Antonio Citterio - Credits: Foto: Giulio Boem
Divani Aurae, design Antonio Citterio, con rivestimento in tessuto e profilo in ecopelle a sottolineare struttura, braccioli e cuscino sedile. - Credits: Foto: Fabrizio Bergamo
Tavolo intoto in rovere chiaro e sedie Fulgens con rivestimento in pelle. - Credits: Foto: Fabrizio Bergamo
Tavolo Alcor con piano in tineo, un legno originario del cile, con intarsio effetto dama. Le sedute sono Caratos con rivestimento in pelle. il riferimento stilistico della nuova collezione firmata da Antonio Citterio sono gli anni 20-30 francesi e il gusto di Jean-Michel Frank. - Credits: Foto: Fabrizio Bergamo
Una coppia di poltroncine Caratos con rivestimento in velluto di lana a pelo lungo effetto pelliccia. - Credits: Foto: Fabrizio Bergamo
Lo scrittoio Sidus in rovere chiaro insieme al pouf Caratos con rivestimento in pelle. - Credits: Foto: Fabrizio Bergamo
Storytelling

In conversazione con Antonio Citterio

Chi nasce il 16° giorno del mese, recita una leggenda popolare, è destinato a essere una persona gentile. «In realtà non sono gentile proprio per niente». Risposta secca e schiettezza sfrontata: Antonio Citterio, classe 1950, nato a giugno, il 16 appunto, non è quel tipo di persona che sta tanto a romanzare. Polo immancabile, qualche inglesismo, nello studio nel cuore di Milano, fra icone, libri di design – dal Modulor di Le Corbusier al vocabolario Zingarelli – e foto di famiglia sugli scaffali, risponde (con gentilezza).

«Ho insegnato a Mendrisio per 15 anni e quando sei a contatto con gli studenti, vivi uno scambio: se dai, devi essere gentile. Quando lavoro, invece, tiro dritto. Forse posso essere gentile la prima o la seconda volta. Alla terza non lo sono più. Sbaglio?». Non solo a metà del mese, Citterio è nato a metà dell’anno, a metà del secolo e «a Meda, a metà fra Milano e Como», aggiunge divertito. «In più sono architetto e designer, un equilibrio perfetto». A due passi dagli store di B&B Italia e Arclinea, l’architetto brianzolo anticipa la collezione di Maxalto che vede la prima luce a Parigi in occasione di Maison&Objet. Dal 1993 coordina le linee dello storico marchio voluto da Busnelli nel 1975 con la direzione di Tobia e Afra Scarpa.

Divani, tavoli, contenitori e tappeti. E poi consolle e poltroncine. In più grande importanza per i materiali. Parliamo della nuova collezione?
Lo sa qual è la verità? I prodotti nascono prima ancora di essere disegnati. Il disegno è soltanto l’ultima parte. Se hai la lungimiranza di capire cosa fare, hai già fatto il 50%. Il design non è altro che una questione di visione.

Una grande verità. Allora parliamo di quel 50%, nato prima di questa nuova collezione.
Abbiamo voluto dare una connotazione particolare al brand. Maxalto è sinonimo di classico contemporaneo, è legato alla ritualità dell’abitare, alla tradizione borghese.

Cosa resta oggi di quella borghesia cui il designer deve rispondere e assecondare nei bisogni?
C’è una reinterpretazione all’interno della società. Oggi parlare di borghesia è quasi ridicolo, il problema è che siamo diventati tutti borghesi. Il bisogno di ritualità è, invece, parte comune. Ogni persona che invita un’altra persona a casa non lo fa nello stesso modo in cui lo faceva nel 1968. Oggi c’è una sorta di qualità della vita che è anche qualità dei rapporti.

A chi si rivolge?
È una collezione per chi vuole mettere radici. Gli oggetti, soprattutto quelli di grande qualità, si sedimentano nel tempo. È opposto all’idea della provvisorietà. Quando pensi a una stanza da pranzo, per esempio, pensi all’aspetto sociale.

Il designer come antropologo. O anche come futurologo.
È una figura in grado di interpretare i cambiamenti della società, spesso anticipa quello che un domani saremo. Ma soprattutto, è un mestiere che passa anche per una grande conoscenza del processo. Se fai un divano, devi essere un sarto e capire come funziona la tridimensionalità di un tessuto. È così anche nell’ebanisteria. È un mix di visione, in cui è necessario calarsi nella manualità. Se non sai come un oggetto funziona, non puoi inventarlo.

Del mistero, o del mestiere, del designer.
Il lavoro è specifico, c’è un know-how che ti permette di essere creativo. Quando fai una lampada, devi conoscere geometria e ingegneria. Altrimenti lascia perdere.

Il materiale, prima della forma. O la forma prima del materiale?
Maxalto conserva una grande capacità di lavorazione e riassume una caratteristica brianzola. La caratteristica principale è un prodotto definito nei dettagli, con una grande qualità. Per questa nuova collezione, per esempio, abbiamo utilizzato un legno cileno, il tineo, che ha una venatura simile all’intarsio. E poi grande matericità con tessuti di spessore – lane e lini – legati all’idea del bianco e nero che richiamano il decoro anni 20.

Durante la settimana lavora con i 117 collaboratori dello studio, fondato con Patricia Viel, su grandi progetti e architetture. Al product design si dedica nel weekend, in relax. È un affare di creatività?
Se faccio un grattacielo la mattina e nel pomeriggio ti spiego come si realizza la spalla di una giacca, qualcosa di creativo c’è. Se ogni volta davanti a un foglio bianco succede qualcosa, se alla fine fai sempre un disegno (sorride, n.d.r.) qualcosa vorrà pur dire.