Steve Jobs ai suoi esordi con Apple - Credits: Justin Sullivan / Getty Images
Storytelling

I primi 40 anni di Apple: l’evoluzione del design

Sono passati 40 anni da quando Steve Jobs e Steve Wozniak decisero di uscire dalle rispettive camerette per spostarsi nel garage di casa del primo e intraprendere una delle più grandi e rivoluzionarie avventure imprenditoriali e culturali dell’età moderna.

Una rivoluzione, quella innescata da Apple, che ha origine nelle ossessioni personali di questi due ragazzi. Se per Wozniak la sfida personale era riuscire ad aumentare esponenzialmente l’efficienza dei computer che progettava, cercando continuamente nuove soluzioni che integrassero al meglio l’interazione tra hardware e software - ancora oggi dogma alla base di ogni prodotto nato a Cupertino – Jobs applicava la sua ossessiva meticolosità a qualunque aspetto percettibile di Apple, non importa se si trattava di dover decidere dove apporre il punto dopo la P nel suo biglietto da visita, l’orientamento se da destra verso sinistra o viceversa di una catena di montaggio per la produzione di un computer o la tonalità di giallo di un’icona nell’App Store.

Era sempre e comunque una questione di stile. Stile nello scrivere codice, stile nella scelta dei materiali, dei colori e, ovviamente, del design. Apple non è stata la prima azienda nella storia a prestare un’attenzione particolare allo stile e al design ma nessun’altra è mai riuscita a integrarli e renderli un fattore imprescindibile nella scelta di acquisto di prodotti di largo consumo come i suoi.

Prima del fatidico rientro di Steve Jobs in azienda agli inizi del 1997 nessun consumatore aveva mai badato all’aspetto di un personal computer, l’attenzione dedicata al design era la stessa riservata ad un frullatore o un aspirapolvere. Ed è proprio a quel tipo di elettrodomestici così famigliari che Jony Ive ha fatto riferimento per creare dispositivi come iPhone, iPod e iMac.

Ispiratosi ad uno dei più importanti designer tedeschi del XX secolo, Dieter Rams, direttore per oltre trent’anni del dipartimento design di Braun, Ive è riuscito a muovere leve emotive nei consumatori, completamente assenti invece negli scatoloni beige di fine secolo scorso, rifacendosi ad oggetti che molti avevano conosciuto fin da bambini in ambienti famigliari come la cucina o la sala da bagno.

Il legame di Apple con il design industriale tedesco è frutto della passione di Steve Jobs per le macchine provenienti dalla Germania, come racconta Hartmut Esslinger, fondatore di Frog Design e disegnatore del primo Macintosh: «Steve non sapeva granché di design, ma gli piacevano le macchine tedesche. Facendo leva su questa connessione gli ho spiegato che un progetto del genere dovesse essere un pacchetto completo, esprimendo l’essenza più profonda del prodotto; una Porsche, senza un’esperienza di guida eccezionale e una reputazione per performance stellari, sarebbe soltanto un'altra bella macchina – ma non sarebbe una Porsche».

Così come i prodotti Apple non sarebbero prodotti Apple senza quella meticolosa attenzione allo stile, alla qualità, al design e all’esperienza finale – doverosamente piacevole ed evocativa di momenti positivi - che una volta fece esclamare a Jobs, parlando dei bottoni di un’interfaccia utente ”sono venuti così belli che viene voglia di leccarli”.

Oggi lo stile di Apple è diventato più essenziale, più materico. Con l’introduzione di Apple Watch e l’ingresso di Angela Ahrendts, ex CEO di Burberry, l’attenzione è sempre rivolta all’eleganza ma con un occhio di riguardo al lifestyle che introduce in qualche modo un componente di futilità, fino ad oggi inedita, ad un’esperienza comunque tra le più gratificanti che la tecnologia possa procurare.