Storytelling

Francesca Ottaviani: “ogni persona che si attiva per il cambiamento è una conquista”

Tempi strani, questi di Coronavirus. Surreali. Che costringono ciascuno di noi a misurarsi con situazioni insolite, inimmaginabili fino a pochi mesi fa, almeno nella nostra parte di cielo. È una bolla, che si frantumerà in un nugolo di goccioline impalpabili, ma che intanto tiene tutti sospesi. E non solo con il fiato. 

Però andiamo avanti. Per questo ICON DESIGN ha deciso di dar voce a donne in qualche modo impegnate nel cambiare la realtà in cui vivono e quella degli altri: donne che fanno, attive, intraprendenti, coraggiose. Negli ambiti più diversi, ma proprio per questo più interessanti e sorprendenti. Non un discorso meramente femminista, piuttosto un racconto di belle storie, fatto di colori e colpi di scena. Per guardare a un futuro migliore.

Oggi è il turno di Francesca Ottaviani.

Francesca Ottaviani lavora per Legambiente. Francesca è incontenibile. Efficace. Determinata. Multitasking. Leggendo la sua intervista, colpisce che risponda alle domande al plurale, usando “noi”, piuttosto che in prima persona: il suo impegno, il suo sentirsi parte della società, non è solo un lavoro, è la vita. E forse non potrebbe essere altrimenti, visto che è in pista h24.

Dal 2011 è coordinatrice nazionale per alcune attività di protezione civile di Legambiente ma nel tempo, di incarico in incarico, si è “fatta strada”, tanto da essere nominata membro della Commissione permanente per l’attribuzione delle benemerenze di protezione civile e aver fatto parte di gruppi di lavoro e tavoli tecnici di consulenza governativa.

Ma Francesca non è solo Legambiente: dottore di ricerca in storia contemporanea, trova anche il tempo per seguire attività accademiche come cultrice della sua materia all’Università La Sapienza di Roma. Infine, per non correre il rischio di annoiarsi, ha anche scritto le voci per il Dizionario biografico degli italiani Treccani su due scrittori di successo del periodo tra le due guerre mondiali.

In che cosa consiste la tua attività?
Io lavoro per Legambiente, che oltre a essere una tra le più importanti associazioni ambientaliste che operano nel nostro Paese, con circoli e volontari in tutta Italia, si occupa anche dei temi legati ai rischi naturali e alla protezione civile. In particolare, per l’associazione mi occupo di ideare, organizzare e realizzare campagne informative, dossier di analisi scientifica ed eventi di volontariato che hanno lo scopo di focalizzare l’attenzione sulla prevenzione dei rischi (dal rischio sismico a quello idraulico e idrogeologico, ad esempio) e su come il rispetto dell’ambiente e la tutela del territorio siano elementi imprescindibili per limitare i danni in caso di eventi calamitosi.

La nostra associazione conta sul contributo di tanti volontari, alcuni dei quali hanno scelto di formarsi e specializzarsi nelle attività di protezione civile, cioè quelle conseguenti a un evento calamitoso, per portare soccorso e assistenza alle comunità colpite. I volontari di Legambiente protezione civile si occupano prevalentemente del recupero e della messa in sicurezza dei beni culturali e intervengono, per esempio, dopo un terremoto insieme ai funzionari delle soprintendenze, ai Vigili del fuoco, e agli altri soggetti istituzionali, per recuperare tra le macerie e portare in salvo opere che altrimenti andrebbero irrimediabilmente perdute. Nella fase del post-emergenza mi occupo del coordinamento dei nostri volontari e dell’organizzazione delle attività e nell’ordinario della progettazione e dell’organizzazione delle attività di formazione e di tutto quanto possa essere utile per accrescere le capacità operative del volontariato.

Nel nostro Paese il volontariato è una risorsa fondamentale per il sistema di protezione civile, di cui è a tutti gli effetti una “struttura operativa”, e sull’impegno e sulla generosità dei volontari si fondano le attività a seguito di ogni emergenza. Per questo motivo le associazioni di volontariato sono rappresentate anche nelle strutture di coordinamento del sistema di protezione civile. Per esempio io rappresento le organizzazioni di volontariato nel Comitato operativo della protezione civile, l’organismo che assicura la direzione unitaria e il coordinamento delle attività di emergenza quando si verifica una qualunque calamità e ha l’obiettivo di valutare le notizie, i dati e le richieste provenienti dalle zone interessate all'emergenza, definire le strategie di intervento e coordinare in un quadro unitario gli interventi di tutte le amministrazioni e gli enti interessati al soccorso.

Quando ti sei accorta di poter “fare la differenza”?
L’opportunità di lavorare ogni giorno per un’associazione, che accoglie l’impegno di tante persone con il comune obiettivo di rendere migliore il mondo in cui viviamo, fa sentire una grande responsabilità, ma anche la consapevolezza che ogni azione pur piccola che sia, contribuisce a cambiare qualcosa attorno a noi. Può fare la differenza anche una sola persona in più convinta, grazie a una iniziativa o un evento, alla lettura di un articolo, a cambiare le proprie abitudini rendendole più sostenibili, o a impegnarsi attivamente per la tutela del territorio e dell’ambiente.

Certamente nel settore di cui io mi occupo il momento dell’emergenza è quello emotivamente più coinvolgente, e sono tante le occasioni in cui si ha la sensazione che il proprio impegno e il proprio contributo, insieme a quello di tante altre persone, abbiano una reale efficacia. Nel 2013, per esempio, siamo intervenuti con i nostri volontari a seguito di uno sversamento di catrame che aveva inquinato le coste di alcune bellissime spiagge e calette nell’arcipelago delle Isole Egadi, in un’area marina protetta. In quell’occasione, in due momenti di intervento a gennaio e a maggio, nonostante condizioni meteo-climatiche e organizzative molto difficili, siamo riusciti a recuperare oltre 5 tonnellate di catrame. Anche se in questo caso si è trattato di un’emergenza di non rilevante entità, il contributo che siamo riusciti a dare con molta fatica alla tutela di un’area costiera di inestimabile pregio, ci ha fatto percepire l’importanza del nostro impegno.

La stessa sensazione l’abbiamo provata quando, nel 2009 dopo il terremoto a L’Aquila e provincia e nel 2016 dopo quello che ha colpito il Centro Italia, siamo riusciti a portare in salvo diverse opere d’arte da chiese e edifici storici che erano rimasti danneggiati. Contribuire a salvaguardare il nostro patrimonio culturale significa fare il primo passo verso una ricostruzione, anche sociale e culturale, dei territori, molto lunga e difficile. Su questo aspetto, il ruolo delle associazioni, del volontariato e più in generale della società civile è essenziale e fa la differenza, nel sostenere comunità duramente colpite da eventi calamitosi, per costruire insieme una idea diversa e sostenibile di rinascita e sviluppo nella ricostruzione.

Quale caratteristica ti ha permesso di “fare la differenza” nella tua attività?
Una delle caratteristiche più importanti per svolgere l’attività di cui mi occupo è l’elasticità: la capacità di adattarsi a contesti e situazioni molto diverse, anche in momenti molto complicati come può essere quello di un’emergenza. Ma anche di essere in grado di relazionarsi con persone molto diverse, dai bambini e ragazzi alunni delle scuole, ai volontari con cui si fa la formazione e con cui si opera nelle emergenze o con cui si organizza la partecipazione a una giornata di volontariato, agli amministratori locali, ai responsabili delle aziende, ai funzionari delle pubbliche amministrazioni. Insomma, si tratta di essere abituati a intervenire in contesti pubblici, ma anche di spendere tempo nello studio, nella comprensione di come rendere divulgabili i dati di un dossier e in attività molto pratiche, come preparare i materiali per un evento. E insieme all’elasticità è necessaria molta curiosità, mantenere alta la voglia di capire, conoscere e studiare, per affrontare temi che sono sempre diversi. È possibile infatti che mi trovi a parlare di tutela dei beni artistici, e nella stessa giornata di prevenzione dei rischi naturali, di corretta gestione del suolo, di inquinamento marino, o di come si organizzi la logistica di un intervento di protezione civile.

In questo periodo, per esempio, ci stiamo confrontando con un mondo che può apparire molto lontano da quello associativo ma con cui invece stiamo riuscendo a organizzare sinergie e rapporti di collaborazione. Grazie ad un progetto di Fondazione Guzzini, sono state donate a Legambiente 20 opere di artisti che hanno rivisitato una delle lampade prodotte dall’azienda. Grazie a questa donazione organizzeremo una raccolta fondi per sostenere e promuovere le attività dei nostri gruppi di volontari specializzati nella salvaguardia del patrimonio culturale in emergenza.

Per cosa stai lavorando, in prospettiva?
L’obiettivo è contribuire a cambiare, in meglio, il mondo che ci circonda, anche se per piccoli passi: ogni provvedimento in più che va nella direzione della tutela dell’ambiente e del nostro territorio è una conquista, ogni persona in più che decide di dare il proprio generoso contributo al cambiamento è una conquista, ogni impresa o attività che decide di investire in filiere produttive più sostenibili dal punto di vista ambientale è una conquista, così come lo è incidere anche solo sugli stili di vita e sulla crescita della consapevolezza collettiva, sul cambiamento delle mentalità: obiettivi molteplici, quindi, che rappresentano le finalità dell’agire dalla nostra associazione.

Come immagini il futuro?
Mi sento un po’ in difficoltà nel delineare il futuro. Per certi versi, infatti, l’interesse crescente, da parte dei giovani soprattutto, verso le tematiche ambientali, la partecipazione e l’attenzione dei cittadini verso la sostenibilità, la centralità della riflessione sul tema dei mutamenti climatici, per esempio, lasciano immaginare un futuro in cui si abbia maggiore cura del pianeta e dei nostri beni comuni. Tuttavia, il ritardo e la lentezza con cui a tutti i livelli si riesce a dare continuità a politiche concrete che vadano nella direzione di una maggiore tutela dell’ambiente desta una certa preoccupazione, per l’inadeguatezza e la scarsa lungimiranza con cui talvolta le nostre classi dirigenti affrontano temi che ci riguardano tutti. Su questo aspetto credo si debba continuare a lavorare per essere realmente incisivi.