Beppe Sala in un ritratto di Efrem Raimondi
Il Politecnico di Milano Bovisa, nell’area degli ex gasometri della Bovisa.
Scalo Farini e in fondo i palazzi di Porta Nuova. - Credits: Photo: Francesco Radino
La Biblioteca degli alberi accanto a piazza Gae Aulenti, realizzata dalla designer paesaggistica olandese Petra Blaisse, dal suo studio Inside Outside e da Piet Oudolf.
Storytelling

Beppe Sala

«Io faccio il mio dovere e non dimentico di essere me stesso. Anche su Instagram sono genuino. Io sono Beppe, sono una persona accessibile. Non recito una parte. Sento la vicinanza dei milanesi e questo mi dà molta forza». Il sindaco di Milano Giuseppe Sala è un politico di carattere. Grandi eventi, design week, nuove architetture, rigenerazione urbana sono temi cruciali per lo sviluppo di Milano.

L’Expo del 2015, il calendario di YES Milano che federa le settimane della creatività, le Olimpiadi del 2026. Quanto contano gli eventi nella politica?
Siamo sempre più abituati a partecipare più che ad assistere a un evento. Se penso a Expo 2015 posso dire che era stato pensato per vivere un’esperienza popolare e internazionale. Gli eventi sono importanti ma è fondamentale saperli gestire. Con questo spirito ho fatto correre Milano alle prossime Olimpiadi. Ritengo che debbano fare parte della storia della città. YesMilano invece non è altro che un palinsesto che pianifica le attività e diventa un punto di riferimento per chi organizza eventi. A loro offriamo la possibilità di fare parte di un programma rappresentando una categoria. Costruiamo con il partner un mutuo beneficio. Milano non è un “eventificio”. Abbiamo inaugurato una nuova stagione dedicata ai milanesi che hanno smesso di considerare la città solo come un luogo di lavoro. Dopo di che Milano è passata da sei a 10 milioni di turisti l’anno e gli eventi hanno contribuito alla sua crescita e alla sua reputazione.

La design week di Milano è la più importante al mondo ma con qualche defaillance legata a trasporti e ricezione.
Quando parliamo di un evento come sintesi di una grande macchina che lo prepara il Salone è l’esempio più riuscito. La design week ci aiuta a far scoprire al grande pubblico alcune parti della città che l’amministrazione vuole sostenere. Per esempio NoLo (North of Loreto, n.d.r.): attraverso la comunicazione e il marketing i cittadini si sono reinventati un quartiere che a partire dalla design week ha iniziato a rivitalizzarsi. Queste dinamiche mettono alla prova la città anche quando hanno una tenuta variabile. Si pensi a Ventura o a aree dove la sproporzione degli affitti ha spostato gli addetti altrove. Io guardo ai distretti e al design con grande curiosità, amo vivere la design week. Oltre a NoLo lo scorso anno sono stato ai magazzini raccordati della stazione Centrale e a sud nell’area intorno alla Fondazione Prada. Poi la design week mi ha permesso di avviare un dialogo diverso con la moda. Tre anni fa consigliai al settore di aprirsi guardando al design. Da allora c’è stato più coinvolgimento della città. Pensando agli aspetti da migliorare bisogna ammettere che non sempre è garantita la qualità degli eventi del Fuorisalone. Inoltre muoversi in quei giorni è sempre più difficile, la città è messa a dura prova. Credo che la design week stia servendo a mettere a nudo alcune debolezze di Milano, laddove non possiamo ancora considerarci una città pienamente internazionale.

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