Storytelling

Design Resistenza: l’iniziativa per dare voce al design resiliente

Un contenitore di pensieri, idee e voci. Ma soprattutto una finestra sul design ai tempi del Coronavirus, dove le testimonianze di aziende e imprenditori si intrecciano a quelle di professionisti, architetti e designer, tutti chiamati a raccontare, in questa fase di lockdown, come l'emergenza sanitaria stia cambiando obiettivi, priorità, sfide. Design Resistenza è il progetto – un sito, prima di tutto - nato il 15 marzo da un'idea di tre giornalisti di design: Cristina Provenzano, Valentina Dalla Costa e Claudio Moltani.

Sul sito e sulle pagine Facebook e Instagram dell'iniziativa vengono pubblicati i video, le interviste e le esperienze di vari professionisti del design e dell'architettura. Ci si scambia opinioni, punti di vista, si riflette sul “dopo”. L'idea è quella di raccogliere le testimonianze e di realizzare, a emergenza finita, un documentario. Per ora si continua a dare voce a chi vuole raccontare il proprio lavoro oggi.

A invitare alla forza – e alla resistenza - è il simbolo del progetto: una mano che impugna una matita rossa. Abbiamo chiesto a Claudio Moltani di raccontarci la genesi del progetto.

Come è nata l'idea di creare Design Resistenza?
Domenica 15 marzo, in mattinata, ho sentito telefonicamente Valentina e Cristina, e tutti e tre ci siamo posti la stessa domanda: cosa possiamo fare? La sera stessa era nato Design Resistenza, con le pagine FB e IG e il sito. Dal lunedì successivo ci siamo buttati a capofitto in questo progetto, che ci impegna tutto il giorno, ognuno a casa propria, con i rispettivi lavori e famiglie, per pubblicare le storie di questo particolare momento storico.

Un sito e più avanti un documentario. E poi?
Per ora siamo concentrati sull'oggi, cerchiamo di dare delle indicazioni anche tecniche per avere a disposizione del materiale valido per un documentario, che è in effetti il nostro traguardo finale. L'obiettivo di Design Resistenza è quello da una parte di fotografare lo stato attuale di aziende, designer, professionisti, uffici stampa e dall'altra quello di offrire, a emergenza sanitaria finita, una piattaforma condivisibile a chi vorrà documentarsi, fare ricerche, studiare quello che fra un po' di tempo si chiamerà l'”era del Coronavirus”. Per questo vogliamo coinvolgere le aziende e chiunque lavori nei settori del design e dell'architettura.

Qual è, a oggi, la reazione delle aziende all'emergenza sanitaria? Qual è il pensiero più diffuso?
Tutte le aziende del settore sono chiuse. Le settimane precedenti abbiamo ricevuto numerose testimonianze di chi riusciva ancora a produrre ma avrebbe dovuto chiudere perché i rivenditori erano chiusi, e di aziende che, al contrario, non potevano più produrre per mancanza di componenti necessari alla produzione. Il pensiero ad oggi più diffuso è una domanda: ce la faremo?

Resistere, a cosa? A una tempesta passeggera, che una volta terminata rivedrà tutto tornare come prima o quasi, oppure a una profonda trasformazione che ci consegnerà un mondo diverso, anche nel campo del design?
Non è una tempesta passeggera, come le tante che abbiamo affrontato negli anni. Nulla sarà più come prima, non solo nei nostri settori. Credo sia ancora presto perché emergano quelle discussioni, quei tentativi, quei 'quasi progetti' che si stanno muovendo sottotraccia. C'è fermento, sì, ci sono tante discussioni, noi stessi viviamo perennemente attaccati al telefono per rispondere alle aziende, ai designer, ai professionisti che ci cercano, che chiedono e offrono consigli, pareri, idee. Non mi sento di fare una previsione, davvero. Sicuramente, i cambiamenti ci saranno, e saranno profondi, e coinvolgeranno tutti.

Qual è il compito del design in questa crisi? Cosa potrebbero (e dovrebbero) fare i designer ora?
Il compito del design è quello di espletare il suo vero significato: il progetto. E, forse, i designer, e le aziende, e il cliente, potrebbero o dovrebbero imparare a essere meno autoreferenziali.

Una riflessione: cosa lascerà questa emergenza al settore design?
Vorrei essere ottimista e dire che ci lascerà un'eredità fatta di condivisioni, di progettualità 'diverse', di sostenibilità, di rapporto fra funzione, estetica e prezzo. Voglio essere ottimista e pensare che sarà così. Staremo a vedere.