Chiara Bettazzi - Credits: Foto: Claudia Gori
Storytelling

Arte in fabbrica: Chiara Bettazzi

È stata la prima, nel 2005, a convertire una fabbrica abbandonata di Prato in uno spazio dedicato ai linguaggi dell'arte contemporanea, dando inizio alla riattivazione della zona da parte di artisti e creativi.

Oggi, Chiara Bettazzi è l'artista promotrice di una serie di iniziative che hanno lo scopo di riportare i pratesi nelle zone in cui si è costruita l'identità industriale della città. Una vera e propria tendenza, che si sta diffondendo in varie aree della città coinvolgendo attivamente sempre più cittadini nelle trasformazioni del tessuto urbano.

Al progetto Diari Urbani, una mappatura delle strutture ex industriali abbandonate di Prato, si è affiancato nel 2015 il TAI (Tuscan Art Industry), una manifestazione di arte contemporanea e archeologia industriale che ogni anno riconsegna ai cittadini un'ex fabbrica del luogo, aprendola a workshop, proiezioni e installazioni. Il prossimo appuntamento è sabato 26 novembre con l'opening dell'Ex Anonima Calamai e un tour alla scoperta della struttura firmata dall'architetto Pier Luigi Nervi.

Abbiamo intervistato Chiara per capire cosa sta succedendo in città.

Prima dell'arrivo del tuo spazio dedicato all'arte contemporanea, Studio Corte 17, la zona di via Genova era completamente abbandonata. Com'è nata l'idea di aprire il tuo studio proprio qui?

Quando ho deciso di creare Studio Corte 17 in questo lanificio abbandonato qui non c'era nulla. Pian piano che abbiamo iniziato a ospitare performance, mostre di artisti emergenti e installazioni, le persone hanno iniziato a incuriosirsi e altri creativi ci hanno seguito, aprendo i propri spazi qui. Oggi si è creato un vero e proprio quartiere fatto di studi fotografici e sale prova di musicisti, tanto da essere riconosciuto anche a livello regionale come zona in stato di riqualificazione.

Insieme a Studio Corte 17 ci sono altre gallerie e associazioni culturali molto vicine al territorio e all'identità industriale della città. Ci vuoi raccontare l'esperienza con .con | CONTEMPORANEO CONDIVISO, il contenitore di queste realtà?

Negli ultimi anni sono nate sempre più associazioni di artisti che uniscono le più diverse discipline artistiche al territorio e alla città di Prato. Per questo, a un certo punto, abbiamo sentito la necessità di lavorare in sinergia, creando un network di tutte le realtà creative indipendenti di Prato. In questo, l'Assessorato alla Cultura è stato molto sensibile nel darci una mano e così è nato .con | CONTEMPORANEO CONDIVISO, un progetto che unisce 11 spazi indipendenti presenti sul territorio.

Un progetto che si inserisce in un momento culturalmente molto interessante per la città di Prato, quello della riapertura del Centro Pecci...

Esattamente, la riapertura del Pecci ha dato impulso alla scena contemporanea cittadina. La forza di Prato è proprio quella di essere animata da tante realtà indipendenti locali. A chi viene a Prato per vedere il Museo Pecci abbiamo voluto dare la possibilità di scoprire questo tessuto artistico. E questo non è solo importante per noi, ma anche per il Centro Pecci stesso, che non può e non deve rimanere scollegato alla realtà che lo ospita. Anzi, è necessario mantenere vivo il dialogo tra il museo e l'arte indipendente pratese. L'uno si nutre dell'altra e viceversa.

Tu hai sempre voluto lavorare sul territorio pratese e sulle sue peculiarità. Ci puoi parlare del Festival Tuscan Art Industry e del tuo interesse per l'archeologia industriale?

Prato nasce come città industriale e il TAI è partito proprio dalla volontà di sensibilizzare i pratesi alla bellezza di un patrimonio industriale immenso, che ci appartiene ma che si sta perdendo a causa delle speculazioni edilizie. Lo scopo è quello di riportare in vita questi luoghi anche solo per poco tempo, avvicinando i cittadini alla storia della città. Io sono sempre stata affascinata da questi luoghi, fin dall'infanzia. Luoghi intatti, non ancora manomessi, che possono rivivere anche con semplicità. Gli interventi di Tuscan Art Industry sono semplicissimi: ogni anno ci focalizziamo su un'ex fabbrica presente sul territorio pratese, che abbia una certa rilevanza storica e architettonica, e la rendiamo di nuovo fruibile ai cittadini, anche solo per una settimana. Basta pochissimo per riportare attenzione su queste strutture: anche solo illuminarle. La fabbrica scelta per l'edizione di quest'anno è l'Ex Anonima Calamai, progettata dal famoso architetto Pier Luigi Nervi. Il 26 novembre verrà presentato il lavoro site specific che l'artista francese Rebecca Digne ha realizzato con i partecipanti al workshop, curato da Alessandro Gallicchio, che si è tenuto nei giorni precedenti all'evento. Ma non solo, verranno proiettate le fotografie di un nuovo progetto, Industrial Heritage Map SC17, un vero e proprio archivio delle strutture ex industriali del territorio realizzato da alcuni artisti under 35, e in conclusione ci sarà un dj set di Healing Force Project.

Qual è il rapporto degli abitanti di Prato con queste strutture e con il patrimonio architettonico di Prato?

I pratesi sono ormai abituati a vedere queste strutture totalmente abbandonate al degrado. Le guardano ma non le vedono più, è come se le avessero rimosse dalla propria memoria, anche se queste fabbriche hanno contribuito alla loro stessa storia. L'anno scorso, durante la prima edizione del TAI, mentre allestivamo la fabbrica Lucchesi le persone passavano e mi dicevano: sai che qui ci lavorava mia nonna? Sai che ci venivo sempre da bambino? Ecco, sta succedendo questo a Prato. Io voglio ricreare quel filo che collega la cittadinanza a questi luoghi. Un filo che negli anni si è spezzato. E che può essere ricreato con piccoli gesti simbolici. Della fabbrica Lucchesi abbiamo illuminato le finestre e la cisterna: le persone erano estasiate. Per noi è stato il momento più bello. In questo senso, il TAI restituisce la storia della città nelle mani dei cittadini.

Studio Corte 17
Studio Corte 17
Studio Corte 17
Studio Corte 17
Tuscan Art Industry - Ex Anonima Calamai - Credits: Foto: Claudia Gori
Tuscan Art Industry - Ex Anonima Calamai - Credits: Foto: Claudia Gori
Tuscan Art Industry - Ex Anonima Calamai - Credits: Foto: Claudia Gori
Tuscan Art Industry - Ex Anonima Calamai - Credits: Foto: Claudia Gori
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