Collezione Maramotti Veduta di sala, open space 1° piano / Exhibition view, open space 1st floor opere di / artworks by: Mario Merz - Credits: Ph. C. Dario Lasagni
Storytelling

Il fascino discreto di Collezione Maramotti

Dell'understatement, Max Mara ha saputo fare una bandiera. E così anche Collezione Maramotti: aperta al pubblico nel 2007 nello storico edifico dell'azienda a Reggio Emilia, è una gemma nascosta (o quasi) che custodisce oltre 200 opere di arte contemporanea.

La sua storia, che risale agli anni Settanta, è indissolubilmente legata alla figura di Achille Maramotti, fondatore del marchio e appassionato d'arte. Fu lui a comporre, dal Dopoguerra in avanti, un'ampia collezione d'arte contemporanea che si alimentava delle idee artistiche più rivoluzionarie dei tempi. Man mano che le opere aumentavano, cresceva l'idea di aprire, un giorno, un luogo dedicato alla fruizione dell'arte. E così fu. Lo stabilimento di via Fratelli Cervi, fino al 2003 sede principale dell'azienda, fu trasformato nella dimora ufficiale di Collezione Maramotti (ma Achille non riuscì mai a veder realizzato il suo sogno: morì poco prima dell'inaugurazione), mentre l'azienda fu trasferita in uno stabilimento più grande nella periferia di Reggio Emilia.

A convertire in spazio espositivo la struttura di via Fratelli Cervi – realizzata nel 1957 dagli architetti Pastorini e Salvarani – è stato il progettista inglese Andrew Hapgood, che ha mantenuto l'essenzialità del progetto originale modificando la percezione dell'edificio attraverso nuove entrate nelle facciate est e ovest e due volumi all'interno del corpo della fabbrica. In dialogo con l'architettura che le ospita, sono allestite 200 opere appartenenti alla Collezione della famiglia Maramotti, che consta di circa un migliaio di pezzi tra dipinti, sculture e installazioni.

Collezione Maramotti Ingresso lato Nord / North entrance - Credits: Ph. C. Claudia Marini
Collezione Maramotti Veduta interna / Interior view opera di / artwork by: Mark Manders - Credits: Ph. C. Cesare Di Liborio
Collezione Maramotti Veduta interna / Interior view opera di / artwork by: Mark Manders - Credits: Ph. C. Gabriele Micalizzi/Cesura

Il percorso espositivo, imponente per il numero e la rilevanza delle opere, si snoda attraverso quarantatre stanze distribuite su due piani: il primo piano ospita dipinti italiani ed europei realizzati tra gli anni Cinquanta e Ottanta, mentre il secondo presenta opere americane ed europee create tra gli anni Ottanta fino ai 2000. Gli spazi aperti tra le varie sale accolgono invece installazioni e sculture, tra cui Caspar David Friedrich di Claudio Parmiggiani – opera monumentale diventata il simbolo della Collezione – e Due o tre strutture che s'aggancino a una stanza per sostenere un boomerang politico di Vito Acconci, allestita in uno spazio che ricalca quello che l'ha originariamente presentata nel 1978.

Tra i meriti della Collezione, quello di offrire un'ampia panoramica sulle maggiori tendenze artistiche italiane e internazionali della seconda metà del XX secolo, dall'arte informale degli anni Cinquanta passando per la Pop Art romana e l'Arte Povera fino alla Transavanguardia e al Neo-espressionismo tedesco e americano. Tra gli artisti in esposizione, ci sono tutti gli esponenti delle correnti che hanno segnato la storia recente dell'arte, come Francis Bacon, Alighiero Boetti, Alberto Burri, Lucio Fontana, Anselm Kiefer, Jannis Kounellis, Piero Manzoni, Sigmar Polke, Gerhard Richter, Julian Schnabel e Bill Viola. Un patrimonio artistico aperto alla fruizione gratuita (su appuntamento), proprio come voleva Achille Maramotti.

Collezione Maramotti Veduta di sala / Exhibition view opere di / artworks by: Fausto Melotti, Giuseppe Uncini, Mario Schifano, Tano Festa - Credits: Ph. C. Cesare Di Liborio
Collezione Maramotti Veduta di sala, open space 2° piano / Exhibition view, open space 2nd floor opere di / artworks by: Huma Bhabha, Mark Manders, Erick Swenson
Collezione Maramotti Veduta di sala, open space 1° piano / Exhibition view, open space 1st floor opere di / artworks by: Mario Merz - Credits: Ph. C. Dario Lasagni
Claudio Parmiggiani Caspar David Friedrich 1989 - Credits: Ph. C. Dario Lasagni
Collezione Maramotti Veduta di sala / Exhibition view opere di / artworks by: David Salle, Sandro Chia - Credits: Ph. C. Dario Lasagni
Collezione Maramotti Veduta di sala / Exhibition view opere di / artworks by: Julian Schnabel, Alex Katz - Credits: Ph. C. Dario Lasagni
Collezione Maramotti Veduta di sala, open space 2° piano / Exhibition view, open space 2nd floor opere di / artworks by: Tom Sachs, Barry X Ball, Erick Swenson - Credits: Ph. C. Dario Lasagni
Collezione Maramotti Veduta di sala, open space 2° piano / Exhibition view, open space 2nd floor opere di / artworks by: Mark Manders, Kiki Smith - Credits: Ph. C. Gabriele Micalizzi/Cesura

Accanto alla collezione permanente – oggi gestita dai figli di Achille – vengono poi presentate mostre temporanee e progetti multidisciplinari. A parlarcene è Sara Piccinini, Senior Coordinator di Collezione Maramotti: «ogni anno presentiamo tra le tre e le sei iniziative: si tratta più che altro di progetti su commissione, in cui invitiamo gli artisti a creare qualcosa di nuovo per noi, ma non solo. Collaboriamo anche con i teatri di Reggio Emilia, ospitando nei nostri spazi performance di danza contemporanea».

Proprio nel contesto delle collaborazioni con altre iniziative culturali – in questo caso del festival Fotografia Europea - si inserisce la mostra in corso Il Giardino (fino al 30 dicembre 2018) del duo svizzero Lutz & Guggisberg, per la prima volta in Italia con una personale. Le venti opere in esposizione mettono in dialogo la fotografia con la pittura e l'installazione, in un ritratto spietato del rapporto deviato tra l'uomo e la natura. «Con Fotografia Europea siamo partner fin dal 2008: ogni anno, in occasione del festival, cerchiamo di allinearci al tema della manifestazione con mostre temporanee che si intrecciano alla disciplina fotografica. In questo caso, Lutz & Guggisberg lavorano con la fotografia per trasformarla in qualcosa di altro, impregnato di riferimenti che provengono dalla pittura e dalla scultura», racconta Sara. Un progetto che fa scorrere nuova linfa nell'ambito delle acquisizioni, esattamente come hanno fatto gli altri oltre 30 progetti commissionati dal 2007 a oggi. «Oggi, ad alimentare la Collezione sono proprie le mostre temporanee che ospitiamo: nel 2007, le opere della Collezione erano in totale 400-500, ora siamo attorno al migliaio. Gli artisti invitati a esporre vengono scelti attraverso studio visit e ricerche: cerchiamo di intercettare le fasi di creatività dell'artista, ma soprattutto, di uscire dai sentieri già battuti».

Su questo ragionamento è nato anche il premio biennale Max Mara Art Prize: lanciato nel 2005 in collaborazione con la Whitechapel Gallery di Londra, che mira a sostenere le artiste emergenti che vivono nel Regno Unito. Tra le vincitrici delle prime sei edizioni, Margaret Salmon, Corin Sworn, Laure Provost ed Emma Hart. È stata invece annunciata il 16 aprile l'ultima vincitrice del premio, Helen Cammock, ex allieva del Royal College of Art. Sarà lei a iniziare un periodo di residenza artistica in Italia che la porterà a Bologna, Firenze, Venezia, Roma e Palermo, per arrivare infine a Reggio Emilia con una mostra presso gli spazi della Collezione.

Lutz & Guggisberg il giardino veduta di mostra / exhibition view Collezione Maramotti, Reggio Emilia, aprile / April 2018 - Credits: Ph. Roberto Marossi
Lutz & Guggisberg Dopo il letargo / After Hibernation, 2018 acrilico e olio su c-print / acrylic and oil on c-print 60 x 90 cm - Credits: © Lutz & Guggisberg Ph. Nadine Kägi
Lutz & Guggisberg Macchinina portasapone / Soap Box Car, 2018 acrilico su c-print / acrylic on c-print 60 x 90 cm - Credits: © Lutz & Guggisberg Ph. Nadine Kägi
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