L’entrata del British Museum, istituzione fondata nel 1753
Una delle metope del Partenone, conservata al British Museum, che rappresenta la battaglia tra un Centauro e un Lapite - Credits: The Trustees of the British Museum
La nuova ala del British Museum presso Montague Place, progetto di Rogers Stirk Harbour + Partners (RSHP), 2014
La statua di Ramesses II, 1250 A.C. - Credits: The Trustees of the British Museum
La Reading Room all’interno della Great Court del British Museum, progetto di Foster&Partners, 2000
Storytelling

Il British Museum festeggia 268 anni

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Il 15 gennaio 1753 apre al pubblico il British Museum con una collezione di 70mila oggetti – reperti archeologici, monete, libri e manoscritti – consegnata alla nazione dal medico e naturalista Sir Hans Sloane. 268 anni dopo un video prodotto dal Museo vuole rendere tributo al ruolo dell’istituzione, la prima nella storia mondiale, e riflettere su come è cambiato il museo oggi.

«Da 15 visitatori al giorno nel 1753 a 15 mila oggi», racconta il direttore Hartwig Fischer. Con grande semplicità comunicativa, il video giustappone immagini d’archivio agli spazi attuali. E sottolinea quanto, sin dai tempi di Sir Hans Sloane, il compito del museo fosse quello di unire le persone, raccontare la storia dell’umanità e delle sue differenze nel mondo connettendo passato e presente.

Più di un terzo del video si sofferma sul ruolo degli strumenti multimediali. All’anno, oltre di mezzo milione di persone nel mondo si collega al sito internet. Il museo, dunque, non ha più a che fare con il semplice luogo fisico, quanto con l’idea che esso rappresenta quale trasmettitore di cultura. Nel video Hartwig Fischer scatta foto degli spazi che condivide su Instagram, mentre i visitatori fotografano e si fanno dei selfie che poi postano sui social media del museo. Con queste immagini si vuole sottolineare che, grazie alla rete e agli smart device, la distanza tra istituzione museale – con la “I” maiuscola – e le persone è come non mai ridotta. E che le persone trovano significati dello spazio fisico attraverso l’esperienza individuale. «La gente vuole condividere la ‘sua’ collezione con familiari e amici», enfatizza Fischer.

Il momento della visita, infine, non è più unidirezionale come nel passato, ovvero attraverso la sola visione diretta del reperto, ma a più livelli grazie ai contenuti multimediali che comprendono perfino la realtà virtuale o aumentata, in grado di sovrapporre le immagini digitali a quelle fisiche del luogo.

Qual è, dunque, il ruolo del British Museum oggi? «Conservare il patrimonio per le generazioni contemporanee e future; incoraggiarle le persone, attraverso l’incanto del passato, a costruire il futuro dei prossimi 258 anni», conclude Fischer.

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