Il cemento a vista è onnipresente a Casa Mérida, concepita come una sorta di rifugio ascetico del XXI secolo. - Credits: Foto: Rory Gardiner
 Il progetto elimina la classica distinzione tra interno e esterno, creando uno spazio liquido che interagisce con l’ambiente. - Credits: Foto: Rory Gardiner
Un dettaglio della camera da letto matrimoniale al piano superiore del blocco centrale. Il tetto richiama i templi Maya. - Credits: Foto: Rory Gardiner
La piscina, ispirata ai Cenote, le grotte della cultura Maya. Il proprietario (in foto) era alla ricerca di un luogo di relax per sé e la famiglia, da usare come base per raggiungere alcuni luoghi sulla costa famosi per il kite-surf. - Credits: Foto: Rory Gardiner
Storytelling

Casa Mérida, scultura urbana progettata da Ludwig Godefroy

A un paio di isolati dalla Plaza Grande, il cuore pulsante della città di Mérida (la capitale dello stato messicano dello Yucatan), il progetto residenziale firmato dall’architetto di origini francesi Ludwig Godefroy è una visione dal flair quasi ascetico che contrasta col tessuto architettonico circostante dall’inconfondibile impronta coloniale. Una sorta di scultura urbana, la villa realizzata per un professionista di successo di Città del Messico, dove lo stesso Godefroy ha il suo studio di architettura, sorge su un terreno dalla forma allungata e stretta – bizzarra e tuttavia piuttosto comune nella capitale delle cultura Maya, in cui spesso le abitazioni private venivano divise in lunghezza in due o più parti per ragioni di eredità.

A colpire Godefroy è stata una villetta operaia, più umile rispetto agli edifici imponenti che caratterizzano gran parte di Mérida. «Le proporzioni del terreno, lungo 80 metri e largo solo 8, hanno rappresentato una sfida a me finora sconosciuta. Ho voluto mettermi alla prova», racconta l’architetto. E il risultato è qualcosa di suggestivo.

Godefroy ha mantenuto lo scheletro dell’edificio preesistente, con l’enigmatica facciata frontale in pietra, e ha creato al suo interno uno spazio raccolto, radicale e armonioso al tempo stesso: un’ode a uno stile di vita semplice. A definire lo stile della villa, che fa tornare alla mente le architetture moderniste di Juliaan Lampens e Le Corbusier, è il rigore concettuale della struttura di cemento a vista, ammorbidita da motivi scultorei e da una serie di pozzi di luce dal richiamo zen che movimentano e aprono l’architettura della casa.

Per evitare un conseguirsi di stanze buie è stata infatti creata una sequenza di volumi coperti intervallati da quattro aree outdoor: a eccezione del blocco centrale su due livelli, tutti gli spazi living si sviluppano al piano terra; all’esterno invece ci sono tre cortili con piante autoctone e, all’estremità più appartata, lontana dai rumori della strada, si trova una spettacolare piscina rettangolare ispirata ai cenote, i bacini d’acqua dolce sacri ai Maya.

«Casa Mérida non è una villa con giardino, ma un giardino con una villa», precisa Godefroy.
Interno e esterno si completano e si confondono anche per ragioni pratiche. A queste latitudini dove l’aria condizionata è ormai considerata essenziale per sopravvivere al clima tropicale umido, gli ambienti permeabili consentono all’aria di fluire naturalmente: uno stratagemma funzionale e eco-friendly che sfrutta le possibilità offerte dal sito. La sostenibilità è senza dubbio uno dei punti forti di Casa Mérida: dotata di un impianto solare termico e di pannelli fotovoltaici per produrre autonomamente l’energia necessaria al suo funzionamento, l’abitazione è autosufficiente grazie anche a un sistema che garantisce il ciclo integrato delle acque.

Anche negli interni la parola chiave è essenzialità: spartani, ma coerenti con lo stile architettonico della villa, rinunciano quasi interamente agli arredi, tanto che è lo stesso calcestruzzo a dare forma non solo a pavimenti e soffitti, ma anche agli ambienti stessi. Porte e finestre a feritoia in legno di pino realizzati da falegnami del posto scaldano la palette di colori grigio-crema: un simbolo della relazione tra l’artigianato locale e Casa Mérida, realizzata per il 90% sul posto.

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Articolo pubblicato sul numero di marzo di ICON DESIGN