Una veduta del nuovo stabilimento di Kettal, dove si lavora tra alberi e musica diffusa. Una vetrata di 1.000 metri quadrati riempie la fabbrica di luce naturale
Le collezioni d’autore di Kettal, con pezzi – fra gli altri – di Patricia Urquiola, Jasper Morrison e Rodolfo Dordoni. - Credits: Ph. Coke Bartrina
La sala da pranzo con un music corner minimal; le casse d’acqua in plastica diventano il posto dove raccogliere vecchi dischi in vinile. Sullo sfondo, il living - Credits: Ph. Coke Bartrina
Da sinistra, due addetti impegnati nei processi di sabbiatura e nel taglio di cuscini e rivestimenti tessili. La lavorazione dei prodotti è in larga parte artigianale - Credits: Ph. Coke Bartrina
Storytelling

Hablo Kettal

Lo spazio aperto. E poi la luce, il bianco che dilata i volumi, la musica diffusa che accompagna la giornata lavorativa di tutti e l’assenza di separazione fra gli uffici e gli ambienti produttivi. Sottili pareti di vetro mettono in comunicazione l’interno e l’esterno, le mani che scivolano sui computer e quelle che intrecciano, levigano, laccano, incollano, tagliano e assemblano mobili da giardino e da terrazzo creati artigianalmente uno per uno, e progettati da una selezionata scuderia di designer internazionali. Alla Kettal di Bellvei, 45 chilometri da Barcellona lungo la costa di Tarragona, è fiorita una nuova idea di fabbrica human friendly, in totale controtendenza rispetto alla spinta globale alla robotizzazione. Più che uno stabilimento (uno dei pochi ancora al 100% europei), è un inno alla manualità e alla trasparenza di tutte le fasi di lavorazione, fedele allo spirito del suo fondatore: Manuel Alorda, l’imprenditore che nel 1966 lanciò nell’amata Spagna la sua fortunata maison di arredi in alluminio per la spiaggia e il campeggio.

Da qui in poi, Kettal metterà la firma su innumerevoli successi, come la sedia pieghevole Alupicolo (anni 70), che tutte le famiglie infilavano nei bauli delle Seat per i picnic domenicali; o le rivoluzionarie serie Bambu (anni 80) e Mimbre (anni 90), tutti pezzi diventati iconici nella storia dell’outdoorOggi, trascorso poco più di mezzo secolo dalla fondazione, Kettal è una realtà con 170 dipendenti, 50 mila metri di ambienti dedicati alla produzione (il 60% è destinato al contract), una distribuzione capillare in 80 Paesi con una forte spinta di espansione in Asia e negli Stati Uniti, e showroom a Barcellona, Marbella, Parigi, Londra, Miami e, dal 2018, a New York. «Siamo nati come un’azienda familiare e nello spirito lo siamo ancora: quand’ero bambino, ricordo che scaricavamo tutti insieme i camion dei mobili, scattavamo le foto dei cataloghi nel giardino di casa e mia madre preparava il pranzo per tutti», racconta Alex Alorda che, entrato in Kettal, come vice del padre Manuel (scomparso all’inizio del 2018, ndr), ora è direttore generale e amministratore delegato. «Il papà era un uomo entusiasta e pieno di sogni. E a un certo punto mi ha lasciato mano  libera per rendere più contemporaneo il nostro modo di progettare e lavorare», ricorda il ceo.

All’inizio degli anni Duemila, con l’acquisizione dei marchi Hugonet e Triconfort, nasce Kettal Group, e iniziano le collaborazioni con i designer: la prima è stata Patricia Urquiola, che nel 2006 firma la collezione Maia (tuttora uno dei must di Kettal) e che più tardi disegnerà lo showroom di Barcellona, dove è stata creata una fondazione per l’arte contemporanea. Poi sono arrivati Ronan & Erwan BouroullecHella Jongerius, Rodolfo Dordoni, Michel Charlot, Jasper Morrison, Emiliana Design Studio; nel 2017 Alex Alorda, in collaborazione col direttore creativo Antonio Navarro, affida al duo indo-britannico Doshi Levien l’incarico di disegnare la prima linea di tessuti Kettal e la palette colori, che viene declinata su qualunque tipo di supporto e diventa una sorta di “marchio cromatico”. «Noi non facciamo tendenza. Facciamo prodotti, che devono essere belli, curati, funzionali e durevoli. Prodotti non di moda,  ma con personalità», puntualizza il Ceo. Il fatto poi di avere tutta la produzione “in casa” e non all’estero consente a Kettal di rispondere in maniera flessibile alle esigenze di personalizzazione e di ricerca sulle nuove tecnologie, con un monitoraggio completo della filiera che va dalla creatività dell’ufficio-stile fino al controllo-qualità interno, che testa tutti i prodotti prima di inviarli all’esterno per la certificazione finale. «In futuro i materiali assumeranno un ruolo ancora più importante per la nostra strategia d’impresa», rimarca Alorda. «Abbiamo lavorato sulle corde che utilizziamo per le sedute, per migliorarne la tenuta e la resistenza ai raggi Uv, e stiamo ampliando la gamma degli ignifughi». Un ulteriore ambito d’espansione? Quello dei padiglioni, altro must di Kettal: per queste micro-architetture outdoor e indoor sta per essere inaugurato un open space, sempre a Bellvei, dove le strutture verranno montate e ambientate nelle loro varianti. Come in un avveniristico catalogo 3D.

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