Appartamento A Place For Entertaining. Poltrona Smile di Studio Giancarlo Valle; tavolino Puddle di Anna Karlin; divano Angle di TRNK; poltrona e tappeto vintage. - Credits: Foto: William Jess Laird
Appartamento Wish You Were Here. Divano ABCD di Pierre Paulin per Artifort; tavolino di Carmen Spera; tappeto Puzzle di Studio Proba; lampada da parete 2-Globe di Entler Studio. Nella pagina accanto: gli appartamenti The Young Family e Wish You Were Here, con pezzi firmati Anna Karlin. - Credits: Foto: William Jess Laird
Appartamento The Green Sanctuary. Divano, poltrona e lampadario custom di Anna Karlin; lampada da terra Akari 14A di Isamu Noguchi per Vitra; tavolino Soft Coffee Table di Workaday Handmade. - Credits: Foto: William Jess Laird
Scorcio dell’appartamento The Green Sanctuary. Chaise longue vintage; sedia Spade di Faye Toogood. - Credits: Foto: William Jess Laird
Storytelling

A New York, gli 11 appartamenti progettati da Anna Karlin

Passeggiando per le strade trafficate di New York è inevitabile alzare lo sguardo. Ci si mescola nell’andirivieni della folla e ci si perde tra i grandi palazzi di vetro e cemento. Da Harlem a Wall Street, lo slancio verso l'alto dei nuovi grattacieli sta modificando, o meglio aggiornando, lo skyline di Manhattan.

«Nella giungla di cemento dove i sogni diventano realtà», come canta Jay-Z in Empire State of Mind, uno degli ultimi arrivati è One Manhattan Square, un moderno condominio residenziale in vetro progettato a quattro mani dagli studi Adamson Associates e Dattner Architects. Sviluppato da Extell Development Company, svetta per 243 metri nel Downtown, più precisamente nel Lower East Side, ai margini dell’Hudson. One Manhattan Square conta 9.000 metri quadrati di strutture ricreative, sia indoor che outdoor, e tra le altre cose ospita il più grande giardino privato della città, uno spazio di oltre 4.000 metri quadrati progettato dallo studio West 8 e equipaggiato con zone relax, un osservatorio, un parco giochi per bambini e un orto urbano per i residenti.

All’interno, non mancano poi tutte le amenità del caso: portineria h24, bar e lounge, teatro, sala biliardo, campo da basket, campo da squash, pista da bowling a due corsie, simulatore di golf, spa, spa per animali domestici, palestra, piscina e, di nuovo, svariate aree relax. Anna Karlin, designer londinese ormai adottiva di New York, ha progettato all’interno dell’edificio 11 appartamenti, mono, bilo e trilocali ubicati sullo stesso piano, che incarnano i diversi stili di vita dell’abitare moderno, ognuno con la sua personalità, il suo gusto, il suo modo di affrontare la quotidianità.

«Quando mi sono trasferita qui a Manhattan mi sono resa conto della fortuna di essere cresciuta circondata dall'architettura classica», racconta. «Nel senso che mi ha permesso di allenare lo sguardo in modo unico, con un senso innato delle proporzioni».Ogni appartamento ha le sue caratteristiche, dalla posizione al layout all’affaccio. «Con il mio studio abbiamo immaginato di camminare per il piano, immedesimandoci in personaggi ideali. Così, uno dopo l’altro, gli ambienti hanno preso forma. Abbiamo concepito il piano come una vera e propria comunità animata da persone reali. C’è per esempio l’appassionato di gardening: per lui abbiamo pensato a un'oasi di pace caratterizzata da toni chiari e naturali. Oppure c’è la giovane famiglia: un mix di elementi di design e grafici sono il riflesso delle loro carriere creative. E ancora, uno spazio accogliente incoraggia l’aggregazione e la conversazione, tra forme morbide e tonalità calde. Naturalmente non manca un appartamento concepito per il cittadino cosmopolita, sempre attento alla funzionalità degli elementi e alla tecnologia».

Tra pezzi di design, oggetti vintage e elementi di arredo su misura, l’eleganza sembra essere il filo conduttore che contraddistingue gli ambienti realizzati da Anna Karlin. «Anche l’uso del colore è stato determinante in quanto segno distintivo di ogni casa, che poi è un piccolo mondo a sé stante. C’è anche da dire che lavorare a un progetto in questa città è una bella sfida: gli spazi sono ridotti e trovare gli incastri giusti non è stato immediato, ma molto stimolante».

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Articolo pubblicato sul numero di aprile/maggio di ICON DESIGN, disponibile anche in versione digitale.