L'artista Edoardo Tresoldi sulla struttura su cui vengono assemblate le installazioni - Credits: Ph. Nicolò Lanfranchi
Alcuni schizzi preparatori - Credits: Ph. Nicolò Lanfranchi
Edoardo Tresoldi lavora la rete metallica - Credits: Ph. Nicolò Lanfranchi
A sinistra, un dettaglio del nuovo studio milanese. A parete, una serie di teglie da forno, a ricordo dell’attività di suo padre, fanno da supporto al planning. Sopra, una suggestiva immagine dell’installazione Etherea. A sinistra, lo scultore mentre studia un modellino a carattere figurativo. Fase che precede la messa a punto dei disegni a supporto delle sue opere. - Credits: Ph. Nicolò Lanfranchi
Gli uffici dello staff di Tresoldi. Il nuovo studio è stato ricavato all’interno di un ex spazio industriale. - Credits: Ph. Nicolò Lanfranchi
La scala che porta al piano superiore dove si trova lo studio dell’artista. Sul soffitto, s’intravede una parte della cupola Archetipo, ideata dall’artista per l’installazione temporanea realizzata ad Abu Dhabi (2017). - Credits: Ph. Nicolò Lanfranchi
ETHEREA (2018) – Installazione temporanea ideata per il Coachella Valley Music and Arts Festival, in California. - Credits: Ph. Nicolò Lanfranchi
BASILICA DI SIPONTO (2016) – Installazione permanente. Intervento realizzato nel Parco Archeologico di Siponto - Credits: Ph. Nicolò Lanfranchi
SACRAL – Presentata all’ex dogana di Roma; in mostra fino al 15 gennaio 2019 al Museo della Scienza di Milano. - Credits: Ph. Nicolò Lanfranchi
Edoardo Tresoldi nel suo studio al primo piano. Nel 2017 l’artista è stato inserito dalla rivista Forbes tra i 30 influencer under 30, all’interno della categoria Arts - Credits: Ph. Nicolò Lanfranchi
Storytelling

Edoardo Tresoldi e le infinite forme dell’invisibile

Tra materiale e immateriale, tra sogno e realtà. Le possenti installazioni in rete metallica di Edoardo Tresoldi scivolano silenti dentro lo spettatore facendo vibrare le corde emotive. Sono monumentali, ma si fondono con il paesaggio senza imporsi, lasciando che a parlare sia la natura che penetra al loro interno e le trasforma. Utilizza la rete metallica, plasmata a mano: le sue braccia portano i segni del suo lavoro. Classe 1987, Tresoldi è stato inserito nel 2017 da Forbes tra gli under 30 più influenti al mondo nel campo dell’arte. Ed è stato premiato per la sua Basilica di Siponto con la Medaglia d’Oro dell’Architettura Italiana – Premio Speciale alla committenza 2018, istituito dalla Triennale di Milano con il Mibac.

Incontriamo Edoardo nel suo nuovo studio di Milano: un ragazzo semplice, diretto, dagli occhi vivaci e dalle idee chiare, quelle di chi sa osare e che non si tira indietro davanti a nulla. Racconta: «Sono cresciuto in una realtà artigianale: mio padre aveva una pasticceria e io passavo diverse ore nel laboratorio, sotto casa. Ho iniziato a disegnare da piccolissimo: prendevo le banconote e mi divertivo a rifare i volti. A 9 anni sono andato nello studio di Mario Straforini, illustratore e pittore milanese, che mi ha dato le prime lezioni vere di disegno». Un’educazione “a bottega” che lo porta a frequentare l’Istituto Statale d’Arte di Monza, dove impara un metodo progettuale. Nel suo percorso gli incontri inaspettati, uniti alla sua determinazione, segnano la strada. «Lavoravo in un bar e ho incontrato una troupe che stava girando un film: ho iniziato a lavorare per loro come trovarobe. Il caso volle che il pittore di scena cadesse dalla scala e si facesse male – per questo quando salgo sulle scale sto ancora più attento... per una questione carmica. Ho iniziato così a fare i primi lavori di pittura scenografica: per 5 anni proseguo il percorso nel cinema che, a tutti gli effetti, è stata la mia università».

Raccontare storie attraverso le scenografie fa maturare in Edoardo un forte legame con i luoghi che visita, dato che riesce a coglierne i dettagli e le specificità. «Le scenografie dialogavano con i luoghi e i luoghi si fondevano con le storie raccontate», continua l’artista. È in questo periodo che sviluppa la sua tecnica: «In scenografia in genere si usa il polistirolo. Io non avevo né spazi né soldi per utilizzarlo. Per questo facevo cartamodelli sugli oggetti e poi li traducevo con la rete metallica, che poi strutturavo e rivestivo». Questo materiale, inizialmente utilizzato per questioni pratiche, diventa per Edoardo il suo mezzo espressivo. Poi l’incontro con Gonzalo Borondo, street artist, che lo sprona ad andare avanti nella sua ricerca personale artistica e gli propone di presentare una sua opera durante un festival dedicato alla street art. «Inizialmente pensavo di fare un murale. Ma poi mi venne un’idea diversa». Nasce così la sua prima scultura in rete metallica oversize Il collezionista di venti: una grande figura umana che osserva il mare e si fonde con il paesaggio. «Le figure umane creano immediatamente un contatto empatico con lo spettatore. In questo la trasparenza aiuta moltissimo. È come una persona che sussura: crea un momento intimo molto forte». Da qui il successo di pubblico fino al passaggio all’architettura, consacrato con la Basilica di Sipontovicino a Manfredonia, in Puglia: maestosa scultura in rete metallica, alta circa 15 metri, che ricostruisce e reinterpreta la tridimensionalità dell’antica basilica paleocristiana. «In questo passaggio prendo coscienza del fatto che le persone debbano vivere uno spazio. Il fruitore entra al centro dell’opera e l’architettura diventa il contenitore del paesaggio». Tutto diventa più esperienziale e cominciano a fondersi gli archetipi architettonici con quelli naturali: i muri diventano montagne, il soffitto la volta celeste.

«Nell’architettura classica sacra ritrovo l’intimità che stavo cercando nella relazione tra l’uomo e il paesaggio. È un linguaggio che tutti conoscono. Quindi la uso come contenitore che ha già un legante con il fruitore. E non racconto la storia in maniera filologica: non voglio trasferire informazioni, ma emozioni». Per questo le sue opere affascinano tutti, anche i bambini. «Buona parte della ricchezza di un’esperienza è legata alla morte, di una cosa o di una persona, e alla mancanza che questo comporta. Allo stesso modo immagino gli elementi del paesaggio e del luogo perché intervengo spesso dove c’è questa assenza: ed è nella relazione con la non materia (assenza) che si generano delle situazioni eterotopiche dove viviamo in una dimensione che trascende dalla realtà. Come i bambini quando giocano alla casa immaginaria...», spiega Edoardo. La trasparenza della materia assente, propria della sua poetica, permette dunque di entrare in uno spazio irreale ma che, allo stesso tempo, è un posto reale, connesso al luogo che lo circonda. Hai dei progetti rimasti nel cassetto? «Le opere non realizzate te le porti dietro come fantasmi: io vado avanti, ma le ho di fianco; continuano ad assorbire tutto quello che mi porto dietro. Crescono con me. Quando usciranno dal cassetto, saranno cambiate. E io con loro».

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