The Hangar Exhibition - Credits: Foto: Edmund Sumner
The Hangar Exhibition - Credits: Foto: Edmund Sumner
Civil Architecture x studiolibani - Credits: Foto: Edmund Sumner
Dima Srouji - Hollow Forms - Credits: Foto: Edmund Sumner
The Hangar Exhibition - Credits: Foto: Edmund Sumner
The Hangar Exhibition - Credits: Foto: Edmund Sumner
The Hangar Exhibition - Credits: Foto: Edmund Sumner
The Hangar Exhibition - Credits: Foto: Edmund Sumner
Esna Su - Credits: Foto: Edmund Sumner
Civil Architecture x studiolibani - Credits: Foto: Edmund Sumner
Greening the Camps - Credits: Foto: Edmund Sumner
Greening the Camps - Credits: Foto: Edmund Sumner
The Crafts District - Credits: Foto: Edmund Sumner
The Student Exhibition - Credits: Foto: Edmund Sumner
Storytelling

La terza edizione della Amman Design Week: un racconto

Può avere sapori diversi, il termine “possibilità”. Soprattutto quando si esce dal perimetro del mondo occidentale. Parte da qui, dalle sue svariate sfumature concettuali, la Amman Design Week, andata in scena dal 4 al 12 ottobre nella capitale giordana.

Diretta e co-fondata nel 2016 da Rana Beiruti, curatrice indipendente con un background nell'architettura, la Amman Design Week è un evento non commerciale dedicato alla creatività giordana e dell'intera regione. Possibilities è il tema scelto per questa terza edizione: un invito a re-immaginare la realtà attraverso nuove connessioni tra il design e le tradizioni artigiane - antichissime in Giordania – trovando soluzioni alle problematiche dei nostri tempi. “Il design è un catalizzatore dei sogni”, tengono a precisare nel comunicato stampa. Ma anche uno strumento per sviluppare piccole e grandi innovazioni che possono aiutare in caso di necessità, come dimostrano alcuni progetti in mostra.

Tre le location principali della manifestazione: Ras El Ain, Jabal Amman e Jabal Al Lweidbeh, quest'ultimo conosciuto come il distretto creativo della città. Cuore della design week è la Hangar Exhibition, ospitata all'interno l'Hangar di Ras El Ain, ex centrale elettrica convertita in spazio espositivo. Qui, oltre 50 designer - selezionati attraverso una open call e provenienti dalla Giordania e Paesi vicini (come Palestina, Egitto, Kuwait) - hanno raccontato il loro concetto di possibilità attraverso opere che interpretano materiali, tecniche e tradizioni della loro terra. «La Giordania è un Paese povero di risorse, che importa materiali dall'estero a costi molto alti. Per questo abbiamo deciso di affrontare il tema delle possibilità utilizzando la ricchezza del nostro territorio», spiega Noura Al Sayeh-Holtrop, curatrice indipendente a architetto, ha partecipato alla curatela della mostra con cui il Bahrein ha vinto il Leone d'Oro alla Biennale Arte di Venezia del 2010.

Ed è così che negli ambienti post-industriali dell'Hangar si sono alternate le riflessioni su varie tematiche legate al territorio come ad esempio Material investigations, con opere che fanno uso di materiali locali quali Made from Jordan di Twelve Degrees, una chaise longue realizzata con foglie di palma, scarti dei frantoi e materiale organico. Oppure la scultura Amoud, creata da Aau Anastas utilizzando le pietre di rovine architettoniche provenienti da diversi periodi storici, mentre The Refugee I Collection di Esna Su si compone di alcuni nidi in paglia che simboleggiano l'isolamento e la necessità di protezione dei rifugiati siriani (la Giordania è uno dei Paesi che ne ospita di più, accogliendone oltre un milione). Si prosegue poi con la sezione Weaving Shelters, dedicata alle riletture delle antiche tecniche di tessitura, oggi strumento di empowerment per le donne vittime di violenza con numerose associazioni e fondazioni che le aiutano, mentre i lavori attorno al tema Territorial Reconsiderations indagano le potenzialità del territorio al di là dell'interesse turistico. In Hollow Forms, la designer palestinese Dima Srouji utilizza il vetro per replicare le forme di reperti archeologici sottratti dal territorio palestinese ed esposti in varie istituzioni museali occidentali. "Tesori fantasma", come racconta l'autrice.

Tra le novità di questa edizione, poi, il settore dedicato al fumetto e al graphic design, focalizzato sullo storytelling delle realtà urbane del mondo arabo. Qui, le tavole di fumetti di Nadine Zaza e Sama el Saket illustrano le problematiche della città di Amman attraverso cinque personaggi. Altra new entry è lo spazio dedicato al medical design, dove si trova ad esempio il kit di primo soccorso Emerge n'See progettato da Dana Alami e dedicato ai feriti nelle zone di conflitto, dove si verificano forti ritardi delle ambulanze. Le questioni politiche e sociali che animano la regione mediorientale si riflettono profondamente nel lavoro dei designer selezionati, come nel caso di Ibrahim Firas e Mohammad Naeem Al Hamadi, due rifugiati siriani aspiranti designer che con il supporto di Unicef hanno progettato la AnglerPen, una penna a led che consente ai bambini di studiare anche in mancanza di elettricità.

Basterebbe soltanto questa mostra per comporre un ritratto vivido della creatività locale. E invece, la Amman Design Week ha deciso di superarsi con altre esposizioni e iniziative come Future Food/Future City, rassegna open air dedicata ai progetti sulle nuove tecnologie legate al food, sull'organic farming e su progetti di food recycling tra cui Sharek Bitbarek, un contenitore refrigerato dedicato alle associazioni di volontariato dove i ristoranti possono inserire i cibi che altrimenti avrebbero gettato via. O ancora la Student Exhibition, che raccoglie i lavori degli studenti delle scuole di design della Giordania; e il Crafts District, curato dallo studio di design Arini, iniziativa pop up che che vuole presentare le collaborazioni tra designer e artigiani e che si compone di installazioni, e piccoli negozi e mostre, come l'Innovative Crafts Lab dedicato ai lavori più sperimentali legati all'uso dei materiali più tradizionali come la creta e il vetro.