Credits: Alberto Biagetti e Laura Baldassari ritratti all’opera sul loro Table de Milàn. Sedie Vincent, lampada Parabola e vaso L’Uomo di Vetro, progettati da Atelier Biagetti.
Credits: Lampada Black Diamond Bay di Alberto e Catalina (Lemmon), dipinto da Laura.
Credits: In un angolo dell’Atelier Biagetti, accessibile dalla camera da letto, lampada Parabola in rame, Catalina August, olio su tavola.
Credits: Ingresso della camera da letto con tappeto disegnato da Alberto Biagetti e prodotto in Iran, sedia Dalila di Gaetano Pesce e lampada Tree Light di Ron Arad.
Credits: Dettaglio dello studio: sulla sinistra, poltroncina Wire Chair, collezione Post Design per Memphis Milano, e tavola Petit Table de Milàn, della serie Bonjour Milàn.
Credits: Credenza Skypiece N° 5, collezione Post Design, Memphis Milano. Al suo interno, vaso Veronese Disteso per Venini.
Credits: Scala in rovere naturale con corrimano in ottone satinato. Nella nicchia, vaso Florero Shiva di Ettore Sottsass.
Credits: La cucina a vista si affaccia sul giardino interno. Da sinistra, vaso Fililla di Ettore Sottsass, lampada da tavolo EDI di Alberto Biagetti per Venini, vaso e sedia dipinti a mano dell’artista Bad Trip, Funghetto in ceramica di Raffaello Biagetti.
Credits: Dettaglio della camera da letto della figlia di Alberto e Laura.
Credits: La sala. Da sinistra, vaso Clesitera di Ettore Sottsass, paravento dipinto a mano, prototipi del tappeto The Ground e del Wire Table della collezione Post Design per Memphis, lampada da terra Giraffe e sul tavolo EDI Model 1 di Alberto Biagetti per Venini. A parete, olio su tavola di Laura Baldassari, sedia rosa Design Mattanza di Alberto Biagetti
Credits: Consolle sulla finestra della sala con vasi di vetro di Johanna Grawunder, Borek Sipek e Ettore Sottsass.
Storytelling

Atelier Biagetti: a Milano, dove l’arte si fonde con il design

Laura Barsottini

Atelier Biagetti è la casa-studio di Alberto Biagetti e Laura Baldassari che disegnano e editano una propria (e sofisticatissima) collezione l’anno di soli pezzi unici.
Meta di design addicted e collezionisti internazionali, si trova in una via laterale nei pressi del Naviglio Grande, a sud di Milano, luogo storicamente abitato da artisti artigiani, sensibile al flusso dei mercati antiquari, di libri rari e spazi occupati. Lui, designer (pensatore, creative director, cresciuto e nutrito dai Radical Heroes come Ettore Sottsass, Alessandro Mendini, Alessandro Guerriero) e appassionato di Umanesimo, ci vive da 10 anni, ma nel tempo la casa è cresciuta, non solo in termini di spazi annessi – negli ultimi anni è salita di un piano ed è stata collegata allo studio. Oggi quegli ambienti si rivelano come lo spazio attivo per la mise en scène del dialogo cristallino tra Alberto e Laura Baldassari, sua moglie, pittrice e cantante lirica (per passione, cuoca invidiabile).

«Io e Laura lavoriamo e viviamo in questa casa assieme, dove c’è lo studio che è di entrambi, e tutto potrebbe apparire caotico. Ci siamo conosciuti per caso a Ravenna. Lei non si è era mai occupata di design. Vive di musica classica, immersa nella pittura. Il suo sguardo proviene dalla Luna, non da qualcosa che hai già visto e che ti appare familiare. La nostra casa custodisce situazioni indistinte: ci sono spartiti musicali mescolati a libri d’arte e di design, pitture che prendono forma accanto a un piano su cui lasciamo crescere nel tempo una collezione di frammenti materici che ci sembra suggerire una nuova storia da sviluppare. In questa non distinzione succedono cose inaspettate, si crea autonomamente un re-shuffle di tutto. Ci troviamo a lavorare su diversi progetti in maniera molto armonica, ognuno può operare delle scelte, che poi bene o male funzionano sempre. Non c’è premeditazione: per caso ci troviamo a parlare di una certa cosa che in modo naturale si converte in occasione di progetto, e questo processo ha origine in questo luogo che è l’Atelier». In una sorta di caos attivo e calmo, dove si dissolvono i confini tra la casa, lo studio, il lavoro di lei e il lavoro di lui in una commistione di generi e passioni, ogni cosa fluttua sullo stesso orizzonte, ha la stessa importanza.

Alberto Biagetti si è sempre occupato di spazio domestico, adottandolo come piattaforma dialettica su cui costruire la propria poetica. Ha disegnato ambienti, arredi, oggetti pensandoli come parte di una scenografia ideale, accordata su uno statement fondativo: rintracciare oggi, ancora, il senso della bellezza e della meraviglia. L’interazione con Laura, attraverso il suo sguardo sensibile, pittorico, fatto di paesaggi interiori, gradi di luci e ombre, e indifferente alle regole dell’industria, fa sublimare la dignità e la salvezza di cui le “cose” possono essere portatrici. Non si tratta però delle cose in sé, ma della loro capacità di “accendere sentimento”; del contesto, sia esso immaginifico, che sono in grado di palesare, rendere percorribile.

Durante questa settimana, in occasione della Milano Design Week, passate a trovarli. La mostra, 
a cura di Maria Cristina Didero, si intitola Body Building, l’Atelier si è trasformato in una palestra popolata dalla nuova collezione disegnata pensando a quegli ambienti, ancora analogici, per fare esercizio: la cavallina, i pesi, gli anelli, i campi da gioco. Un mondo muscolare e raffinatissimo, realizzato grazie alla collaborazione di alcuni artigiani milanesi d’eccellenza. «La volontà di far riemergere un immaginario che stressa il corpo, in realtà, non è che un esercizio psicologico per rimettere in circolazione la sua importanza come elemento sì di grande prestazione fisica, di emancipazione, ma soprattutto di vita eterna. Abbiamo bisogno di sentirci vivi, di sentirci esistere», ci raccontano. In un momento in cui la realtà appare complessa e il mondo della produzione, come d’altronde la società in cui viviamo, ha subito diversi terremoti, «L’oggetto ha il compito di rilevare, rivelare e riattivare l’essenza di ciò di cui sentiamo davvero la necessità».  Come
se lì ci fosse ancora una traccia di sentimento a cui aggrapparci. «Ed è richiesto un atteggiamento estremamente performativo. Occuparsi di design oggi
è come camminare lungo un filo teso sul vuoto».

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