Gianfranco Baruchello nel giardino da lui stesso concepito alla fine degli anni 80. - Credits: Foto: Stefano Ferroni
Carla Subrizi e Gianfranco Baruchello davanti allo studio dell’artista. - Credits: Foto: Stefano Ferroni
Una sala della biblioteca della fondazione. In primo piano, volumi del progetto archivio dei cinque cuori, edizione Arb(o)r. Sul fondo, la grande biblioteca. Il viaggio (1979-2013). - Credits: Foto: Stefano Ferroni
La valigia che Marcel Duchamp lasciò a Baruchello nel 1964 quando decise, a Roma, di acquistarne una nuova. - Credits: Foto: Stefano Ferroni
Oggetto mobile regalato da Marcel Duchamp a Gianfranco Baruchello. - Credits: Foto: Stefano Ferroni
Fotografie e oggetti accumulati sugli scaffali all'interno dello studio dell’artista. - Credits: Foto: Stefano Ferroni
Gianfranco Baruchello a New York nel 1964, per l’inaugurazione della sua prima mostra personale alla Cordier & Ekstrom. Fotografia su uno degli scaffali all’interno del suo studio. - Credits: Foto: Stefano Ferroni
Uno dei tavoli di lavoro dello studio dell’artista. - Credits: Foto: Stefano Ferroni
La postazione di lavoro dell’artista con una tela non finita. - Credits: Foto: Stefano Ferroni
Oggetti trovati o donati, raccolti in un angolo della biblioteca della fondazione. - Credits: Foto: Stefano Ferroni
Parte dell’installazione come la Quercia (2015) in uno degli spazi espositivi della fondazione. - Credits: Foto: Stefano Ferroni
Sagoma di legno del primo prototipo del progetto Adozione della Pecora (2016). - Credits: Foto: Stefano Ferroni
Carla Subrizi e Gianfranco Baruchello nel giardino della Fondazione. - Credits: Foto: Stefano Ferroni
Storytelling

Fondazione Baruchello: coltivare le idee

Quella che appare oggi come una grande casa di campagna, alle porte di Roma sulla Cassia Veientana, è stata l’epicentro di una rivoluzione silenziosa eppure incredibilmente potente.

Gianfranco Baruchello – pittore, scultore, regista, uno dei grandi eroi dell’arte italiana, ancora vitale e attivissimo all’alba dei suoi 95 anni – si trasferì qui nel 1973 fondando l’Agricola Cornelia SpA, azienda impegnata nella coltivazione di patate e barbabietole e dedita alla pastorizia; l’artista livornese di base a Roma, voleva reinventare l’idea stessa di arte creando un luogo capace di conciliare la cultura con l’agricoltura e la zootecnica – per un’arte che potesse essere davvero per tutti. Superata dai mille altri progetti dell’inarrestabile Baruchello la casa è diventata la sede della Fondazione omonima: aperta dal 1998 accoglie artisti in residenza, ospita curatori e critici, è un luogo di ricerca e di produzione che mantiene il suo spirito originario di struttura aperta e permeabile.

Gianfranco Baruchello ci accoglie con la studiosa Carla Subrizi, moglie e cattedratica di chiara fama, per guidarci attraverso il dedalo di stanze in cui si conservano, si studiano e si catalogano le sue opere. Negli spazi di oltre 1.000 metri quadrati della fondazione – nella quale l’artista ha riservato soltanto una piccola stanza per sé – si trovano centinaia di ricordi, oggetti, disegni e fotografie che ricostruiscono la sua lunga carriera: dagli anni dei viaggi in Italia al fianco di Marcel Duchamp (qui troviamo perfino la sua valigia tartan) alle avventure nella Roma del cinema sperimentale, alle evoluzioni della sua pittura, collezionata e esposta dai musei più importanti del mondo (tra cui il Guggenheim e il Museum of Modern Art di New York e la Galleria Nazionale di Roma).

Dopo aver percorso una sequenza di ambienti, riorganizzati per svolgere funzione di ufficio, ci accomodiamo su una coppia di divani bianchi ammorbiditi dal tempo. L’arredamento della casa è semplice e funzionale, gestito con apparente disinteresse, eppure trasmette lo spirito di condivisione che anima questo luogo: grandi tavoli con molte sedie, scrivanie quadrate, qualche vecchio armadio in legno massello, decine di classificatori per disegni in metallo, circondati da centinaia di metri di scaffalature in cui si conservano circa 30.000 volumi che spaziano dall’arte alla politica, dalla scienza alla filosofia – davanti alla sezione sul fascismo c’è quella dedicata ai libri sul
comunismo.

Da una stanza sul retro riemerge la vecchia moviola con cui Baruchello montò nel 1965 Verifica incerta, uno degli esperimenti cinematografici più significativi e estremi della storia. La grande scala che collega i tre piani dell’edificio di oltre mille metri quadrati è arricchita di opere degli anni 50, una sorta di preludio all’esposizione (in continua mutazione per via dei prestiti e delle mostre) del primo piano, un luogo fisico attraverso cui penetrare in quelli mentali, onirici, caleidoscopici e multidimensionali che caratterizzano l’opera di Baruchello.

Bastano pochi passi nel grande giardino – popolato di sculture e dalla grande quercia secolare sotto la cui ombra l’artista ama soffermarsi – per riconoscere l’energia unica di questo centro per la coltivazione delle idee.

Si ringrazia Massimo De Carlo, Milano/Londra/Hong Kong