Drawings by Ico Migliore
Drawings by Ico Migliore
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Drawings by Ico Migliore
Storytelling

Il disegno secondo Ico Migliore

Tradurre il pensiero in schizzi, scenari e mappe su carta, dando forma alle idee. È quello che fa da sempre Ico Migliore, architetto e designer co-fondatore dello studio milanese Migliore + Servetto Architects. A raccogliere 100 dei suoi disegni è ora un nuovo volume: Drawings by Ico Migliore, edito dalla casa editrice coreana A&C Publishing Co. Ltd. Un percorso attraverso il suo approccio progettuale, ma anche una riflessione sull'importanza del saper immaginare. Architetture, sì, ma anche comportamenti, situazioni, mondi. Realizzati durante l'attività professionale ma anche nella vita privata, rivelano la sua concezione dello schizzo, inteso sia come strumento lavorativo che come mezzo di esplorazione della complessità del reale. Abbiamo chiesto a Ico Migliore come sarebbe la sua vita senza il disegno.

Cosa rappresenta per lei il disegno?

È soprattutto una necessità. Un modo veloce e automatico di trasferire le idee e i pensieri in un progetto. Il disegno funge per me da medium tra pensiero e spazio fisico, mi è utile per condividere tutto quello che ho in mente, ed è anche un modo per riorganizzare visivamente le idee per meglio rielabolarle nei progetti. In generale, il disegno mi fornisce una visualizzazione veloce, immediata, non solo di un’immagine che attraversa il mio pensiero ma anche il pensiero altrui. Tutti i progetti che io e Mara (Servetto, ndr) sviluppiamo da anni con il nostro studio passano così attraverso il filtro della sintesi di una rapida rappresentazione su carta.

Disegna anche nel tempo libero? In quali occasioni?

Disegno continuamente, da sempre uso degli sketchbook per prendere appunti visivi, ma in particolare da qualche anno ho sviluppato l’abitudine di tenere sempre con me un taccuino formato A6. Questo, infatti, è un formato per me molto comodo dal punto di vista dell’utilizzo: tascabile e versatile, testimonia la quotidianità e la spontaneità del segno, può essere usato sia in pagina singola che doppia, sia in orizzontale che in verticale. Inoltre, quello che più mi affascina di questo formato, e che mi spinge ad utilizzarlo, è la libertà che esso offre: permette infatti al tempo della narrazione grafica di essere limitato o di fluire oltre i confini del singolo foglio, ma sempre mantenendosi entro un argine che sprona a pervenire ad una sintesi, evitando un eccesso di spazio bianco circostante.

Soggetti preferiti?(Al di fuori dell’architettura)

In realtà, l’architettura non è il soggetto predominante dei miei disegni. Credo che ciò che ricorra di più nei miei schizzi sia la restituzione della cristallizzazione di comportamenti, situazioni colte in un preciso momento. Il disegno mi serve spesso per capire il funzionamento delle cose, le dinamiche relazionali, i rapporti tra le parti.

Com’è nata l’idea di questo libro e cosa raccoglie?

Tutto nasce da una proposta ricevuta dalla casa editrice coreana A&C Publishing, che già qualche anno fa aveva inserito una selezione di alcuni miei schizzi progettuali in un volume dedicato ai disegni preparatori in architettura. Di fronte all’uso e alla mole dei miei taccuini, si è pensato insieme di costruire una pubblicazione che restituisse la mia visione sul disegno e l’impiego che ne faccio nel quotidiano. Per questo motivo il libro è strutturato in tre sezioni principali che ripropongono altrettante categorie in cui sono riorganizzati i miei disegni: schizzi, scenari e mappe. Lo schizzo è per me una visualizzazione rapida e immediata di un concetto, un’immagine visiva che serve a restituire l’idea e a ragionare sul rapporto sfondo-figura. Quasi come uno storyboard cinematografico, invece lo scenario restituisce la sceneggiatura di quello che avviene in uno spazio, in campo e fuori campo, costruendo su carta il luogo dell’azione. Le mappe, infine, sono visioni più concrete, che nascono dalla convergenza di diversi scenari. Esse riassumono relazioni e comportamenti, restituiscono un sistema riorganizzato di concetti.

Come traduce un’idea in disegno? Le è capitato che dal disegno nascessero idee differenti da quella iniziale?

Sicuramente dal disegno nascono sempre nuove idee. Il disegno è per me un morphing continuo. Mi capita spesso di ritornare su alcuni disegni per rielabolarli, trovando la linea giusta tra le tante. Il mio disegno è quasi sempre “addizionato”, prodotto cioè più per aggiunta e sovrapposizione di segni che non per rimozione. Il disegno si è rivelato col tempo sempre più un supporto fondamentale per rappresentare ciò che è legato al progetto, alla mia idea di progetto. Da qui si è sviluppata l’abitudine di non cancellare mai il segno già tracciato. Questo forse anche perché non mi preoccupo che il disegno abbia una sua perfezione estetica. All’opposto ciò che veramente mi importa è che esso esprima, per mezzo tanto del contenuto quanto della forma, il pensiero e la forza di un’idea.

Una vita senza disegno è... (prosegua lei)

Più complicata.