A.B.C.D., rivisitazione contemporanea della poltrona A.B.C. disegnata da Antonio citterio nel 1996 - Credits: Ph. Marco Cappelletti
Storytelling

La versione di Flexform

Nell’epoca dell’apparenza omologata e del lusso globalizzato, la sobrietà è molto più di un valore aggiunto: diventa infallibile bussola creativa e garanzia di qualità. Nel caso di Flexform, il brand di arredamento con quartier generale a Meda, nel cuore del design district lombardo, l’understatement unito a un savoir faire maturato lungo un percorso artigianale d’alta gamma avviato agli inizi del Novecento, è un fil rouge che continua a ispirare l’attività dell’azienda, che oggi consolida più dell’80% del suo fatturato all’estero (soprattutto in Germania, Stati Uniti e Sud America), e sta acquisendo consistenti quote di mercato in Asia e Medio Oriente.

Fondata nel 1959, l’azienda di Galimberti, storica famiglia di artigiani specializzati prima nelle decorazioni in foglia d’oro e poi negli imbottiti (sono stati fornitori della Scala di Milano), diventa Flexform nel 1967. Nel corso di quasi cinquant’anni il catalogo di sedute si è ampliato a 360 gradi abbracciando anche altri mobili e complementi, sono stati inaugurati nel mondo 16 flagship store e 100 shop in shop, e stagione dopo stagione molte sono state le collaborazioni con i migliori progettisti italiani e internazionali: da Cini Boeri a Joe Colombo, da Sergio Asti a Rodolfo Bonetto, da Asnago Vender a Paolo Nava, fino all’architetto Antonio Citterio, che ha scritto buona parte della storia di Flexform firmando, tra gli altri, alcuni landmark come la poltrona A.B.C. e l’iconico divano Groundpiece: oggetti a dabili e rassicuranti che riassumono in sé lo spirito di un’eleganza distesa, che ri ette in maniera coerente lo stile dell’azienda e del made in Italy.

«La poltroncina in metallo e cuoio A.B.C., uno dei più fortunati bestseller di Flexform, è stata progettata da Antonio Citterio nel 1996 e di recente è stata rieditata come A.B.C.D. dopo aver apportato alcuni upgrade di struttura», spiega Matteo Galimberti, esponente della terza generazione della family company, membro del consiglio d’amministrazione e direttore commerciale Italia. «Rispetto al layout originale, sono stati eliminati i braccioli, così da rendere più morbida ed easy la silhouette», prosegue, «È invece rimasta invariata la base in metallo sulla quale s’innesta una seduta bassa, rivestita in pelle o tessuto, dotata di un ingegnoso meccanismo brevettato che permette lo slittamento in posizione allungata per il massimo del comfort». I due grandi cuscini cubici di vaga reminiscenza Bauhaus che formano il “corpo” della poltrona, abbinati a un cuscinetto in piuma, utilizzabile come poggiareni o poggiatesta, scivolano l’uno accanto all’altro in maniera uida, assecondando il movimento del corpo e trasformando la poltrona da seduta “da conversazione” in chaise-longue.

Credits: Ph. Marco Cappelletti
Credits: Ph. Marco Cappelletti

L’attenzione per la tecnologia e l’ergonomia applicate all’arredamento è stata fin dalle origini uno dei plus di Flexform: «Noi non siamo un’industria: siamo grossi artigiani, abituati a pensare e a fare con le mani, a speri- mentare, a provare e riprovare finché non otteniamo quello che abbiamo in mente. Nella nostra fabbrica abbiamo duecento persone che lavorano nel solco di un heritage imprenditoriale che lascia traccia su tutti i prodotti, e ci piace invitare i nostri clienti nello stabilimento, a nché possano vedere in presa diretta che cosa si nasconde dietro ogni singolo oggetto».

Il divano Groundpiece, che festeggia quest’anno il quindicesimo anniversario, è il prodotto di Flexform più venduto nel mondo: «Insieme alla poltrona A.B.C.D., che ha ottenuto una menzione d’onore alla XXIV edizio-
ne del Compasso d’oro ADI 2016,
Groundpiece ha consacrato un nuovo modo di vivere il soggiorno», racconta Galimberti. «Citterio, che l’ha disegnato nel 2001, l’ha de nito un’isola in cui avvengono funzioni diverse. In e etti, oggi sul divano si lavora, si usa il computer, si legge, si cena e si chiacchiera con gli amici e la famiglia in modo diste- so e meno formale rispetto al passato». Dal punto di vista strutturale, la grande intuizione fu di avvicinare di più il divano a terra, proprio come era stato fatto con la poltrona A.B.C., e di aumentare la profondità della seduta, equipaggiata con contenitori che, sostituendo parte dello schienale o del bracciolo, diventano ripiani e librerie e trasformano il divano in uno spazio multitasking.

Il futuro, infine, sarà sempre più internazionale, puntualizza Galimberti: «A fine agosto sarà inaugurato uno store monomarca a Genova, a novembre saremo presenti alla prima edizione del Salone del Mobile di Shangai. Inoltre, abbiamo in calendario nuove aperture negli Stati Uniti e, insieme ad Antonio Citterio, stiamo rivisitando l’intero catalogo. Inoltre, è in corso un restyling di Mood, una collezione fra déco e rétro molto apprezzata in Oriente, creata nel 2001 su design di John Hutton, poi reinterpretata da Carlo Colombo e Roberto Lazzeroni e ora a data a un giovane designer dal nome top secret. La presenteremo nel 2017 al Salone del Mobile di Milano».

Ma se la costante crescita di Flexform all’estero è dovuta soprattutto «al potere d’acquisto della nuova generazione di trentenni cosmopoliti, colti e culturalmente poliglotti, che hanno studiato in Europa e negli Stati Uniti e hanno a nato il gusto per lo stile occidentale», in Italia il mood è diverso: «Dobbiamo ancora fare i conti con una situazione economica instabile. Adesso rispetto a qualche anno fa, il cliente è più attento e cerca il progetto, l’artigianalità, il know how: valori che da sempre appartengono a Flexform. Oggi non si comprano più un divano o una poltrona: si investe, piuttosto, per portare a casa uno stile di vita.

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