Ritratto di Arthur Arbesser. - Credits: Ph. Henrik Blomqvist
A sinistra, quadri in libreria; sul muro si vede la Sardegna, parte della scultura l’Italia ricomincia da zero di Carlo Pogg. A destra, Il frigo pieno di magneti e cartoline; accanto, acquerello del pittore austriaco Heinz Stangl. - Credits: Ph. Henrik Blomqvist
A sinistra, lo stilista in cucina; sul fondo, la sedia Selene di Vico aMgistretti per Artemide. A destra, sedia di legno laccato rosso di Now-Ontheocean, fatto a mano a Rohuna, in Marocco. - Credits: Ph. Henrik Blomqvist
Lo stilista appoggia I piedi su un tavolino vintage di Vico Magistretti per Artemide; in sala, il quadro di grandi dimensioni è del pittore milanese Umberto Faini. - Credits: Ph. Henrik Blomqvist
La camera ha sulla parete un arazzo con grafiche di Lucio del Pezzo; la coperta è di Arbesser per HEM. - Credits: Ph. Henrik Blomqvist
A sinistra, un gioco di infanzia, tra I preferiti di Arthur Arbesser, con cui fin da bambino realizzava bellissimi pattern geometrici. A destra, grande quadro di Manuel Caeiro, acquerello di Lucio del Pezzo; scultura di Onka Allmayer-Beck, vaso di Stories of Italy. - Credits: Ph. Henrik Blomqvist
Storytelling

A casa di Arthur Arbesser

Arthur Arbesser è uno stilista. Le sue collezioni calcano le passerelle dal 2013 e la stampa internazionale lo ritiene uno dei più colti e incisivi dell’attuale generazione di designer di moda. In Austria, suo paese d’origine, è considerato una stella accanto a Helmut Lang e ai maestri viennesi esposti nei musei d’arte decorativa di mezzo mondo.

Vive a Milano da tempo, dopo una gioventù di formazione a Londra. Arbesser è stato raccontato come un esploratore di mondi poiché alla moda affianca progetti arditi come i costumi per il balletto del concerto di capodanno della Filarmonica di Vienna o quelli dell’Opera di Berlino pronti fra un anno. Senza nulla togliere a questa lettura che già porta la firma di prestigiosi critici e cronisti, credo che la natura del personaggio sia quella del lottatore per la propria libertà di espressione. Arbesser è un combattente. Compie la sua battaglia per dare un senso profondo alla personale volontà di creare. Ha scelto di farlo attraverso la realizzazione di una moda non assimilabile ai canoni in voga poiché è un autore che utilizza questa disciplina proprio nel momento in cui l’industria creativa dell’abbigliamento fatica ad accettare progetti coraggiosi. A lui interessa la dimensione artistica della moda, la capacità di cogliere l’essenza di un messaggio. Ciò che lo circonda e lo ha circondato – esperienze tangibili quando si visitano la sua casa e il suo studio – sono gli elementi fondamentali del suo progettare. Il potere del contesto e l’abilità di attivarlo caratterizzano il suo gesto creativo. Per questa ragione la casa di Arbesser è un archivio di memorie, molte delle quali ancora da schedare. Sono più i quadri appoggiati alle pareti che quelli appesi, mentre le sedie e il letto sono stazioni di riposo tra isole di oggetti, arazzi e opere d’arte.

La casa di Arthur oggi è a Milano ma lui ha abitato e vissuto vite lunghe a Vienna e Londra; vite brevi in viaggi indimenticabili tra Giappone e Romania; vite di mezzo negli eterni viaggi di lavoro tra Milano e Parigi, Milano e Civitanova Marche dove si reca regolarmente come direttore creativo del marchio Fay, tra Milano e Stoccolma come designer del brand di arredamento Hem.

Sgabelli, tavoli e comodini diventano librerie e piani di lavoro. Sono nicchie dove si depositano i frutti di un raccolto errante tra paesi, mercati, scuole e vecchie case.
Le sue case sono come il suo lavoro, un progetto che cambia e si trasforma, che include oggetti che trasmettono valori e racconti di persone, che rispecchiano passaggi, che evidenziano momenti e fermate di una vita senza sosta.

«La curiosità del viaggio me l’hanno trasmessa i miei genitori: cultura, sapere, scoperta. Senza riposo, perché sarebbe stata una perdita di tempo». Così Arbesser stigmatizza un’attitudine, o meglio una sete inesauribile. Gli anni di Vienna hanno cementato la consapevolezza dell’attualità della storia, del valore del passato senza alcuna nostalgia ma con la sicurezza delle radici. Le stesse che volle mettere in discussione quando a diciannove anni lasciò la capitale austriaca per seguire i corsi della Central Saint Martins di Londra. La borghesia che lo aveva educato alla musica e al teatro così come al conservatorismo di ciò che era ritenuta cultura alta e cultura bassa vennero sottoposti a duri e cruciali conflitti una volta in Inghilterra.

La libertà di poter essere così come si è tanto all’università quanto nella vita quotidiana produssero la sintesi ibrida della sua condizione artistica. A Londra non perse un appuntamento del “Nag Nag Nag”, serata al The End o al Boom Box in Hoxton Square. Il balsamo di quella vita notturna erano la grafica, la musica e la performing art di amici che oggi si trovano, come Arbesser, a svolgere importanti lavori nel mondo dell’arte, della moda e del design. «Di quei momenti ricordo l’energia liberatoria del divertimento e l’incredibile valore della gioventù. Mi sentivo un folletto». Per Arthur Arbesser Londra diventò un motore creativo anche se a un certo punto fu mancante di un fondamentale aspetto: la qualità e la misura della moda.

Le troverà trasferendosi a Milano. Gli anni milanesi iniziano subito militando nell’ufficio stile di Giorgio Armani. È qui che ha appreso alcuni segreti del mestiere. Tuttavia questo periodo è caratterizzato dallo sviluppo di una rete di amici che ha segnato la sfera umana e professionale di Arbesser. Artisti, fotografi, giornalisti, curatori, colleghi diventano le persone con cui condivide il tempo libero e sono a loro volta i protagonisti o i suggeritori di un immaginario che esplode nel momento in cui la sua avventura creativa e aziendale prende forma tra riconoscimenti internazionali e sfilate evento nel calendario della moda milanese. L’antidoto alla routine continua a essere un’urgenza espressiva alimentata dai contributi di quella rete di amici. Oggi come allora Arbesser ricorre a loro per un suggerimento, un consiglio, una prestazione creativa o semplicemente per la gioia della compagnia e la spensieratezza di una risata. «A Vienna ho sempre sentito la ricchezza e la vitalità della storia e delle genti che abitano la città. A un passo da Bratislava, a un’ora e mezza dall’Ungheria, dalla Slovenia e dall’Italia mi sono sempre confrontato con lingue, modi, culture e tradizioni diverse». Una sintesi che si riflette nella sfera domestica, con l’uso di candele, di lampade da tavolo o piantane che diffondono poca luce. Poi le superfici sono spesso occupate da tappeti e coperte, in continuità orizzontale con le pareti ricolme di cornici di ogni foggia.

A Milano, come a Vienna, nella sua casa, nel suo studio, Arthur Arbesser vive e pratica la lotta per la libertà espressiva come sintesi di arte e vita. Nella sua moda ricorre spesso ai tessuti stampati poiché riportano le tracce di una vita intima che molti vogliono indossare.