Tsukasa Goto - Shu Shu è un contenitore in legno per Hands on Design. La doppia funzione di comodino accogliente e tavolo di servizio lo fa essere un mobile versatile per più ambienti. Il piano ha un foro centrale per l’impugnatura.
Keiji Takeuchi - Light with a table per Living Divani è una lampada con tavolino. La costruzione rende il progetto una piccola architettura d’interni. Il piano circolare è dotato di tecnologia per la ricarica wireless di telefoni cellulari.
Mist-o - La collezione di caraffe in vetro borosilicato per Ichendorf si chiama Penguin: un gioco di geometrie che dal cilindro passa al cono rendendo possibile la variazione di forme per garantire diversi formati.
Kensaku Oshiro - Tra le qualità della sedia Sweep progettata per e’interiors c’è il contrasto espresso nella struttura a strati tra lo schienale scultoreo e il rigoroso profilo della seduta. Estrema la cura dei dettagli.
Setsu e Shinobu Ito - La poltrona Aroma progettata per Gufram nasce per assecondare il rito del caffè in tutta comodità – seduti, non al bancone. Lo schienale imbottito include un pratico piano d’appoggio per la tazza.
Kazuyo Komoda - Il porta ombrelli Asisai è fatto di tre fili d’acciaio armonico curvati e fissati su una base a piatto. Un vuoto in tensione che funge da pieno per contenere bastoni, rami o quant’altro. È un longseller per Acerbis.
Storytelling

Il Giappone a Milano

La comunità di designer giapponesi a Milano è attiva dalla fine degli anni 60 grazie a figure fondamentali: Isao Hosoe per il legame con Alberto Rosselli, Aoi Ono al fianco di Max Huber, le amicizie tra Arata Isozaki e Andrea Branzi, tra Shiro Kuramata e Ettore Sottsass. Le storie assomigliano a quelle dei nostri giorni: c’è chi si è stabilito a Milano dopo un’esperienza in un grande magazzino o in una scuola, chi per uno stage o per coronare il sogno di trovarsi al centro di una rete unica al mondo.

Kazuyo Komoda, classe 1961, ha mosso i primi passi nello studio di Denis Santachiara e poi ha scelto di mettersi in gioco aprendo un proprio studio. Abile nel campo della cartoleria, degli accessori e del social design, il suo segno distintivo è la misura, la capacità di lasciare vuoti. Ha vissuto le trasformazioni di Milano apprezzandone sempre di più l’offerta culturale. Setsu e Shinobu Ito hanno lavorato con Alessandro Mendini e Angelo Mangiarotti. Il loro studio è attivo dal 1997, quando dopo aver frequentato la generazione dei maestri hanno iniziato la loro carriera sempre in collegamento con Tokyo.

Il legame con la patria è un confronto che alimenta la loro creatività, un’occasione per scoprire le sfumature del modo di videre giapponese a confronto con l’italianità in cui sono immersi. Lo sa bene Kensaku Oshiro che sul confronto tra Asia e Europa si è formato. Dopo le esperienze con Barber & Osgerby e Piero Lissoni, il suo studio è riconosciuto e vive di collaborazioni con diverse aziende, oltre che di edizioni con un proprio marchio. Milano era un sogno di gioventù grazie ai racconti di un amico di famiglia, trasformata poi in una via di fuga dalla formazione giapponese orientata all’omogeneità per abbracciare l’originalità di ogni singolo individuo, anche nel progetto.

La curiosità, lo studio dei materiali, un approccio laboratoriale improntato sul modellare forme e volumi sono gli ingredienti che guidano Tsukasa Goto, che ha condiviso la sua ricerca sperimentale con l’artista Luca Pancrazzi e la designer Donata Parruccini. Da più di dieci anni lavora con David Chipperfield di cui è associato nella sede milanese; in parallelo è attivo come designer di prodotto.

Dal 2012 è meneghino d’adozione Keiji Takeuchi, dopo pezzi di vita in Nuova Zelanda, Francia e Giappone. Ha guidato l’ufficio italiano di Naoto Fukasawa. Il suo studio ha sede nel laboratorio di un prototipista che ha servito Sottsass, Irvine e Meda. Questo aspetto della quotidianità del design in città lo attrae e ispira, quasi a marcare coi comportamenti delle persone quell’impalpabile sensibilità per gli oggetti che invece contraddistingue il design giapponese.

La reciprocità tra contesti ha avvicinato Noa Ikeuchi e Tommaso Nani, fondatori dello studio Mist-o. Due designer che vedono in Milano una piattaforma di scambio e condivisione di esperienze con la possibilità di toccare con mano e vedere da vicino architetture e oggetti pensati nel passato. Lo stile di vita in Italia e in Giappone ha per loro il comune denominatore di cercare nel design una costante risposta al desiderio di innovazione e bellezza.