La designer Maddalena Casadei vive e lavora a milano dal 2002. - Credits: Foto: Filippo Bamberghi
Sedie Eames Plastic Chair di Vitra. Alla parete, stampe serigrafiche di Mimmo Paladino per Danese. Lampade Potence Pivotante di Nemo. - Credits: Foto: Filippo Bamberghi
Libreria di Orioli & Magnani in legno ospita una collezione di libri, riviste e oggetti provenienti da tutto il mondo, collezionati dalla designer o ricevuti in regalo. - Credits: Foto: Filippo Bamberghi
La cucina su misura di Orioli & Magnani ha la superficie di Ettore Sottsass per Alpi. In primo piano, il tavolo Fonda di B-line. - Credits: Foto: Filippo Bamberghi
In cucina, centrotavola in ceramica disegnato da Maddalena Casadei e Dunja Weber. - Credits: Foto: Filippo Bamberghi
In soggiorno, serie di tavoli tavolotto firmata dalla designer per Fucina. - Credits: Foto: Filippo Bamberghi
Storytelling

A casa di Maddalena Casadei

Il timbro di voce di Maddalena Casadei trasmette un senso diffuso di calma. Così come gli oggetti nati dalla sua matita che popolano qua e là la casa-studio in zona Washington, nella porzione ovest di Milano. Soffitti altissimi, pavimenti come vuole la tradizione meneghina, finestre ampie e tanta, tanta luce.

«L’appartamento era di proprietà di un nucleo familiare composto da cinque persone, l’ultimo dei figli aveva 85 anni al momento della compravendita», mi racconta la designer emiliana, una laurea in architettura all’Università di Ferrara e un master in design presso la Domus Academy, e parecchi anni di collaborazione con il designer britannico James Irvine. «Queste erano case popolari e l’edificio era interamente di proprietà dello IACP (Istituto Autonomo Case Popolari, ndr.). Sono state costruite all’inizio del Novecento con attenzione e qualità».

Maddalena fa gli onori di casa, e mi fa strada indicando due grandi aperture di passaggio, ricavate liberando due porte molto basse, che conducono all’ambiente principale. Idealmente tripartito, lo spazio prevede un grande tavolo ibrido dove ai meeting di lavoro si alternano cene con amici e designer, un’area lavoro e un living room che affaccia su un piccolo giardino che pare una foresta. Una grande libreria accoglie oggetti di ogni genere provenienti da tutto il mondo, dal Marocco al Giappone, che crescono pian piano. Libri, riviste, maneki neko, maracas, ceramiche dalla tradizione pugliese, fedelissime riproduzioni in gomma di porzioni di sushi, una scimmietta Zizì di Bruno Munari e, certamente, alcuni pezzi firmati dalla designer.

«Mi interessano gli oggetti in grado di comunicare una sorta di pacatezza, che non urlano, non ostentano. Proprio come le persone, sono poi quelli che porti con te a lungo termine, e in una certa misura completano il tuo modo di essere». Il carattere originario dell’appartamento emerge anche in cucina, dove il pavimento a scacchi è stato preservato. «Visto che i rivestimenti erano eccentrici in partenza, mi sono detta: rendiamo il resto ancora più pazzo. E così ho optato per una cucina in marmo con rivestimento in legno realizzato da Ettore Sottsass per Alpi».

Un rialzo conduce dal living al piccolo bagno attiguo allo studio e infine alla camera da letto equipaggiata con bagno privato. «Ho trasformato in porte una serie di antiche portefinestre ricevute in dono da un amico», precisa Maddalena. «Mettendoli insieme, comprendi appieno la forza degli oggetti. Trovo interessante combinare i miei lavori con quelli di altri designer, è lì che ti rendi conto se hai fatto una cavolata. È un po’ un banco di prova, quello di inserire i propri progetti in un contesto più ampio per capire se funzionano».

Mentre passiamo ai saluti un pensiero va alla città che dal 2002 dà casa a Maddalena, oggi che se ne parla un gran bene: «Salone o non Salone, a Milano la differenza la fa la rete di tutte quelle realtà di artigiani, piccole e grandi produzioni presenti sul territorio, nello specifico in Brianza, e la facilità con cui possiamo raggiungerle e instaurare un dialogo. Si sente soprattutto una forte spinta dal basso, testimoniata dalla nascita, ad esempio, di nuovi spazi espositivi. C’è una grande voglia di fare e mettersi in gioco. La sensazione di ripresa culturale si percepisce chiaramente e fa bene a tutti. E poi Milano è anche un punto di incontro, possiede una dimensione sociale da fare invidia alle grandi metropoli internazionali. È davvero un bellissimo momento per vivere qui, forse uno dei migliori. Come si suol dire, godiamocela finché dura!»