MAROTTA & RUSSO Welcome to Someday, 2019 Una solida struttura in acciaio sostiene le lettere in acciaio specchiante che si rendono perimetralmente luminose attraverso un impianto d’illuminazione a led gestito da un temporizzatore. 700 x 200 cm - Credits: Courtesy gli artisti Opera prodotta dalla Società Giovanardi Crediti fotografici Andrea Rossetti
DANIELE MILVIO Altare per divinità storicizzate, 2019 D'apres illustrazioni di Tiger Tateishi su progetto grafico di Ettore Sottsass Base in acciaio predisposta a contenere acqua. Struttura in acciaio lucido e spazzolato. Impianto elettrico schermato e isolato che alimenta 3 tubi al neon circolari blu concentrici e 5 lampadine a incandescenza colore rosso. Sono presenti nell’opera anche due scompartimenti “segreti” 120 x 110 x h 200 cm - Credits: Courtesy l’artista e Galleria Federico Vavassori. Opera realizzata dalla Società Giovanardi Crediti fotografici Andrea Rossetti
RICCARDO PREVIDI NOI, 2019 stampa 3D in pellet, alluminio, vernice, movimento elettromeccanico, acciaio 140 x 140 x 180 cm - Credits: Courtesy l’artista Opera prodotta dalla Società Giovanardi Crediti fotografici Andrea Rossetti
ALESSANDRO AGUDIO Tipo Vespasiano is the metaphoric veneer of a quasi - performative aesthetic invention; Un Angolo (torcia); Club 2B (Barely a Boy), 2019 Struttura tubolare in alluminio brillantato. Il “canale” è composto da varie sezioni asimmetriche saldate tra loro, ossidato per indurre la ruggine, protetto con cera d’api. Cavetti in acciaio armonico 250 x 80 x h 150 cm - Credits: Courtesy l’artista e Fanta - MLN, Milano Opera realizzata dalla Società Giovanardi Crediti fotografici Andrea Rossetti
GIANNI MORETTI Capitoli di un monumento (I-XV), 2019 Pigmenti, chiodi e foglia d’oro zecchino incorporati in cilindri di metacrilato, 15 strutture in ferro, 70x70x200 cm (variabili) cad., diametro di 3 misure, altezza regolabile. - Credits: Courtesy l’artista e Montrasio Arte Monza e Milano. Opera prodotta da Società Giovanardi. Crediti fotografici Andrea Rossetti
JACOPO MAZZETTI Discendenti, 2019 Struttura in ottone sagomato a laser, rivestito con impasto di sabbia Impianto elettrico a led 100 x 30 x h 130 cm - Credits: Courtesy l’artista Opera prodotta dalla Società Giovanardi Crediti fotografici Andrea Rossetti
MARIE DENIS Nella Wunderkammer, 2019 Foglie naturali stabilizzate, foglie in alluminio, ottone, acciaio e ferro. Finiture in vernice, stampe galvaniche, incisioni, grafite e magneti. Dimensioni: 400 x 200 x h 250 cm - Credits: Courtesy Galerie Alberta Pane, Paris/Venezia Opera prodotta dalla Società Giovanardi Crediti fotografici Andrea Rossetti
MICHELE SPANGHERO Panacousticon, 2019 Alluminio satinato, acciaio, ferro, 12 altoparlanti, audio system dimensioni 256x155x155cm File audio 60 min. loop - Credits: Courtesy Galerie Alberta Pane, Paris/Venezia e Mazzoli, Modena/ Berlino Opera prodotta dalla Società Giovanardi Crediti fotografici Andrea Rossetti
PATRICK TUTTOFUOCO NO SPACE e NO TIME Metacrilato ottenuto per colatura, intervallato da inclusioni colorate e fluorescenti, fresato con macchine a controllo numerico, rifinito e lucidato con intervento manuale è appoggiato su una struttura in ferro. 120 x 70 x h 90 cm, 140 x 70 x h 90 cm - Credits: Courtesy l’artista e Federica Schiavo Gallery Opera prodotta dalla Società Giovanardi Crediti fotografici Andrea Rossetti
RICCARDO PARATORE Riproduzione Calcolatore Olivetti Logos 58 per “Non è questione di forma”, 2019 Riproduzione fotografica dell’opera in fase di costruzione. Scocca in alluminio saldata e verniciata a polvere epossidica. Tasti realizzati in metacrilato fresato, levigato, verniciato a liquido, stampati con tecnica serigrafica. 200 x 120 x h 60 cm - Credits: Courtesy l’artista e Galleria Federico Vavassori Opera prodotta dalla Società Giovanardi su progetto di Riccardo Paratore Crediti fotografici Andrea Rossetti
Storytelling

Giovanardi Spa. Cento di questi artisti

A meno di 5km dal centro di Monza, gli stabilimenti rigorosi e lineari della Giovanardi Spa hanno celebrato cento anni di attività. In facciata, sulla cima dell’edificio d’accoglienza, risplende un augurio. Una premonizione eternamente fondata. Un’enorme scritta d’acciaio specchiante, sette metri di lunghezza e due metri d’altezza. Una solida struttura in acciaio che sostiene le lettere di WELCOME TO SOMEDAY, rese perimetralmente luminose attraverso un impianto d’illuminazione a led gestito da un temporizzatore. Un intervento scultoreo dalle proporzioni monumentali, un’installazione che è stato affidata a Marotta & Russo, duo artistico composto da Stefano Marotta e Roberto Russo. Con la loro ricerca disegnano i confini espressivi e concettuali di un personale neoumanesimo digitale, votato alla sperimentazione dei linguaggi e delle logiche post digitali contemporanee.

Ma per quale motivo l’impresa con sede a Concorezzo, specializzata nella realizzazione di display, allestimenti e vetrine, celebra i propri cento anni dando il benvenuto nel futuro incondizionato dei giorni a venire? Il lavoro di Marotta & Russo rappresenta solo il principio, una visione poetica di una prospettiva decisamente più ampia.

Fino al prossimo 29 febbraio 2020, infatti, Giovanardi Spa racconta il proprio centenario d’azienda cedendo i propri spazi e la sapienza industriale ad una mostra nata da un periodo di residenza di dieci artisti contemporanei affermati. Il percorso espositivo è aperto al pubblico negli stabilimenti di produzione, ai quali si può liberamente avere accesso da lunedì a venerdì dalle 10 alle 20; mentre sabato e domenica si può prendere appuntamento.

La mostra, dal titolo 10x100 fabbrica d’arte contemporanea è stata congegnata e seguita dai curatori Martina Cavallarin e Marco Tagliafierro. I dieci selezionati sono stati coinvolti e inseriti in azienda tra febbraio e luglio 2019 per lavorare in stretto dialogo con i tecnici impiegati a tempo pieno, usufruendo della capacità produttiva dell’impresa, impegnata dunque anche, in parallelo, nella creazione di opere d’arte.

Sebbene Alessandro Agudio, così come Marie Denis, oppure Jacopo Mazzetti, Daniele Milvio, Gianni Moretti, Riccardo Paratore, Riccardo Previdi, Michele Spanghero e Patrick Tuttofuoco spandano le loro ricerche in direzioni talvolta apolidi, le une con le altre, i loro lavori riflettono la perspicacia di dieci progetti in grado di mantenere integre pratiche e identità dei singoli autori pur diventano parte di una pluralità. Di una visione realizzata.

Il progetto è nato con l’obiettivo di attivare un profondo scambio umano e scientifico tra l’azienda e alcune voci appartenenti al sistema dell’arte contemporanea , favorendo l’ibridazione dei linguaggi e delle competenze propri dell’industria, così come dell’arte Una sfida colta con entusiasmo dai curatori prima e dagli artisti poi, i quali durante le residenze, hanno potuto lavorare fruendo delle competenze e delle risorse tecniche e umane di Giovanardi Spa, attraverso la creazione di team specifici per ciascuna opera composta in azienda. L’intero percorso, sotto il coordinamento scientifico di Giovanna Felluga, ha trasformato gli stabilimenti di Concorezzo in un vero e proprio laboratorio progettuale, un incubatore esecutivo che ha coinvolto diverse aree delle fasi di produzione. Gli artisti hanno lavorato e esposto assorbendo persino i suoni provenienti dalla produzione industriale

Patrick Tuttofuoco ha affermato: «[…] È incredibile come la Giovanardi riesca a condensare in un solo luogo tante competenze e la capacità di far fronte a istanze diverse e articolate. È proprio la materia umana ad avermi affascinato; la loro capacità di gestire il rapporto identità alterità, coinvolgendo forze esterne per il raggiungimento di un obiettivo comune come quando hanno saputo creare sinergie sulla base del mio desiderio di lavorare sul concetto di Pietà a partire dai riferimenti michelangioleschi». Mentre Alessandro Agudio ha raccontato: «I ragazzi che seguono il mio progetto sono stati intuitivi, fin dall’inizio. Hanno partecipato attivamente alla produzione di un pezzo in particolare, il quale si è andato modificandosi grazie anche a un loro punto di vista di cui ho capito che potevo fidarmi, un buon equilibrio tra la conoscenza dei limiti tecnici e la creazione di una visione. […] Mentre i loro ritmi di produzione, abbastanza serrati si sono velocemente modificati per permettermi di rielaborare le idee che negli incontri si andavano costruendo. […]».