Storytelling

Giorgia Lupi: “vorremo indossare i nostri dati”

Tempi strani, questi di Coronavirus. Surreali. Che costringono ciascuno di noi a misurarsi con situazioni insolite, inimmaginabili fino a pochi mesi fa, almeno nella nostra parte di cielo. È una bolla, che si frantumerà in un nugolo di goccioline impalpabili, ma che intanto tiene tutti sospesi. E non solo con il fiato. 

Però andiamo avanti. Per questo ICON DESIGN ha deciso di dar voce a donne in qualche modo impegnate nel cambiare la realtà in cui vivono e quella degli altri: donne che fanno, attive, intraprendenti, coraggiose. Negli ambiti più diversi, ma proprio per questo più interessanti e sorprendenti. Non un discorso meramente femminista, piuttosto un racconto di belle storie, fatto di colori e colpi di scena. Per guardare a un futuro migliore.

Dopo Noelia Morales, si continua con Giorgia Lupi.

La sua vita è tutta una sfida. Designer di informazioni e cofondatrice nel 2011 di Accurat, società di ricerca, design e innovazione basata sui dati con uffici a Milano e New York, è convinta che i dati, se approcciati umanisticamente, fatti parlare con l’anima, svelino narrazioni coinvolgenti che ricollegano i numeri a ciò che rappresentano: storie, persone, idee. E che tutte le informazioni che la tecnologia fornisce, per esempio, ai brand, debbano diventare un aiuto all’uomo per conoscere meglio e di più se stesso. Una bella sfida visionaria, insomma.

Italiana, nel 2017 la sua conferenza su TED sull’ approccio umanistico ai dati è stata seguita da milioni di spettatori, dal 2019 è partner del prestigioso studio Pentagram e il suo lavoro fa parte della collezione permanente del Museum of Modern Art. Inoltre è stato pluripremiato e esposto, tra gli altri, al Design Museum di Londra, al Centre Pompidou di Parigi, al Museum of Design di Atlanta, alla Triennale e alla Design Week di Milano e al Petach Tikva Museum of Art in Israele.

In che cosa consiste, in pratica, la tua attività?
Sono un designer di informazioni. Ciò significa che ogni giorno lavoro con i dati - qualitativi e quantitativi, grandi e piccoli, dati che le organizzazioni hanno già o che insieme al mio team di Pentagram aiutiamo a costruire e creare. E trasformo questi dati in esperienze progettuali di diverso tipo. Se ci pensate - e se vedete i dati nel modo in cui io li vedo, possono essere una lente, un filtro per analizzare le storie di un marchio, di un'istituzione, di una comunità di persone e quindi diventare materiale per progetti di design della comunicazione.

Da quando ti sei accorta di poter “fare la differenza”?
Non ho mai pensato a me stessa in questo modo. Penso che tutti noi, ognuno di noi, possiamo fare la differenza nella nostra realtà, in molti modi diversi, progetto per progetto, situazione per situazione. Ho iniziato a lavorare in questo campo 10 anni fa e ho progressivamente sviluppato il mio approccio iniziale ai dati basandomi più sul design che sulla tecnologia, e seguendo sempre il mio istinto. Sono convinta che il mio lavoro sia un mix tra l'approccio che ho descritto prima e una buona dose di coraggio per seguire quell'istinto, ma anche e soprattutto le opportunità che mi si sono presentate. E poi non posso fare a meno di guardare sempre avanti, crearmi sempre obiettivi nuovi.

Per cosa stai lavorando, in prospettiva?
Entrare in Pentagram è stato un grande passo nella mia carriera: quello studio ha modellato e sta ancora plasmando la nostra cultura visiva utilizzando i dati per qualsiasi tipo di identità, campagna, progetto di grafica ambientale. Sto continuando a esplorare come fondere il design visivo con informazioni soft e hard in esperienze di comunicazione, branding, digitali, ambientali e espositive innovative. In generale, sostengo l'Umanesimo dei dati, andando oltre il loro semplice trattamento tecnico per iniziare a tracciare connessioni significative tra i numeri e ciò che rappresentano.

Come immagini il futuro?
Nel 2020, siamo tutti consapevoli che le aziende e i marchi raccolgono, analizzano e utilizzano i dati che mettiamo a loro disposizione con attenzione crescente alla privacy e alle normative top-down imposte dai governi. Questo cambierà presto le premesse per tutte le relazioni in cui i dati sono la valuta principale. Ci stiamo avvicinando con passi da gigante al momento in cui le relazioni marchio-cliente dovranno necessariamente passare da una conversazione a senso unico a una conversazione a due vie: dai marchi ai clienti, raccogliendo e utilizzando i dati che forniamo loro, dai clienti ai marchi che dovranno creare nuove relazioni con noi attraverso questi dati, restituendoci un valore “misurabile” affinché la relazione sia sana e vantaggiosa per entrambi. Questo già accade in parte: ma le persone non sono solo statistiche o data scientist, e i dati grezzi e non elaborati sono illeggibili e inutili. Vedo un'incredibile opportunità nel lavorare con i marchi per progettare le esperienze che restituiranno i dati ai loro creatori, a noi clienti. Interazioni in cui il valore aggiunto per i clienti non sarà solo nei servizi forniti in cambio dei dati che forniamo loro, ma anche in ciò che le aziende hanno e che possono dirci su di noi, condividendo le conoscenze che traggono da quelle informazioni, a beneficio di entrambe le parti. Il design può aiutare questo passaggio fornendo un reale valore per le persone; il marchio dovrà impacchettare questi dati 'arricchiti' in storie e esperienze espresse con nuovi linguaggi, servizi, e esperienze efficienti, coinvolgenti, accessibili, umane e calorose, che ci aiuteranno veramente a capire meglio noi stessi. Quando i marchi saranno pronti per questo approccio più trasparente, in quanto clienti, avremo infinite opportunità: vorremo indossare i nostri dati, averli nelle nostre case in forma d'arte e sui nostri cellulari per accedere a esperienze interattive divertenti e informative, per condividerli con gli amici e conoscere di più noi stessi e gli altri grazie a quel processo. È tempo che i marchi inizino a immaginare e costruire nuove e più solide relazioni con noi, basate sull'interesse condiviso. Il design e la rappresentazione visiva dei dati li aiuteranno a farlo.