Veduta del soggiorno: libreria vintage di Romeo Rega; specchi Gronda di Luciano Bertoncini per Elco; tavolo Lunario di Cini Boeri; tappeto Super Rock di Bethan Laura Wood per cc-tapis. - Credits: Foto: Federico Torra
Andrea Grecucci, Kaisha Davierwalla e il cane Didi ritratti nel loro living. - Credits: Foto: Federico Torra
Un angolo dello studio: lampada di Franco Albini; vasi di Arne Bang e di vari autori scandinavi; sedia di Chiavari. - Credits: Foto: Federico Torra
A parete: Sphera (1968) di Arnaldo Pomodoro, calendario Bilancia di Enzo Mari per Danese, Bosco in Città (2016) di Ugo La Pietra. Lampada da tavolo Gibigiana di Achille Castiglioni per Flos. - Credits: Foto: Federico Torra
Il soggiorno - Credits: Foto: Federico Torra
Storytelling

La casa-galleria di Andrea Grecucci e Kaisha Davierwalla

«Ogni tanto capita di tornare a casa dallo studio e accorgermi che manca qualcosa. Una volta è il divano, un’altra la lampada e un’altra ancora il tavolino. Poi scopro che è stato venduto e allora mi dico che è un non problema». Sorridendo, Andrea Grecucci mi accoglie nella casa-galleria milanese che condivide insieme alla compagna Kaisha Davierwalla e Didi, piccolo bassotto pigro e sornione.

Varcato l’ingresso, subito ci si immerge in una moltitudine di pezzi di storia, arte e design di cui il salotto, cuore pulsante dell’abitazione, è colmo: uno spazio camaleontico mai uguale a se stesso. Giovanissimi, laureati allo IED (dove si sono conosciuti), sono entrambi guidati da una passione autentica per il mondo del collezionismo che li ha portati a fondare Vaspaar, non una semplice galleria di arredi storici, ma un servizio di ricerca su misura pensato per soddisfare le esigenze più originali.

Andrea, originario di Pordenone, un passato nella consulenza, oggi è Senior Product Designer per V-MODA e Roland. «Il collezionismo rappresenta per me il desiderio di circondarsi di cose belle che hanno una storia da raccontare, e che sono passate da tante mani», spiega. «Bilancia un po’ il concetto di consumo di massa al quale al giorno d’oggi siamo sempre più abituati. È un’attrazione che nasce dal desiderio di unicità. A affascinarmi è la capacità di un oggetto di mantenere il suo spirito nel corso degli anni, cosa che manca sfortunatamente nell’elettronica di consumo, sia in termini di materiali, processi di produzione, sostenibilità, decadimento». Poi, per esemplificare, indica il tavolino della sala: «Si riconosce il periodo di fabbricazione per via dei segni dovuti alle pinze di estrazione della lastra di vetro. Oggi sono considerati un difetto di produzione, ma all’epoca era una tecnologia incredibile. L’imperfezione era un valore aggiunto».

Quella per il collezionismo, si diceva, è una passione in comune con Kaisha, milanese di adozione e nativa di Surat, nello stato indiano del Gujarat, città conosciuta come hub dei diamanti e del settore tessile. La scintilla per gli oggetti d’antan è scattata lavorando per una galleria d’arte: «Mi piaceva scoprire i dettagli dei progetti, come una sorta di feticismo. Per esempio mi è successo con un tavolo di Sottsass, l’ho davvero coccolato (ride, n.d.r.). Conclusa la collaborazione, dopo essermi presa un po’ di tempo, un pezzo in vetrina di una piccola galleria mi ha colpita. Mi sono detta, facciamo una scommessa: l’ho preso e l’ho rivenduto. È stato l’inizio del progetto Vaspaar, che si è via via ampliato come anche la rete di contatti», racconta.

«In questo campo serve molta pazienza,una buona dose di istintività, la sensibilità per individuare i trend del momento e naturalmente un po’ di fortuna. Siamo soltanto all’inizio». Nel soggiorno salta subito all’occhio, rosa shocking, la poltrona Le Bambole che fa compagnia al divano modulare Camaleonda, entrambi firmati Mario Bellini per B&B Italia. Tutto intorno una moltitudine di pezzi dei maestri: Nanda Vigo, Gio Ponti, Ugo La Pietra, Archizoom,
tra gli altri. E poi ancora deliziose ceramiche scandinave. «Non tutto è in vendita», precisa
Kaisha maneggiando i vasi di Arne Bang e Axel Salto. «Sono pezzi a cui sono particolarmente legata, a Copenhagen mi sono letteralmente innamorata di questi autori».

La zona studio lascia spazio a oggetti più contemporanei, da cc-tapis al cabinet Ritual del duo CARA \ DAVIDE, passando per il tavolino Obon disegnato da Simone Bonanni per Moooi. Sulla parete emerge una tela colorata disegnata da Andrea, che dialoga con un’altra della stessa serie posizionata nel soggiorno. «Mi sono ispirato agli artisti italiani degli anni 60 e in particolare all’Arte Programmata e Optical. Per un gioco di prospettive i due quadri sembrano avere la stessa dimensione, in realtà misurano rispettivamente 50 e 80 centimetri». Vaspaar è attivo anche sulla vetrina online 1stdibs.com e, un po’ come il salotto della casa, è in continua evoluzione: all’orizzonte c’è anche un progetto di gioielli artigianali. «Siamo giovani e spesso siamo portati a confrontarci con realtà di soli adulti. Il collezionismo è un mondo radicato in una fascia ben definita, sia a livello anagrafico che di potere d’acquisto. Forse è grazie alla nostra forma mentis fresca che siamo riusciti a inserirci nel settore apportando un contributo», spiega Andrea mostrando un’opera di Arnaldo Pomodoro in tiratura limitata, mentre Kaisha, in tono scherzoso, aggiunge: «Non è certo un lavoro pocket friendly!»

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Dal numero di aprile/maggio di ICON DESIGN, disponibile anche in formato digitale.