La cucina open space dove spicca la mela di Enzo Mari per Danese; sedie vintage, design di Arne Hovmand Olsen; tavolo disegnato da Michael Marriott; sospensione optima, design di Hans due per Fog & Mørup. - Credits: Foto: Alessandro Mitola
Uno scorcio del granaio risalente al 1890, oggi trasformato in abitazione. - Credits: Foto: Alessandro Mitola
In salotto, divani Forum disegnati da Robin Day per Habitat; lampada Teti di Achille Castiglioni per Artemide; libreria modulare String di Nils Strinning - Credits: Foto: Alessandro Mitola
Anthony Burrill, artista classe 1969 nato a Littleborough, nel Lancashire. - Credits: Foto: Alessandro Mitola
Una veduta dello studio. Sedie Aluminium Chair ea 108, design Charles & Ray Eames per Vitra; tavolo design di Egon Eiermann per Richard Lampert. - Credits: Foto: Alessandro Mitola
La stampa in rilievo “Work hard and be nice to people”, diventata un vero e proprio mantra.
Storytelling

L’anima bucolica di Anthony Burrill

Il Kent è considerato il Giardino dell’Inghilterra, e ha tutte le ragioni per esserlo. Da Londra si raggiunge in un paio d’ore, direzione sud-est, dove il trambusto metropolitano lascia il passo a un paesaggio rurale di un verde intenso e rigoglioso.

Oltre che essere una fonte inesauribile di scenari fotografici per Martin Parr, il Kent è la regione dove Anthony Burrill, graphic designer e artista della tipografia, ha costruito la casa-studio in cui vive insieme alla moglie Emma, due figli, uno spaniel inglese piuttosto giocherellone che di nome fa Pip e un paio di polli liberi di scorrazzare in giardino. La proprietà sorge su una piccola strada asfaltata che corre fra campi sterminati. La struttura principale, un vecchio granaio di epoca vittoriana convertito in abitazione, ha una facciata in pietra e legno, grandi finestre, cespugli, alberi da frutto e querce tutt’intorno. «Quando ci siamo trasferiti qui nel villaggio di Wittersham abbiamo appreso che il terreno era in vendita e è nata l’idea di trasformare il rudere in un rifugio», racconta Anthony. «Abbiamo lavorato a stretto contatto con Nick e Rosamund England dello studio England Architecture per rinnovare la struttura preesistente e dare forma a un luogo dove vivere, lavorare e soprattutto avere spazio per noi».

Disposta su due livelli, l’abitazione si configura come uno spazio dalla personalità contemporanea che rispetta le caratteristiche della struttura originale: cucina di dimensioni generose collegata al living al piano terreno, zona notte al piano superiore. Adiacente all’abitazione e separato da un giardino curato nei minimi dettagli da Emma c’è lo studio dove Anthony realizza le sue opere dal carattere deciso, qualcuno riconoscerà certamente il poster “Work Hard and Be Nice to People”. Negli anni gli hanno permesso di avviare collaborazioni di primo punto, tra le altre, Apple, Google, Hermès, the British Council, London Underground e Design Museum. «Dopo gli studi ho lavorato molto nell’advertising e negli ultimi dieci anni mi sono concentrato sulla ricerca personale, cercando di trovare un equilibrio con i lavori commissionati», prosegue Anthony, che non rinuncerebbe mai al contatto con la natura: «Adoro l’energia che la città riesce a trasmettere ma vivere qui non ha prezzo, ho molto tempo per stare con me stesso. Quando sono solo in studio riesco a concentrarmi appieno sul lavoro, magari con un po’ di musica in sottofondo. È un ambiente che ho creato da zero e che in una certa misura rispecchia la mia personalità».

Ed è proprio la musica a rivestire un ruolo chiave nella vita di Anthony: «Sono sempre stato affascinato dall’impatto che la grafica di una copertina può avere, è una cosa che ogni volta riesce a stupirmi». Quel che è certo è che vivere in campagna al tempo di internet ha diversi benefici, per esempio rapporti e relazioni sono sempre vivi: «Tutto questo fluire di contenuti, tra centinaia e centinaia di creativi, è qualcosa di estremamente interessante. E è sempre a portata di smartphone. Un tempo per scoprire i lavori di altri autori si doveva necessariamente sfogliare un magazine o un libro. Mentre oggi la ricchezza dei contenuti è accompagnata da un’estrema fruibilità e facilità di comunicazione». D’altronde l’approccio creativo di Anthony si avvale di tecniche vecchie e nuove, tant’è che ha anche un canale Instagram molto seguito: «Il mio lavoro si basa molto sull’analogico per via della formazione che ho ricevuto, prima al Leeds Polytechnic e poi al Royal College of Art. Letterpress e screen priting sono tecniche ormai parte integrante della mia quotidianità, trovo molto interessante confrontarmi con la fisicità dei materiali».

Allo stesso modo, però, Anthony non ama essere etichettato come nostalgico. «Se tutti i lavori fossero solo su schermo perderebbero la loro anima, ma non si può certo prescindere dal digitale. In generale credo sia fondamentale riuscire a avere una veduta d’insieme rispetto al proprio operato, che si tratti di visual communication, progetti commerciali o trasformare il mondo in un luogo migliore».