Jane Goodall in Gombe National Park - Credits: Photo courtesy Jane Goodall Foundation
Jane Goodall è nata a Londra nel 1934. è una primatologa di livello internazionale. Qui è con Motambo, un piccolo di scimpanzé rimasto orfano, nel centro di riabilitazione di Tchimpounga, in Congo. - Credits: Photo courtesy Jane Goodall Foundation
Jane Goodall parla di difesa ambientale in una scuola di Los Angeles. accanto a lei c’è Mister h, il pelouche di uno scimpanzé che la primatologa porta con sé in ogni occasione ufficiale. - Credits: Photo courtesy Jane Goodall Foundation
Storytelling

Jane Goodall: la mia battaglia per gli scimpanzé e il mondo

Quando entra in una stanza, con la sua figura esile ma ben dritta anche adesso a 85 anni, i gesti gentili ma decisi, i capelli candidi raccolti in una treccia, e poi gli occhi scuri e profondi, Jane Goodall ha il potere di riempire lo spazio.

Nella più celebre studiosa di primati del mondo si concentrano le storie affascinanti che l’hanno portata a battersi per la natura e, oggi, a essere il simbolo vivente del tentativo di conservarla. Tutto è iniziato negli anni 60, nelle foreste della Tanzania, dove ha cominciato a studiare e interagire con gli scimpanzé chiamandoli per nome – David Greybeard, Flo, Flint... – e non con dei numeri. Poi, c’è stato quel sorvolo in aereo negli anni 90 sopra le colline di Gombe, scotennate letteralmente dalla vegetazione originaria: quel disastro l’aveva fatta piangere e decidere che non lo poteva accettare. Oltre al suo centro di studio e riabilitazione dei primati si è impegnata nella riforestazione e, soprattutto, nel sensibilizzare la popolazione locale che può esistere un equilibrio col proprio ambiente. Da quei semi è quindi nato il progetto globale di Roots and Shoots, che oggi educa le nuove generazioni alla sostenibilità.

Eppure Jane Goodall sente fortissimo questo legame interiore con la foresta africana («Sedere sotto i grandi alberi, guardare, ascoltare, respirare»). Quando parla dei luoghi cari e dei suoi primati, quelli che ci sono e quelli che se ne sono ormai andati, s’illumina. Nonostante sia di continuo sotto i riflettori e si rivolga in genere a vaste platee, incrociarla e dialogarci è sempre complicato. Per lei, ora come non mai, il tempo è poco. Per Icon Design, tuttavia, l’ha trovato.

Dottoressa Goodall, lei studiava “sul campo” gli scimpanzé – storico il suo avvicinamento a David Greybeard, finché lui non le ha sfiorato la mano per rassicurarla... Che cosa sta facendo attualmente?

Viaggio ancora 300 giorni l’anno. Conferenze, incontri, cercando di dare alle persone la speranza che, se ci uniamo ora, non sarà troppo tardi per guarire le ferite che abbiamo inflitto al pianeta. Dobbiamo capire tutti che se milioni di persone fanno scelte etiche riguardo, per esempio, a ciò che comprano questo comincerà a migliorare il mondo.

Quando è stata l’ultima volta a Gombe e com’è la situazione laggiù?

Ci vado regolarmente a gennaio e a agosto. Le cose vanno bene, soprattutto con il programma Tacare che lavora con le comunità locali per preservare la foresta. L’anno prossimo ricorrerà il 60esimo del mio arrivo a Gombe e sono previste molte celebrazioni. Lì gli scimpanzé sono salvi, ma ne sopravvivono meno di un centinaio. Comunque stiamo lavorando per far arrivare delle femmine superstiti da altre comunità per migliorare il patrimonio genetico dei primati di Gombe. Che è in ogni caso un caso felice. La maggior parte degli scimpanzé della Tanzania non vive in un parco nazionale, ma in riserve. Sono 104 i villaggi che abbiamo sensibilizzato,
e lì ciascuno ha imparato a usare lo smartphone per monitorare la salute delle proprie zone verdi, registrando attività illegali ma anche la presenza di scimpanzé, leopardi, pangolini e altri animali.

C’è un luogo che considera ancora «incontaminato»?

Si chiama Triangolo di Goualougo e si trova in Congo. Adesso ospita un centro di studio per gli scimpanzé. Quando arrivai lì, sentivo che c’erano alcuni gorilla molto vicini: li ho sorpresi che si nutrivano tranquilli in una zona di acquitrini. Gli alberi erano imponenti, antichi. Una foresta che nessuno aveva mai tagliato! Era meraviglioso stare con i pigmei – che vivevano sul bordo di questo eden ma non ci erano mai entrati, protetto com’è dalle paludi. Quando mi trovo in una foresta sento una vera connessione spirituale.

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