Giulia Molteni
Il divano Albert e la poltrona elain sono di Vincent van Duysen; il tavolino Attico e il tappeto Atlante di Nicola Gallizia.
Il tavolo Asterias è un progetto di Patricia Urquiola; la sedia Mhc.3 miss è di Tobia Scarpa.
Storytelling

Notes on domesticity: un vis-à-vis con Giulia Molteni

A capo di marketing e comunicazione di quello che una volta era un piccolo mobilificio a conduzione familiare, e che ora è un Gruppo con quattro aziende in portafoglio, c’è una donna con la stessa passione per il design e il saper fare ereditati da chi quella azienda l’ha fondata e fatta crescere. Giulia Molteni conosce – e riconosce – il lavoro da artigiano svolto da suo nonno Angelo Molteni, prima, e quello imprenditoriale di suo padre Carlo Molteni, poi. I valori familiari sono solide fondamenta che permettono all’imprenditrice, con una laurea alla Bocconi e diversi anni di pratica negli Stati Uniti, di guardare al futuro e dare le linee guida a uno dei più longevi gruppi di design, dirigendolo verso nuovi visioni, capaci di soddisfare un pubblico sempre più nomade, cosmopolita e attento alla qualità. Caratteristica, quest’ultima, imprescindibile per Molteni&C.

Da più di 80 anni, Molteni&C interpreta i cambiamenti della società e i modi di abitare. Dagli anni 50 (quando il Gruppo ha introdotto i primi mobili “moderni” disegnati da Blaser e De Carli) a oggi, come si è modificata la domesticità?
Le nuove tendenze, le abitudini che si rinnovano sempre più spesso e velocemente determinano nuovi modi di abitare l’ambiente domestico. Per esempio, il nomadismo è entrato a far parte delle nostre vite destabilizzando quello che un tempo era il classico concetto di casa. Molteni&C si è evoluta seguendo le tendenze, rispondendo con innovazione – questo per noi significa nuove tipologie di arredi, nuovi processi produttivi e nuovi materiali. Ma una cosa rimane invariata: la qualità, fil rouge del Gruppo.

La possibilità di viaggiare, conoscere posti nuovi o di esplorarli tramite il web sta generando un’omologazione di stili nell’interior design? Esiste ancora uno “stile italiano”?
La casa “italiana” è rinomata nel mondo e viene associata, in una visione più di insieme, al concetto di italian lifestyle. Noi italiani siamo riconosciuti e ammirati per contaminare e influenzare il mondo con il gusto del bello.

In termini di progetto e design, il gruppo Molteni&C come riesce a soddisfare le esigenze del mercato europeo e più in generale quello internazionale?
Risulta fondamentale essere costantemente aggiornati sulle tendenze per rispondere alle richieste del mercato. Quello a cui puntiamo sono progetti all’avanguardia, tecnologici, flessibili, con arredi intercambiabili. Ciò viene conseguito tramite l’innovazione, grazie agli investimenti nella ricerca e sviluppo che sono il vero patrimonio delle nostre aziende.

E anche grazie a riuscite collaborazioni con progettisti internazionali...
Il nostro design è internazionale da tempo. Già negli anni 80 ci siamo fatti affiancare dai più importanti nomi da ogni parte del mondo. Questo ci ha permesso di avere un’ottica globale e continui input sull’evoluzione dell’abitare nel mondo. Per Molteni&C è auspicabile costruire rapporti intensi e privilegiati con designer che conoscano il Dna dell’azienda.

Cosa significa lavorare con professionalità dal background culturale sempre diverso?
Ogni designer è un mondo a sé: ciascuna cultura ha una propria influenza sul modo di essere e dunque sull’essenza di ogni progetto. I giapponesi, per esempio, sono precisi e metodici, i tedeschi sono sostanziali. Sono queste differenze che ci permettono di lavorare con uno sguardo a 360 gradi sulle abitudini del mondo.