Carlotta de Bevilacqua con la lampada Ina, dal nome della figlia Carolina avuta con il fondatore di Artemide Ernesto Gismondi. - Credits: Foto: Lea Anouchinsky
Gople, lampada in vetro lavorato a mano, disegnata dal collettivo di architetti e designer Big per Artemide. La fase di verniciatura impiega una vernice solida con il 5% di solventi (rispetto al 75%). Gli scarti dal processo sono limitati.
Nel 1999 Carlotta de Bevilacqua disegna Sui, lampada con 18 Led portatili e ricaricabili, immortalata dal fotografo Elliott Erwitt in una campagna manifesto. - Credits: Foto: Elliott Erwitt
Vent’anni dopo, de Bevilacqua disegna Come Together, prodotta nel 2018: 8 ore di autonomia, porta USB, batteria al Litio; tre differenti performance di luce per 400 grammi di prodotto. - Credits: Foto: Giovanni Gastel
Discovery (Compasso d’Oro 2018) è di Ernesto Gismondi.
Storytelling

L’anima rivoluzionaria di Artemide: Carlotta de Bevilacqua

«Faccio parte di una minoranza. Anzi, di tante. Imprenditrice, architetto, vegetariana, ambientalista, gemella e anche mancina». Carlotta de Bevilacqua, addita, a mo’ di elenco super sintetico, quello che fa di lei un’eccezione piuttosto rara. E poi vicepresidente e amministratore delegato di Artemide, azienda che dirige insieme al marito Ernesto Gismondi e con cui condivide casa e ufficio, visioni e progetti. A capo di Danese Milano, rilevata nel 2000, una laurea al Politecnico nel 1983, dove ha insegnato alla Facoltà di Design e al Master in Light Product Design. Voce roca e tempra vulcanica, mentre fa l’intervista prende appunti. Un grande maglione colorato recita il motto beatlesiano – vera e propria ossessione fin da ragazzina – che le ha cambiato la vita: All you need is love.

Ogni anno Artemide investe il 6% del fatturato in ricerca e sviluppo, con una squadra di oltre 70 persone. Di fronte a un’apocalisse climatica, sembra una buona risposta.

Nel nostro piccolo ci occupiamo di manciate di fotoni. Di energia, per dirla più in grande. Non ci occupiamo di clima, ma da quando Artemide nasce, nel 1959, si basa sulla competenza scientifica. Possiamo affermare che in fin dei conti le grandi rivoluzioni partono da una grande conoscenza. È una questione di etica. In questo siamo militanti, crediamo sia importante prima di tutto investire nella ricerca, utilizzare materiali sostenibili e basso consumo energetico, per dare risposte positive al mondo.

Per i 60 anni di Artemide – il prossimo dicembre – avete lanciato la campagna GenerAction Artemide. Protagonisti alcuni Centennial, giovani piccoli geni della Generazione Zeta che si sono distinti per capacità personali e idee innovative. Fra gli altri compariva, in tempi non sospetti, Greta Thunberg.

Una campagna coraggiosa, in un mondo dove si vedono grandi fenomeni estetici a noi piace raccontare storie. È importante il senso di essere attenti alle nuove generazioni come simbolo di integrazione culturale che esprime la dignità della differenza, ma anche di vocazione al dialogo. La cultura del design non è altro che la capacità di saper essere nel mondo, di ascoltarlo. Richard Sapper è tedesco, Herzog & De Meuron svizzeri, Neri&Hu cinesi, Foster inglese, francese è Jean Nouvel, cileno Aravena. Ecco, mi piacerebbe che i nuovi talenti si espandessero capillarmente anche oltre l’Europa. Vorrei poi presentarli in un momento pubblico e fare qualcosa di rivoluzionario. Perché ce n’è bisogno. Un po’ come dire che facciamo luce e non lampade.

La parola rivoluzionario le si addice, anche per carattere. Di fianco ai Fridays for Future, c’è un movimento socio-politico – Extinction Rebellion – che compie atti di disobbedienza civile per manifestare contro i cambiamenti climatici e il collasso ecologico.

Incontriamoli! A volte non mi sembra il caso di esagerare, ma sono una persona molto accogliente, ero fra quelle che scendevano nelle piazze. Ai miei studenti suggerisco, per questo, l’impegno. Lo dico sempre: se mi spieghi la quantistica di Einstein, allora puoi progettare una lampada. È giusto interpretare il mondo e dare una prospettiva matematica, ma devi fare fatica. Non esiste nulla in cui non sia necessaria. È anche un piacere, ovviamente. Ma le scorciatoie non esistono.

Nel 1999 ha progettato Sui, una lampada a Led che ha letteralmente rivoluzionato il concetto della mobilità e il rapporto uomo-natura. Fu immortalata da Elliott Erwitt in una fotografia-manifesto.

Ai tempi era un prodotto troppo avanguardistico, quasi vent’anni dopo ho disegnato Come Together, lampada-torcia dalle alte performance di luce. L’idea era, e rimane, quella di portarsi dietro l’energia. Da sempre insisto molto sui temi della sostenibilità, dell’interazione, di un nuovo umanesimo globale. Ernesto, invece, ha aperto le frontiere. Per esempio il suo ultimo Compasso d’Oro Discovery è una iniezione di luce super efficiente. È arrivato al massimo, con una operazione concettuale. Questo è Artemide con lui, una storia contemporanea anche molto rischiosa.

Cinque consigli pratici per affrontare le sfide del nuovo millennio.

La prima è contribuire al futuro, essere consapevoli di quello che puoi dare, con passione, al mondo. Secondo, finirla con gli alibi. Terzo, darsi al vegetarianesimo, quarto essere animalisti e avere totale rispetto per la natura. Quinto non smettere mai di guardare la vita con profondità.