«Non abbiamo toccato nulla, abbiamo conservato la pianta, i soffitti e i pavimenti, come il parquet modello Versailles», dice l’architetto Charles Zana della sua casa a Parigi, nel sesto arrondissement - Credits: Foto: Henry Bourne
In sala da pranzo, lampada di Ettore Sottsass, sedie di Michele de Lucchi, scultura la fleur qui marche di Fernand Léger. Poltrona Djo disegnata da Charles Zana. - Credits: Foto: Henry Bourne
Tavolo di Xavier Mategot; vasi in ceramica e sedia seggiolina di Ettore Sottsass, lampada di Andrea Branzi. alla parete fotografia di Hiroshi Sugimoto. - Credits: Foto: Henry Bourne
In salotto, uno dei 21 totem realizzati da Ettore Sottsass nel 1965. Divani Raffles di Vico Magistretti per DePadova. Lampada di Andrea Branzi. - Credits: Foto: Henry Bourne
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Seduta con sgabello di Carlo Mollino, il vaso di Ettore Sottsass sul tavolo è uno dei 30 pezzi collezionati da Charles Zana. Poltroncine Cornouaille e tavolino calanque dello studio Zana. - Credits: Foto: Henry Bourne
Mosaico di mattonelle nell’entrata dell’appartamento. Sedia Favela dei Fratelli Campana. Armadio del 1955 di Ettore Sottsass. - Credits: Foto: Henry Bourne
In camera da letto, lampadario Platone del 2008 di Andrea Branzi prodotto da Design Gallery Milano, lampada di Andrea Branzi, sgabelli Nomad di Charles Zana, paravento di Bruno Munari. - Credits: Foto: Henry Bourne
Storytelling

A casa di Charles Zana

C’è sempre un primo pezzo di Ettore Sottsass. Che sia un set di posate, una macchina da scrivere, una libreria. «È difficile da spiegare. Avevo appena finito una lezione all’École des beaux-arts, stavo passeggiando non lontano da Rue Bonaparte, a Parigi», Charles Zana, architetto classe 1960, è in aeroporto di ritorno dalla Biennale d’Arte a Venezia con un volo in ritardo, l’ennesimo caffè e un momento amarcord.

«Saranno stati circa 30 anni fa, ho alzato lo sguardo. Mi sono incantato a guardare una vetrina disegnata da lui per una galleria d’arte. Dopo qualche anno ho comprato il mio primo pezzo di Sottsass: un vaso giallo e verde della serie Lava del 1962 per Bitossi che ora campeggia nel mio soggiorno. Un’emozione incredibile, da lì ho iniziato a collezionare. Ma non subito», ci tiene a precisare. «Quello dell’architetto e designer – ma anche fotografo, scrittore, intellettuale – è un mondo a sé difficile da comprendere. Ho iniziato a riuscirci soprattutto attraverso quello che ha scritto. Le ceramiche non sono solo ceramiche. C’è qualcosa dietro, c’è quello che il maestro italiano aveva da dire a proposito della vita, della sessualità, della simbologia. Il suo design parla del mondo, arriva in posti lontani, esotici, antichi, ai confini delle culture dominanti. Quando l’ho capito, dal ’95 a oggi, mi ci sono riempito casa».

Zana, con una collezione di 30 pezzi e uno studio di progettazione di alberghi, ristoranti, abitazioni, vive in un gioiello nel VI° arrondissement, a Saint-Germain-de-Prés: 250 metri quadri al primo piano di quello che un tempo, nel 18esimo secolo, era un hotel particulier. «È un inedito mix: abbiamo conservato la pianta, i soffitti e i pavimenti, un parquet Versailles. Non ci sono corridoi, tutta la luce attraversa le finestre che affacciano sul parco. L’idea era di tenere la forma originaria riempiendola di design post modernista». Un caleidoscopio di materiali: oltre ai pezzi coloratissimi del genio che fondò il collettivo Memphis, parlano tra loro – in un
dialogo immaginario – quelli di Carlo Mollino e Jean Prouvé, Andrea Branzi e Bruno Munari, Formantasma e i fratelli Campana.

«Sottsass è Bach», Charles Zana non trattiene la metafora. «Come il compositore tedesco ha realizzato in musica schemi matematici e simmetrie senza precedenti, così il maestro eclettico nato a Innsbruck nel 1917 ha creato una lingua fatta di poche lettere e forme grammaticali: il cerchio, il triangolo, il quadrato. Quando ascolti le Variazioni Goldberg, ti sembrano quasi un esercizio ripetitivo molto semplice e basico, ma dopo ore non sono mai la stessa cosa, trasmettono sensazioni diverse».

Durante la Biennale nel 2017 Charles Zana ha presentato a Venezia, nel negozio Olivetti di Piazza San Marco disegnato da Carlo Scarpa, una selezione di prime ceramiche di Sottsass, realizzate fra il 1957 e il 1969. «Non solo i vasi, la casa è costellata dall’energia dei totem, forme primordiali che raccontano, dalla terra al cielo, un inno allo stupore, all’eros primordiale». Disegnati negli anni 60 quando l’architetto baffuto era allettato nella Silicon Valley per via di una nefrite presa in India, i 21 totem furono esposti per la prima volta nella galleria Gian Enzo Sperone di Milano ma – «difficile a immaginarlo» – furono completamente invenduti. «Mi piace come dialogano in uno spazio dell’Ottocento. Non potrei vivere in un antico appartamento, così come non potrei stare in una galleria d’arte, quello che mi interessa è l’armonia. Il misticismo di Carlo Mollino, la poesia di Bruno Munari, la rotondità di Pierre Poulin, ma anche la semplicità di tende di lino bianche alle pareti. Non è kitsch», ci tiene a precisare. «Ma è vivere in un appartamento classico con ondate contemporanee».

Oggi Zana realizza progetti fra New York, Svizzera e Corsica ma sta preparando per la sua galleria sperimentale L’Annexe, a Parigi, un’esposizione a ottobre in collaborazione con la Galleria Tornabuoni dedicata all’arte e al design italiano fra anni 60 e 80. «Tanta libertà e poesia, la mostra si intitolerà Utopia. Bello, no?».