric Poitevin, Wang Du, Gilbert & George, Mitja Tusek e Michel Frère.

Che consiglio darebbe ai giovani di oggi che vogliono aprire una galleria?

Essere pazienti (molto pazienti) e tenaci. Ma soprattutto: allenarsi con gli occhi e non con le orecchie.

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