Carole Hubscher - Credits: Claudio Mastroianni
Storytelling

Carole Hubscher: la donna dietro la matita

Secondo Carole Hubscher, gli svizzeri e gli italiani hanno una cosa che li accomuna più di quanto il resto li divida: l'amore per l'artigianato, la manifattura.

Insomma: siamo popoli pratici, che amano fare, costruire, creare. Sporcarsi le mani.

Presidente di Caran d'Ache, marchio che ci ha regalato strumenti per la scrittura e il disegno iconici come il portamine Fixpencil o le matite acquerellabili Prismalo, l'abbiamo incontrata in occasione della Milano Design Week e della presentazione dell'edizione speciale della Fixpencil firmata Mario Botta, e ne abbiamo approfittato per sederci con lei e farci raccontare la sua visione del design, filtrata dalla lente di chi trasforma il prodotto in progetto imprenditoriale.

"Un prodotto di design è un qualcosa che sì può passare alle generazioni future, una bella storia, un prodotto iconico. Questo è il design", ci ha raccontato Carole. "Prendete la nostra Fixpencil, ad esempio: è un vero prodotti di design perché non è qualcosa che segue le mode. È rimasta e rimane sempre se stessa".

E in effetti stiamo parlando di un prodotto con quasi 90 anni di storia, nato per merito di due degli elementi che costruiscono la base dell'innovazione: la necessità e l'intuizione. Nel 1929 - anno di creazione della Fixpencil - il legno di cedro che costituisce l'armatura delle classiche matite scarseggiava, ed è da questa necessità che l'ingegnere Carl Schmid ebbe l'intuizione di creare una armatura meccanica, un portamine a pinze in grado di sfruttare direttamente le mine in grafite.

Un'idea semplice accompagnata da scelte di design vincenti (la forma esagonale della Fixpencil richiama quella delle matite a cui siamo abituati) ed ecco un oggetto senza tempo, valido e apprezzatissimo ancora adesso.

Carole Hubscher ci scherza su: "È il regalo perfetto: c'è una storia dietro, ed è anche più economica di un mazzo di fiori".

Il nuovo Fixpencil Caran d’Ache firmato Mario Botta - Credits: Caran d’Ache
Credits: Caran d’Ache
Credits: Caran d’Ache
Caran d’Ache - Credits: Caran d’Ache

"Quando hai un prodotto iconico, si vende da solo: la gente ne conosce bene la qualità, e sa di non correre un rischio o rimanerne deluso". 

La Hubscher ci racconta della sua azienda con la chiarezza, la calma e l'energia di una persona che ha piena fiducia nel suo marchio.

Che, dopotutto, ha tranquillamente superato il traguardo dei cent'anni (e qualcosa vorrà pur dire).

"Caran d'Ache è un 'love brand', un marchio che si ama, che si lega ai nostri sentimenti: ci ricorda la nostra infanzia, i bei momenti della nostra vita. Sono molto orgogliosa di esserne presidente, soprattutto perché si tratta di un marchio che è ancora al 100% svizzero: creiamo e produciamo in Svizzera, senza nessuna esternalizzazione all'estero". 

"Quello che vorrei aggiungere all'azienda, come primo presidente donna, è una maggiore trasparenza comunicativa: abbiamo così tanto da raccontare, e finora abbiamo detto pochissimo, ci siamo solo concentrati sulla produzione. Ma oggi come oggi la gente vuole conoscere la storia dei prodotti che acquista. Che cosa c'è dietro a un brand".

Caran d'Ache - La fabbrica nel 1924 - Credits: Caran d'Ache

Storia, storia, storia: una parola che ritorna spesso nella nostra intervista, un concetto che Carole Hubscher sembra amare particolarmente e che accompagna la sua visione del marchio.

Certo, con un heritage così forte come quello di Caran d'Ache la tentazione potrebbe essere quella di sedersi, rilassarsi e affidarsi a oggetti iconici come la Fixpencil, o le matite Prismalo, o le stilografiche Madison, o le classiche penne a sfera 849.

Tutti prodotti che si vendono da soli, come ricordava la presidentessa.

Invece l'azienda svizzera ha optato per una strategia intelligente, fatta anche (e soprattutto) di edizioni speciali che vedono il coinvolgimento di architetti, designer, artisti.

Un omaggio a chi quei prodotti li usa davvero tutti i giorni (Joan Mirò e Picasso, per citare due nomi), ma anche una strizzata d'occhio agli amanti del collezionismo, sempre alla ricerca di sfizi e novità.

Paul Smith, India Mahdavi, Claudio Colucci, lo stesso Mario Botta: personaggi che hanno messo la loro firma e la loro cifra stilistica sulla cancelleria made in Swiss, andando ad arricchire e rinfrescare il catalogo di Caran d'Ache con veri e propri oggetti del desiderio.

Mario Botta mostra a Carole Hubscher la sua Fixpencil - Credits: Ufficio stampa

"Penso che sia molto importante che ci siano storie reali dietro alle collaborazioni che nascono fra un brand e gli artisti", sottolinea però la Hubscher.

"Con Mario Botta, per esempio: Mario usa da molto tempo la nostra FixPencil, ne ha una rossa sempre nel taschino". Per questo motivo Caran d'Ache ha deciso di approcciarsi ancora una volta a Botta (aveva già firmato una stilografica nel 2005) chiedendogli di metterci la testa. Rilavorando la Fixpencil con il suo stile personale. 

"... e si vede immediatamente la firma di Mario Botta, a colpo d'occhio", conclude Carole Hubscher. "Si dice che una delle prime cose che Botta dice ai suoi studenti è 'Dimenticate i computer: prendete una Fixpencil e imparate a disegnare a mano libera'. Ed è proprio vero: l'atto creativo nasce da una connessione fra quello che hai in mente e la tua mano. I primi schizzi, le prime fasi di un progetto... è importantissimo che vengano fatte a mano".

Perché il passato, la tradizione devono essere amati e rispettati.

Le nuove tecnologie possono aiutare i designer, velocizzare la produzione, creare nuovi materiali e nuove soluzioni. Ma per dare forma al pensiero, prima di tutto, serve un foglio di carta. E una matita.

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