Uno scorcio dell’ampio living. In primo piano, tavolo firmato dello studio Beta Tank; tappeto rabari 1, design nipa doshi + jonathan levien per nanimarquina; Divano Pilotis di Philippe Nigro per De Padova; poltroncina Favela di fratelli Campana per Edra; libreria infinito di Franco Albini collezione i Maestri di Cassina. - Credits: Foto: Luigi Fiano
Dal salone una scalinata conduce alla zona notte. Sotto la scala, sgabelli La Boheme di Philippe Starck per Kartell: lampada Taccia di Achille e Pier Giacomo Castiglioni per Flos, tavolino Alanda di Paolo Piva per B&B Italia, tappeto Digit 2di Cristian Zuzu - Credits: Foto: Luigi Fiano
Una veduta della sala relax. Poltrone Silver Lake di Patricia Urquiola per Moroso; contenitore Cabana, design fratelli Campana per Edra; scrivania disegnata da Gio Ponti; sedute danesi vintage; tappeti marocchini. a muro, da sinistra, opere di Andra Ursuta, Vanessa Beecroft, Danh Vo, Carsten Höller. - Credits: Foto: Luigi Fiano
Un dettaglio dell’area relax. Poltrona Banquete Chair dei fratelli Campana; A muro, opera di Paul McCarthy, scultura di Benni Bosetto; lampada da terra IC Lights Floor 2 di Michael Anastassiades per Flos. - Credits: Foto: Luigi Fiano
Storytelling

Balance: a Firenze una casa in equilibrio tra arte e design

«Ho sempre avuto una grande passione per il contemporaneo, arrivo da una famiglia di collezionisti attivi dagli anni 80. La mia infanzia è stata un continuo girare per mostre, rassegne, gallerie, fiere». Allegra Giudici, professione event-planner, in un processo di osmosi ha fatto suo il mondo dell’arte.

A Firenze, a due passi da Piazza Savonarola, quartiere residenziale subito al di fuori della ZTL, vive insieme al marito, Gherardo Biagioni, e alle bambine Bianca e Livia. «Non siamo in pieno centro ma a piedi o in bicicletta si raggiunge piazza San Marco o piazza Duomo in men che non si dica», racconta. «La casa è stata costruita da mio padre», confessa con un po’ di orgoglio, «ci vivo da quando ho 23 anni, ma da allora ne sono cambiate di cose. Era il 2003, e io ero appena tornata da una vacanza-studio a New York. È stato divertente avere uno spazio così grande tutto per me, anche se i tre livelli di cui si compone la casa sono più adatti a una coppia».

E così è stato. Prima l’incontro con Gherardo, sempre per merito dell’arte durante una mostra al Museo Pecci di Prato, poi la convivenza e poi ancora l’arrivo delle figlie. «Da casa da single è diventata una casa per due, poi è nata Bianca, ci siamo sposati e via via abbiamo rivoluzionato tutto», prosegue Allegra. «E per merito della grande pazienza di Gherardo siamo riusciti a accaparrarci il giardino adiacente alla casa: è stato importante perché dona luce all’ambiente. Dopo, abbiamo lavorato molto sulla scelta delle piante, che con il passare delle stagioni cambiano colore. È il nostro modo di vivere la natura in città. Insomma la casa si è sviluppata tantissimo negli anni: abbiamo aumentato volumi e questo contenitore si è evoluto nel tempo. Dal 2003 a oggi è tutta un’altra casa».

La prima cosa che balza all’occhio è l’equilibrio tra arte e design: da Vanessa Beecroft a Michelangelo Pistoletto, passando per Ettore Sottsass, Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Patricia Urquiola, Michael Anastassiades, Fernando e Humberto Campana. «La passione per il design è una cosa che ci lega molto. Ci piace andare a caccia di piccole produzioni, edizioni limitate», spiega Allegra. «In una certa misura, collezionare significa custodire un’idea, un modo di vedere la vita. Viviamo con gli oggetti che amiamo», aggiunge riflessivo Gherardo, impegnato quotidianamente nel mondo del tessile ma straordinariamente legato al mondo della creatività artistica. «Gherardo ha una percezione molto spiccata per il bello. Magari capita di andare a una fiera, fare un giro e subito l’occhio cade su qualcosa: a quel punto immaginiamo come potrebbe stare a casa e per fortuna solitamente funziona», prosegue Allegra.

C’è un filo conduttore che lega gli ambienti: i colori si impongono decisi. Lo spazioso soggiorno bagnato dalla luce, le zone comuni rivestite di preziosi tappeti, l’elegante zona notte, il giardino tra una chiocciola rosa di Cracking Art e un esotico cespuglio di agave. «Ho una vera affinità, vuoi per l’aspetto romantico della storia, con la Banquete Chair, la poltrona firmata dai fratelli Campana la cui seduta è tempestata di peluche», racconta lei quando le domando se c’è un pezzo a cui è particolarmente legata. «È un acquisto fatto a Roma in una galleria in via dell’Arancio, e è il primo pezzo di design che abbiamo comprato insieme. In quel momento ho capito che la casa non era solamente votata al mondo dell’arte, ma che pian piano avremmo iniziato a mescolare arte e design. Una ricerca che tuttora portiamo avanti, anno dopo anno. La nostra curiosità è costante, l’idea è quella di circondarsi di oggetti che ci fanno stare bene».

Gherardo, invece, punta sul tavolo del soggiorno, la cui superficie è tutta un alternarsi di piramidi in legno a sbalzo: «Sono molto affezionato a questo progetto dello studio berlinese Beta Tank parte di Taxing Art, ovvero una riflessione sul sistema di tassazione che entra in gioco quando i confini tra arte e design sfumano». Vecchio e nuovo, arte e design: in effetti il progetto di Allegra e Gherardo rompe gli schemi della tradizione architettonica toscana e rappresenta un unicum, scevro da ogni patina di austerità. «I nostri ospiti quando arrivano si sentono subito a proprio agio, nonostante ci siano pezzi con una personalità importante. Insomma non è una casa severa, non intimidisce. È solare, un po’ come lo siamo noi».