La creatività di Giampaolo Babetto spazia dalla scultura al design. L’artista ha disegnato anche arredi per aziende italiane e internazionali - Credits: Ph. Andrea Pugiotto
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Giampaolo Babetto e l’arte del gioiello

In un periodo in cui in tanti – architetti, industrial designer, stilisti e persino attori – vogliono progettare gioielli, abbiamo incontrato chi da sempre li fa e soprattutto li innova. Giampaolo Babetto è presente con le sue creazioni nelle collezioni dei principali musei del mondo, dal Victoria & Albert Museum di Londra, al Musée des Arts Décoratifs di Parigi, alla Art Gallery of Western Australia di Perth.

Il paesaggio collinare della campagna padovana, dove vive tra casa e laboratorio, è mite e aperto, ma lascia intuire le asperità invernali delle nebbie e del freddo. Gli assomiglia, perché anche lui mostra un aspetto gentile che fa presagire una storia più complessa.

Ricorda un mobile con “segreto”, quel cassettino nascosto non visibile all’esterno. Anche i suoi gioielli celano un segreto: c’è un cuore funzionale – cerniera o giunto che sia – che li fa muovere e adattarsi al corpo che li indosserà. Ma è discreto, mai esibito. La preziosità è nella struttura morfologica e nell’equilibrio di pesi, ben più che nei carati o nel lavoro di cesello.

Quando hai iniziato a sviluppare la tua idea di gioiello?

A 16 anni frequentando i corsi di Architettura all’Istituto d’Arte dove è nata la Scuola di Padova con Pinton, che è stato un pioniere del gioiello contemporaneo, insieme ai fratelli Pomodoro. Sono stato subito attratto dai laboratori di ore ceria e ho iniziato direttamente col gioiello contemporaneo senza mai passare da quello all’antica. Nel frattempo ho frequentato il Gruppo N col quale facevamo Arte Programmata. Nei miei primi lavori dominavano le organizzazioni geometriche della natura.

E quindi nella scelta geometrica c’è un profondo senso del razionale?

Ricerco il raziocinio, ma senza che diventi ne a se stesso. Il desiderio è quello di mettere sensibilità in un sistema organizzato. Vorrei che ci fosse sempre una sorpresa nel lavoro, perché non amo le cose matematicamente definite. Mi piace l’idea che ci sia qualcosa che respira, che porti oltre l’elemento fisico in sé, un che di indicibile.

Cosa ti interessa che emerga nel tuo lavoro?

L’aspetto dell’illusione fatta di movimento e luce m’interessa molto. Nei miei gioielli alcune forme che ricordano lo schiacciamento di un volume, in realtà, nascono da una lastra piegata. Se voglio un cubo, lo mantengo nella sua essenza, ma lo appiattisco, altrimenti diventerebbe troppo ingombrante. Infatti, non bisogna mai dimenticare l’importanza dell’indossabilità del pezzo che si sta creando.

«Il mio lavoro non è fatto di apparenza, vorrei che fosse qualcosa che nascesse dall’interno, che comunicasse un’inte- riorità; però voglio che rimanga discreta, voglio che ci sia una rispondenza tra l’oggetto che realizzo e quello che sono io». (Dalla monografia Giampaolo Babetto | Vuoti d’Oro, Aurum, 1991). - Credits: Ph. Andrea Pugiotto
A sinistra, la fase di raffreddamento del pezzo dopo essere stato plasmato a caldo. A destra, stampi utilizzati per realizzare le forme dei gioielli, rifiniti poi a mano dall’artista - Credits: Ph. Andrea Pugiotto
Nei gioielli realizzati dal maestro orafo è importante il ritmo tra pieno e vuoto: quest’ultimo ha la funzione di donare leggerezza a una forma apparentemente compatta - Credits: Ph. Andrea Pugiotto

Dall’architettura i tuoi gioielli hanno appreso la lezione del ritmo tra pieni e vuoti...

Il vuoto è funzionale, è come se desse anima al gioiello. Ha la capacità di creare una tensione esterna, una vibrazione, e di donare leggerezza sica e visiva ai pezzi che creo. La forma solida, svuotata di materia, tradisce l’apparenza massiccia e regala, con sorpresa, una sensazione di levità quando la si prende in mano.

Quando un gioiello è “contemporaneo”?

Quando c’è al suo interno qualcosa che fa evolvere la storia, pur rimanendo nel solco della tradizione.

Come s’inserisce il gioiello nel mondo delle arti?

Il problema per il gioiello è la discriminazione delle arti minori, anche se è un retaggio culturale passato. In realtà il gioiello è qualcosa di primario che non ha nulla a che vedere con l’essere decorativo o il piacere a tutti. A me non interessa essere educato, né educare il mio pubblico. A volte voglio che un dettaglio sia tagliente, anche a costo di non piacere. Se invece progettassi qualcosa per l’industria farei un lavoro diverso.

Cosa pensi del gioiello contemporaneo industriale?

Nel gioiello industriale è molto difficile trovare la modernità. Non è come quello che è successo con la moda o il design: non esiste un gioiello innovativo realizzato industrialmente. Si è solo iniziato a produrre in serie copie di quello che prima veniva fatto a mano in tiratura limitata o pezzo unico.

E degli architetti e artisti che disegnano gioielli?

Penso che in realtà facciano miniature, ma senza innovare, restando sul piano decorativo. La loro è sostanzialmente un’operazione riduttiva che, per di più, essi non realizzano direttamente. Ma cambiare scala non è facile; bisogna essere molto bravi per avere il senso della misura.

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