Il palazzo in Hyarkon street, al civico 96. - Credits: Foto: Amit Geron
Le scale del palazzo in Yeal street. - Credits: Foto: Amit Geron
Il palazzo in Montefiore street, civico 1. - Credits: Foto: Amit Geron
Credits: Foto: Amit Geron
Il palazzo in Hagilboa street, allʼangolo con Shenkin street. - Credits: Foto: Amit Geron
Il palazzo Rekanti, tra Menachem Begin road e Maze street. - Credits: Foto: Amit Geron
Storytelling

Bauhaus a Tel Aviv

La leggenda metropolitana racconta che nei primi anni Duemila l’israeliana Nitza Szmuk, allora alla guida della soprintendenza architettonica del comune di Tel Aviv, pedalasse in sella alla sua bicicletta per i viali della città puntando il dito sugli edifici – «questo sì, questo no» – per selezionare gli oltre 4.000 palazzi che sarebbero stati proclamati patrimonio mondiale dallʼUnesco nel 2003.

Prima metropoli a espandersi lungo le coste del Mediterraneo con i suoi luminosi edifici bianchi, negli anni 30 Tel Aviv ha saputo abbracciare con entusiasmo lo Stile Internazionale concettualizzando, ampliando e reinventando una forma locale di modernismo ispirato al Bauhaus. Lʼarchitettura funzionale ed economica, con la sua geometria semplice e lʼassenza di ornamenti, corrispondeva perfettamente alla necessità di una rapida espansione e di accessibilità economica. Inoltre – valore aggiunto – incarnava perfettamente gli ideali della quasi utopica società socialista.

Il prossimo 19 settembre (per una divertente coincidenza, perfino la data palindroma 19.09.19 sembra celebrare il razionalismo della scuola di Weimar) la Città Bianca renderà omaggio al centenario del Bauhaus con l’inaugurazione di un progetto bilaterale tra Israele e Germania, un nuovo White City Center, diretto da Shira Levy Benyemini. L’edificio, noto come Max-Liebling House, si trova al numero 29 di Idelson Street, nel pieno del quartiere Lev Ha’Ir (in ebraico, il cuore della città) e fu costruito nel 1936 su progetto dell'architetto Dov Karmi, di origine ucraina.

Il Centro – in fase finale di ristrutturazione e allestimento – è già il punto di riferimento per professionisti, residenti e visitatori interessati nella conservazione e nello sviluppo urbano, con particolare attenzione allʼarchitettura del movimento modernista: durante tutto il periodo del restauro la Max-Liebling House è rimasta “open for renovation”, una vetrina e un laboratorio che ha esposto i piani dellʼedificio e il suo processo di conservazione, illustrando la visione dei fondatori del Centro. Dal 19 settembre il White City Center sarà museo e galleria, caffè e libreria, laboratorio, hub per ricercatori e residenza per artisti. La Max-Liebling House è famosa per essere stata la prima costruzione in Israele dotata di balconi rientranti di forma allungata, adattamento delle finestre a nastro di Le Corbusier. «Qui non c’è il Bauhaus più rigoroso», spiega Sharon Golan Yaron, responsabile del programma del White City Center, «È più modernismo influenzato da molte correnti internazionali».

Ciò che rende tanto speciale l’espressione del Bauhaus a Tel Aviv è proprio l’interpretazione della scuola tedesca e l’adattamento alle tradizioni culturali e alle condizioni climatiche locali. Gli architetti europei, in fuga dal nazismo verso l’allora Palestina sotto Mandato britannico, non hanno portato solo il Bauhaus ma anche i principi architettonici di Le Corbusier e Mendelsohn. Questi professionisti di formazione europea si resero conto che il clima mediorientale richiedeva adeguamenti: finestre più piccole e profonde, balconi rientranti e ombreggiati, pilastri per far circolare lʼaria permettendo alla brezza marina di rinfrescare lʼedificio. Negli anni 30 Tel Aviv divenne il luogo ideale per la sperimentazione, un esempio eccezionale di una nuova pianificazione urbanistica. «Anche se non ci sono vere e proprie icone», specifica Golan Yaron, «gli edifici sono tutti belli e la cosa più interessante è la densità e la relazione tra i palazzi e le strade. Questo è il dna di Tel Aviv, il suo flair inconfondibile. Non c’è oggi un’altra citta al mondo che conti un maggior numero di esempi di modernismo».

Nitza Szmuk e i suoi successori hanno un unico rammarico: avrebbero preferito poter iscrivere non solo singoli edifici ma l’intero centro di Tel Aviv nella lista del patrimonio Unesco. Pensato come una fabbrica urbana dall’architetto paesaggista scozzese Patrick Geddes, arrivato in Medio Oriente su invito degli inglesi, il cuore della White City è una città giardino unica al mondo su così ampia scala. Ecco allora che, come Szmuk, la cosa migliore da fare è inforcare la bicicletta e seguire le mappe prodotte dal White City Center, o iscriversi a uno dei tanti tour e andare a vedere con i propri occhi.

Intorno a Bialik Square, l’area del White City Center, si trovano le manifestazioni più classiche del modernismo. Lungo il Boulevard Rothschild e nei suoi dintorni è possibile osservare il passaggio dal modernismo all’eclettismo. Le strade che s’irradiano dalla circolare Dizengoff Square sono invece espressione di uno stile tardivo, successivo al 1939, più maturo e per questo motivo molto affascinante. Il quartiere fringe Florentin, zona un tempo degradata a sud di Tel Aviv, non fa parte dell’area censita per l’inclusione nel patrimonio UNESCO ma presenta esempi di edifici Bauhaus in vario stato, molti attualmente in fase di ristrutturazione. «Non vogliamo guardare solo alla storia e al passato», assicura Golan Yaron. «Il Bauhaus è ancora rilevante e vivo».