Caritas for Freespace - Credits: Photo: Filip Dujardin
Speciale Biennale

Progettualità ecosostenibili: Caritas for Freespace

Si è aggiudicato il Leone D'Argento alla Biennale Architettura di Venezia “per un progetto sicuro di sé, in cui la lentezza e l’attesa permettono all’architettura di essere aperta all’attivazione futura”, come ha dichiarato la giuria. Lo studio di architettura belga Architecten de Vylder Vinck Taillieu ha interpretato il manifesto della Biennale Freespace con Unless ever People – Caritas for Freespace, progetto di rigenerazione architettonica che ha coinvolto un edificio della clinica psichiatrica di Melle, in Belgio. Un intervento che ha evitato la demolizione della struttura – secondo le normative europee inadatta a essere occupata – sollevando il tema dell'ecosostenibilità dell'architettura. Perché demolire e ricostruire, se si può rigenerare? Il risultato è un edificio “aperto” alle trasformazioni del tempo, che si lascerà plasmare dalle esigenze che emergeranno nel futuro. Non un progetto statico quindi, ma in continua evoluzione. Abbiamo fatto una chiacchierata con Jan de Vylder, fondatore dello studio, per capire cosa significhi davvero dare una nuova vita a un edificio.

Ci può raccontare com'è nato il progetto Caritas?

Il progetto Caritas for Freespace è nato attorno al complesso psichiatrico di Melle, in Belgio. Costruito nel 1908, versava ormai in condizioni fatiscenti. Per questo l'ex direttore della clinica aveva ordinato di demolire di alcuni edifici. La demolizione, però, comprometteva l'assetto generale del parco, stravolgendone l'identità. Fortunatamente il nuovo direttore l'ha capito e ha bloccato i lavori di demolizione proponendo un brainstorming per capire come intervenire sulle strutture rimaste. È stato lanciato un concorso e l'abbiamo vinto. La nostra idea era di valutare non solo come ristrutturare il palazzo ma anche quale ruolo attribuirgli all'interno del complesso. Una sfida molto stimolante per noi.

Quale ruolo avete deciso di attribuirgli?

Volevamo che quel palazzo diventasse uno spazio aperto al pubblico, non solo ai pazienti della clinica ma a tutti. Inoltre, volevamo che rimanesse fedele alla sua struttura originaria, così abbiamo pensato a interventi minimi che non interferissero troppo con gli ambienti. Abbiamo proposto Caritas come un “progetto aperto”, nel senso che non ci siamo limitati a elaborarlo una volta sola. Sappiamo bene quanto il tempo modifichi le cose e le idee, quindi siamo disposti a cambiare il progetto a seconda delle esigenze e dei bisogni che emergeranno nel tempo. Può essere che in dieci anni quell'edificio chiederà di essere ri-trasformato in una struttura psichiatrica. Non possiamo saperlo ora.

Dunque la ristrutturazione è un work in progress per voi?

Quello che abbiamo imparato da Caritas è che i vecchi edifici possono certamente essere ristrutturati, ma quello che li fa rivivere davvero è un progetto che si ponga la domanda su come verranno utilizzati e su quale ruolo avranno nel contesto sociale. Per noi si tratta di invertire il modo in cui tanti architetti si approcciano al concetto di ristrutturazione.

Qual è il vostro obiettivo quando elaborate i vostri progetti? C'è qualcosa che li accomuna?

Penso che l'architettura possa contribuire nella costruzione di un mondo ecosostenibile. È questo quello che ci muove quando elaboriamo un progetto. Gli architetti dovrebbero continuamente mettere nuove idee sul tavolo, partecipare a un'innovazione ecologica e sostenibile della società. Sono convinto che gli architetti possano essere dei veri “game changers” e spero che il progetto Caritas lo sia anche solo in minima parte. Evitare la demolizione di un palazzo, mantenendone la parte centrale senza trasformarla troppo significa risparmiare risorse. È un progetto che riusa invece che distruggere per ricostruire, lanciando nuove idee su come intervenire sui palazzi storici.

Cosa pensa del manifesto della Biennale, Freespace?

Eravamo molto contenti di questo tema perché si sposa perfettamente con il nostro modo di fare architettura. Nel 2010, quando abbiamo partecipato per la prima volta alla Biennale Architettura, il tema era People Meet in Architecture. È così ovvio che l'architettura debba partire dall'uomo: deve dare spazio alle persone, e deve farlo secondo noi in modo inaspettato e innovativo. Per ognuno dei nostri progetti usiamo un sottotitolo, o meglio, un titolo che anticipa il nome del progetto: Unless Ever people, nel senso che tutto deve ruotare attorno alle persone. È molto importante mantenere il focus sui bisogni dell'uomo. E trovo sia altrettanto importante che la Biennale lo ricordi: a volte l'architettura può diventare puro business, oppure politica. È bello che ci sia qualcuno a dire: "hey, watch out, it's all about people!".

Caritas - Melle - Credits: Foto: Filip Dujardin
Allestimento del progetto Caritas for Freespace alla Biennale Architettura - Credits: Foto: Filip Dujardin
Allestimento del progetto Caritas for Freespace alla Biennale Architettura - Credits: Foto: Filip Dujardin
Allestimento del progetto Caritas for Freespace alla Biennale Architettura - Credits: Foto: Filip Dujardin
Caritas - Melle - Credits: Foto: Filip Dujardin
Caritas - Melle - Credits: Foto: Filip Dujardin
Caritas - Melle - Credits: Foto: Filip Dujardin
Caritas - Melle - Credits: Foto: Filip Dujardin
Caritas - Melle - Credits: Foto: Filip Dujardin
Da sinistra a destra: Jo Taillieu, Jan De Vylder, Inge Vinck - Credits: Foto: Filip Dujardin