Jennifer Roberts - Credits: Foto: Lala Pereira
Storytelling

Jennifer Roberts e l’arte di educare il pubblico al design da collezione

Tempi strani, questi di Coronavirus. Surreali. Che costringono ciascuno di noi a misurarsi con situazioni insolite, inimmaginabili fino a pochi mesi fa, almeno nella nostra parte di cielo. È una bolla, che si frantumerà in un nugolo di goccioline impalpabili, ma che intanto tiene tutti sospesi. E non solo con il fiato. 

Però andiamo avanti. Per questo ICON DESIGN ha deciso di dar voce a donne in qualche modo impegnate nel cambiare la realtà in cui vivono e quella degli altri: donne che fanno, attive, intraprendenti, coraggiose. Negli ambiti più diversi, ma proprio per questo più interessanti e sorprendenti. Non un discorso meramente femminista, piuttosto un racconto di belle storie, fatto di colori e colpi di scena. Per guardare a un futuro migliore.

Oggi è il turno di Jennifer Roberts, una delle figure chiave di Design Miami/, fiera di successo fondata da Craig Robins. CEO della manifestazione, è responsabile delle operazioni commerciali delle fiere sia a Miami che a Basilea, delle quali supervisiona l'implementazione di nuove strategie di marketing e l'espansione. Prima di Design Miami/, è stata direttrice esecutiva della fiera Salon Art + Design di New York e è stata anche cofondatrice di Modern Magazine, un trimestrale dedicato al design internazionale per collezionisti, designer e architetti di fascia alta. I suoi interessi spaziano anche alla musica e all’arte: infatti è comproprietaria dei marchi Woodstock Music e Art Festival.

Come descriveresti il ​​tuo lavoro?
Questa è una domanda difficile a cui rispondere. La mia posizione implica una visione prospettica sul futuro per innovare e guidare il mercato mentre gestisco le operazioni quotidiane di una piccola squadra. Il mio compito è supportare le migliori gallerie internazionali con una piattaforma che crei sempre meraviglia e ammirazione, istruzione, accesso e, naturalmente, favorisca il commercio. È come se stessimo organizzando uno spettacolo e il numero di partecipanti è il barometro: se le recensioni sono positive e le vendite vengono effettuate ciò vuol dire che stiamo facendo bene il nostro lavoro.

Quando hai capito che stavi facendo la differenza? Quali difficoltà hai affrontato finora?
Ogni singola edizione di Design Miami/ rappresenta una sfida: problemi di produzione, generazione di contenuti, coinvolgimento di nuovi collezionisti... Il nostro successo si misura con il miglioramento dei risultati rispetto all’edizione precedente. Ogni nuova fiera è come una start-up: dobbiamo sfruttare lo slancio dell'ultima edizione, ma anche cercare di rinnovarci continuamente. Le persone con le quali lavoro a stretto contatto, il team di Design Miami/, è il mio più grande fior all’occhiello: un piccolo gruppo di professionisti motivati che affrontano la sfida ogni sei mesi con rinnovato entusiasmo. Cerchiamo di mantenere la leadership nella proposta dei concept per fornire a collezionisti e galleristi lo stimolo per continuare a tornare. Penso che la nostra più grande intuizione sia stata posizionare la nuova sede nel Pride Park di Miami Beach. Ora l’ingresso di Design Miami/ è proprio di fronte all’entrata del Miami Beach Convention Center dove si svolge Art Basel, la fiera dedicata all’arte, imperdibile. A dicembre abbiamo avuto oltre 42.000 visitatori, e questo è stato un vero record.

Per noi è anche fondamentale la questione della sostenibilità. Negli ultimi anni abbiamo lavorato con varie organizzazioni per mettere in luce le problematiche che riguardano le comunità dell'architettura e del design. Nel 2016 abbiamo collaborato con le Nazioni Unite a un’iniziativa per la sostenibilità e abbiamo sfruttato la fiera per discutere alcuni gli argomenti cruciali. Abbiamo anche realizzato un bar senza plastica in entrambe le manifestazioni e abbiamo lavorato con A Plastic Planet per promuovere la fine della plastica monouso. Con il nostro curatore Aric Chen, ci siamo concentrati sulle questioni relative all'acqua: il tema di Design Miami/ 2019 è stato “Elements: Water” e ha esaminato questo elemento imprescindibile per la nostra esistenza sia come patrimonio minacciato sia come, purtroppo, a volte, calamità naturale. Inoltre, abbiamo collaborato con l’organizzazione ambientalista no-profit Bridge Initiative e con il duo di arte e scienza Coral Morphologic per attirare l'attenzione sulle barriere coralline della Baia di Biscayne, con la proiezione di un feed dal vivo dalle scogliere della Biscayne Bay in fiera.

Come immagini il futuro del tuo lavoro?
Il mercato del design da collezione è in continua evoluzione. Stiamo assistendo a un aumento del numero di giovani galleristi e studi emergenti con materiali ispirati alle problematiche più attuali e che supporta voci spesso trascurate dalle altre fiere. Abbiamo avuto più rappresentanze e collezionisti internazionali rispetto a 5 anni fa, quando proprio io ho iniziato a includere molti nuovi designer provenienti dal Messico, dall'India e dal Medio Oriente. Il mio ruolo comporterà la creazione di opportunità per educare il pubblico al design da collezione che nasce in luoghi distanti dove l'accesso è limitato, ampliando la piattaforma digitale della fiera, rendendo Design Miami/ ancora più ricco e accattivante.