Storytelling

Noelia Morales: “vorrei che il mio marchio sparisse”

Tempi strani, questi di Coronavirus. Surreali. Che costringono ciascuno di noi a misurarsi con situazioni insolite, inimmaginabili fino a pochi mesi fa, almeno nella nostra parte di cielo. È una bolla, che si frantumerà in un nugolo di goccioline impalpabili, ma che intanto tiene tutti sospesi. E non solo con il fiato. 

Però andiamo avanti. Per questo ICON DESIGN ha deciso di dar voce a donne in qualche modo impegnate nel cambiare la realtà in cui vivono e quella degli altri: donne che fanno, attive, intraprendenti, coraggiose. Negli ambiti più diversi, ma proprio per questo più interessanti e sorprendenti. Non un discorso meramente femminista, piuttosto un racconto di belle storie, fatto di colori e colpi di scena. Per guardare a un futuro migliore.

Si parte con Noelia Morales. La sua storia – si può dire – inizia dopo che, nel 2014, a 42 anni, le viene diagnosticato un tumore al seno. Dopo la diagnosi, la mastectomia. E il doversi misurare con una nuova realtà. La soluzione più facile, conforme alla mentalità comune, è la ricostruzione. Ma Noelia incomincia a riflettere sul concetto di malattia, femminilità, sessualità, erotismo. E asimmetria. E valore dell’individualità e della diversità. Così nasce il brand Anna Bonny - The Mastectomy Patch, di reggiseni per donne mastectomizzate. Un pensiero coraggioso e controcorrente, un progetto che lo scorso anno è stato premiato con lo Swarovski Fashion Accessories Grand Prix Of The Jury al Festival di Hyères, dedicato alla moda e alla fotografia. La intervistiamo.

(Ah, una precisazione: Anna Bonny è stata una pirata del settecento!)

Come descriveresti il ​​tuo lavoro?
Vedo Anna Bonny più come un 'manifesto' che come un prodotto. La patch di Anna Bonny è un simbolo, la sua sostanza dovrebbe essere il suo messaggio: cosa stai comunicando indossandolo. Anna Bonny mira a dire qualcosa, a aprire un dibattito, a comunicare attraverso un pezzo di seta che è l'atteggiamento a essere sexy e che la femminilità non si perde con una mastectomia.

Quali difficoltà hai affrontato?
Vi è una forte pressione alla ricostruzione da parte della società e dell'industria medica. Tutto, intorno al carcinoma mammario, invia il messaggio che dobbiamo 'fingere', mentire su ciò che stiamo attraversando. Nella mia esperienza non ho mai trovato un atteggiamento più realistico e consapevole, ma anche più rispettoso e amorevole, come quello di 'abbracciare' o 'celebrare' la propria nuova realtà, tantomeno di accettarla. Tutto ciò è molto triste perché già la diagnosi di tumore è spaventosa. Aggiungervi la pressione del dover continuare a negare e a mostrarsi “normali” è mostruoso oltre che estremamente ingiusto. Non sono una designer e non ho mai creato un prodotto né un marchio. Questo processo è stato difficile per me. Andare in una direzione totalmente opposta rispetto al sistema è stato... piratesco! Non vi è alcun vantaggio per il settore o la società nel seguire gli eventi, il divenire, nel non “ricostruire” l’apparente normalità: tutto questo ha reso, e rende, la questione più difficile. Dal punto di vista culturale, soprattutto.

Come immagini il futuro del tuo lavoro?
Il mio desiderio per il futuro di Anna Bonny sarebbe la sua scomparsa, poiché mi piace immaginare un futuro senza cancro al seno. In termini di messaggio al mondo, spero che le donne, riflettendo anche su queste realtà, imparino a non mettere sempre in relazione il proprio corpo e la sua perfezione con l’essere sexy o femminili. Spero che diventeremo sempre più consapevoli di quanto siano infinitamente più potenti e sexy l'atteggiamento, la mentalità, la libertà.