Credits: Animale-Vegetale (Il Cuore), l'opera di Marcantonio per Arteparco
Credits: Animale-Vegetale (Il Cuore), l'opera di Marcantonio per Arteparco
Credits: Marcantonio nel parco della Difesa a Pescasseroli, con una bici Bmw per Arteparco
Storytelling

Marcantonio: “Al parco ho lasciato il cuore”

Scegliere tra arte e natura? Quale impasse! «A teatro vige la regola: mai bambini e animali sul palco. Allo stesso modo qui è la natura che ruba la scena». A parlare è Marcantonio, nome d'arte di Marcantonio Raimondi Malerba, artista e designer quarantenenne di casa a Ravenna (è lui l'autore delle Monkey Lamp di Seletti, lampada di grande successo di cui il marchio italiano ha già venduto 100 mila pezzi). Un curriculum, il suo, di oggetti immaginati pescando nel repertorio immaginifico del mondo "animale" e "vegetale": chi meglio di lui allora poteva aprire Arteparco, il progetto che porta l'arte contemporanea nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise? Un gesto progressivo, che apre la verde riserva ad "altri mondi".

E se di progresso si parla, occorre ricordare che “bellezze silvane e tesori della natura” (una volta con afflato poetico si diceva così, laddove oggi si parla di “biodiversità”) sono state messe sotto tutela già dal 1923, con l’istituzione stessa del parco. Vi sopravvivono le ultime decine di esemplari di orso bruno marsicano e le faggete che gli abitanti di qui mai vollero tagliare – inconsapevoli o lungimiranti –, oggi Patrimonio dell’Unesco. L'iniziativa nasce da un'idea dall’agenzia Paridevitale, Ente Parco e Comune di Pescasseroli in sinergia con Bmw (che ha messo a disposizione le e-Bike per raggiungere l’opera pedalando) e Sky Arte.

Installata lo scorso settembre, l'opera di Marcantonio - dal titolo Animale-Vegetale (Il Cuore) - è un grande muscolo cardiaco ritagliato nel legno di betulla che s’innesta su un albero morto, di scultorea bellezza. Anche i legni morti, nella natura, sono vita, perchè nel loro processo di decadimento offrono nutrimento agli animali di diversa taglia. Anche quel cuore decadrà. Soggetto agli agenti atmosferici muterà e sarà la natura a decidere la sua durata. Per ora è lì, esattamente come lo ha pensato l'artista. E se come dice Marcantonio «è la natura che ruba la scena», allora l'intervento artistico è innanzitutto dialogo, ed esaltazione di quella natura naturata, «da sempre al centro dei miei pensieri e del mio lavoro». Con la simbiotica unione di animale e vegetale a far da monito: «Siamo tutti figli della stessa madre». 

Credits: Sedie con Germoglio, uno dei lavori più iconici di Marcantonio
Credits: La Monkey Lamp, disegnata da Marcantonio per Seletti
Credits: L'artista e designer Marcantonio ritratto nel suo studio tra le sue creazioni

Marcantonio, sogni mai che - come accade nelle città abbandonate - la natura riprenda possesso di ciò che è le è stato sottratto dove l’uomo ha costruito?

Certo! Credo sia una visione molto suggestiva per tutti. Specie laddove la natura è più minacciata, pensare che tanto si rigenererà, ci solleva l’anima. Questa idea era alla base di una delle mie prime opere, Sedie con Germoglio, dove dal legno di antiche sedute germogliavano piantine.

Nella commistione tra l’elemento naturale e quello umano, alla fine, chi vince?

In generale credo che tra elementi naturali e artificiali vincano sempre i primi. Mi vengono in mente quelle architetture organiche immerse nel verde più florido: il risultato è potente, anche grazie alla relazione che c’è con la Natura. Di fatto molte cose – nell’architettura, nell’arte o nel design – tendiamo inconsciamente a metterle in relazione con l’universo naturale, per valutarle. E credo che la Natura rimarrà il nostro più alto termine di paragone ancora per molto, almeno lo spero. L’uomo stesso, infondo, è la massima espressione della natura. Ma la diga di un castoro è naturale o artificiale? E il nido di un uccello? Mi piacerebbe molto capire in quale momento esatto della nostra evoluzione quello che ha fatto l’uomo ha incominciato ad essere “artificiale”.

Da quale esperienza di vita nasce la tua connessione con il mondo naturale?

Forse dall’infanzia, quando trascorrevo lunghi periodi in montagna. Ricordo che fin da molto piccolo ero attratto dalla Natura. Deriva chissà, forse in parte dalle mie insicurezze, e dalla necessità di trovare riferimenti sicuri, autentici, che nella Natura sono insiti. Sono tornato a casa con un fortissimo senso di gratitudine e ancora mi chiedo perché questa esperienza mi abbia fatto tanto bene. Certo il parco è emozionante: ti accoglie con le sue dolci alture e con elementi naturali prorompenti, che siano il piccolo muschio su un sasso o un albero maestoso. Ho trovato, anche nelle persone che hanno lavorato con me, una grande energia. Scherzando dico che a Pescasseroli ci ho lasciato il cuore.

Il cuore è un’altra cifra ricorrente della tua opera: ricordi come hai iniziato?

D’ impulso. Molti anni fa, forse 13, cominciai a realizzare cuori in ceramica. Allora non era un soggetto inflazionato. I soli riferimenti erano gli ex-voto, le tavole anatomiche o i musei tipo La Specola di Firenze. Forse allora la produzione era più spontanea: “sentivo” le idee, nel senso che alcuni soggetti si fissavano dentro di me, e dovevo realizzarle, senza poterci pensare troppo.

Vegetali, ma anche diversi animali, popolano la tua opera di artista e designer. Animale-Vegetale, appunto, è quasi una sintesi. E tu, se fossi un animale, che animale vorresti essere?

A dire il vero io sono già un animale e non mi dispiace essere questo animale. Tuttavia, potendo scegliere, ogni tanto vorrei essere un passerotto. Sarei piccolo, leggero, veloce. E potrei volare.

Qual è l’essere a quattro zampe a cui sei più affezionato?

Il mio (vero) gatto bianco che di nome fa Mimì. (E la Monkey Lamp, una scimmia-lampada che ho disegnato per Seletti).

Beh, quale pensi sia la qualità che Mimì apprezza di più in te?

Il pollice opponibile. Mi permette di aprirgli le scatolette.

 

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