Davide e Hyemin nel soggiorno di casa. Divano Sled di Rodolfo Dordoni per Cassina; lampada Falkland di Bruno Munari per Danese; poltrona vintage Danesi degli anni 60 (Stovfurniture.com), coffee table disegnato dai padroni di casa; sopra, piatti e vasi in ceramica di Open Object. - Credits: Foto: Mattia Balsamini
Sul divano di Cassina, cuscini Marimekko e Cassina. Tappeto Object Carpet. Lampade: a sinistra, Nesso di Giancarlo Mattioli e Gruppo Architetti Urbanisti Cittá Nuova per Artemide. A destra: Falkland di Bruno Munari per Danese. Quadro con foto di Mattia Balsamini, cornice di Silvio Zamorani. - Credits: Foto: Mattia Balsamini
In primo piano, poltrona vintage. dietro, Sedia J77 di Folke Pälsson per Hay; Lampada Tizio di Richard Sapper per Artemide. A destra, Armadio dell’artigiano Gionathan Platania. - Credits: Foto: Mattia Balsamini
Tavolo Sarpi di Carlo Scarpa per Cassina; sedie Yumi di Enzo Berti per Cantarutti; lampada PH 5 di Poul Henningsen per Louis Poulsen; tende di Silent Gliss. A sinistra, cucina disegnata da Hyemin, realizzata da Gionathan Platania. - Credits: Foto: Mattia Balsamini
Storytelling

Colourful Torino

Per linea estetica e forme è davvero impeccabile. Icona evergreen, è utile, funzionale, sostenibile, presenta qualità nei materiali, è a suo modo innovativo. «I colori del pelo si abbinano al divano, gli occhi al tappeto: il nostro gatto è il “pezzo di design” più prezioso», trattiene a stento la timida risata l’interior designer Hyemin Ro, mentre descrive, insieme al marito Davide Barreri, il progetto appena concluso della loro nuova casa a Torino.

Coreana lei, 33 anni, risciacquatura linguistica nel Po piemontese, arriva in Italia per una internship universitaria. Sabaudo lui, 35 anni, architetto e socio fondatore dello studio Plac per cui segue progetti di design urbano. «Galeotta fu una festa di 10 anni fa», spiega Davide, scherzando. «Non c’è stato nessun colpo di fulmine quella sera. Ci sono voluti un po’ di incontri, appuntamenti, poi l’innamoramento, la convivenza e dopo una serie di case, prima a Londra e poi un paio qui in città, finalmente un progetto rivisto completamente da entrambi». 

Un restyling durato un paio d’anni per i circa 100 metri quadrati bagnati dal sole a Borgo Po, nell’antico quartiere precollina di Torino: un ampio soggiorno living con cucina, un corridoio di servizio, due bagni e due camere da letto. «Ci sono anche due balconi, uno sulla città, l’altro sul retro. È una posizione strategica perché vediamo la città da 180 gradi, siamo circondati dagli alberi ma in poco siamo in centro», continuano.
L’abitazione era disabitata da anni perché chi la visitava non ne capiva il potenziale. «La zona giorno guardava verso monte, la zona notte verso valle: era molto buia e non sfruttava la luminosità. Quindi abbiamo deciso di demolire quello che c’era, facendo una grande zona giorno con vista panoramica. Della struttura originale abbiamo tenuto il pavimento palladiano all’ingresso».

Un progetto immaginato, ragionato, pensato insieme, con complicità. Davide ha curato gli aspetti distributivi e la direzione dei lavori, Hyemin ha scelto gli arredi, i materiali e le tinte pastello che ne fanno un cromorama abitativo. «Ho usato molto le tonalità del verde e dell’azzurro per la loro capacità di offrire calma e tranquillità, in cucina ho preferito il rosso che crea appetito. Nella camera da letto, invece, sono tornata ai colori che più aiutano a rilassarsi». Poi, Hyemin prosegue additando i pezzi di design che costruiscono l’abitare: le icone italiane, con pezzi di Munari e di Castiglioni, lo stile scandinavo, come il lampadario di Louis Poulsen o le poltroncine anni 60 rinfoderate, quindi le forme nuove come per le sedie dell’azienda Cantarutti che dialogano con vecchi cavallucci a dondolo, ukulele e terrari in giare di vetro. «Fin da quando ero una giovane studentessa, il mio sogno era collezionare design italiano, il Made in Italy. Avevo un professore a Seoul che, non prima di avermi insegnato a fare il caffè e a ascoltare i Subsonica, mi ha trasmesso una passione smisurata per il prodotto: non solo decorazione e bellezza ma anche l’aspetto funzionale».

Le forme dei maestri si alternano a pezzi trovati da antiquari o realizzati insieme, come il tavolo basso del salone realizzato con un vetraio. «Abbiamo traslocato tante volte, ma in ogni casa c’era qualcosa che non ci piaceva, così ci ritrovavamo spesso a fare la lista di quello che non avrebbe dovuto mancare. Finalmente ci siamo ritrovati a configurare questo spazio che rappresenta a pieno il nostro modo di vivere. Rigore, colore, ordine: ogni cosa è là dove dovrebbe essere. Però», conclude, «abbiamo cercato di disegnare uno spazio che non fosse definitivo ma che potesse essere plasmato a seconda del tempo, dei bisogni e di quello che verrà».