Mars Habitat è l’installazione dello studio di architettura Hassell, con arredi stampati in 3D dall’azienda Nagami, per la mostra Moving to Mars al Design Museum di Londra. Il progetto è parte della 3D-Printed Habitat Challenge lanciata dalla NASA per indagare soluzioni sostenibili di abitazioni terrestri e extraterrestri. - Credits: Foto: Ed Reeve
Il Virgin Galactic Spaceport America nel deserto del New Mexico. Interior design a cura di Viewport Studio. - Credits: Foto: Robin Zielinski
Il Pow Wow Table di segnato dal designer Konstantin Grcic per la mostra Moving to Mars presenta sulla base fasce cui ancorare i piedi in assenza di gravità. - Credits: Foto: Ed Reeve
Prototipo di rover ESA, European Space Agency, dalla mostra Moving to Mars. - Credits: Foto: Ed Reeve
Storytelling

Interstellar Living

La spiaggia incontaminata, che per decenni ha rappresentato il modello di vacanza ideale, appare come un puntino piccolissimo se osservata dallo spazio, del tutto trascurabile nella scala dei nostri desideri. Ora che le distanze terrestri sono alla portata di tutti, che il tempo del viaggio è compresso in un post sui social, la meta più ambita si trova fuori dalla stratosfera e sta per essere popolata di turisti vestiti da astronauti.

Desiderare è la chiave di ogni evoluzione. E se da un lato il turismo spaziale è un business che potrà generare tre miliardi di dollari entro il 2030 (stime UBS bank), dall’altro rappresenta un banco di lavoro stimolante per ridefinire i pilastri del vivere quotidiano, dai trasporti all’abitare. Non solo: potrebbe aiutarci a comprendere la fragilità del nostro pianeta e a trovare soluzioni per salvarlo. Siamo già stati lassù – proprio 50 anni fa atterravamo sulla Luna – ma viaggiare nello spazio era territorio da ingegneri e scienziati. Poi, nel tempo, i concept di alcuni imprenditori visionari hanno acquisito credibilità aprendo a nuove strade più o meno realistiche.

Nonostante diversi ritardi, i viaggi spaziali non sono più un “se” ma un “quando” e i progettisti si stanno muovendo per rispondere alla sfida. Servirà rimettere in discussione gli spazi e gli oggetti di una vita quotidiana trascorsa in orbita e eventualmente ricollocata su superfici extraterrestri.

Su questo si è già cimentato anche Philippe Starck, firmando i moduli abitativi che la Axiom Space aggancerà nel 2020 alla International Space Station, destinata a dismettere entro il 2025 il proprio ruolo scientifico finanziato dalla NASA. Accoglienti come gusci fetali, le cabine di Starck avranno pareti imbottite e cosparse di centinaia di nano Led che cambiano colore a seconda della posizione rispetto alla Terra. Un nido extralusso dove l’astronauta pagante (si parla di 55 milioni di dollari per dieci giorni) potrà sperimentare l’ebbrezza di fluttuare nel cosmo.

Konstantin Grcic, invece, ha progettato per la mostra Moving to Mars, in scena al Design Museum di Londra fino al 23 febbraio 2020, un tavolo da astronave riflettendo sul momento del pasto consumato in assenza di gravità. Il pezzo è esposto tra prototipi di rover, memorabilia, e concept di illustri studi di architettura che indagano la possibilità di colonizzare l’inospitale pianeta rosso, sfidando temperature rigidissime, aria irrespirabile e radiazioni solari.

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