Panorama della città dal Ponte di Belvedere - Credits: Foto: Stefano Ferroni
Piazza del Duomo con la Chiesa di Santa Maria del Suffragio - Credits: Foto: Stefano Ferroni
Chiesa di Santa Giusta - Credits: Foto: Stefano Ferroni
Storytelling

L’Aquila

L’Aquila è la città delle gru che svettano ovunque contro il cielo. Le vedo da lontano, non appena dall’autostrada mi appare la sua distesa di luci stretta tra le montagne dell’Appennino. Gli operai si muovono freneticamente dentro e fuori dai cantieri, mescolandosi agli abitanti. Arriva l’eco dei martelli pneumatici, si incrociano camion che trasportano materiali edili o calcinacci. Tutto questo è confortante. Io – che in questa città sono nata e quando posso torno – solo qualche anno fa, mentre percorrevo una strada abituale del centro, ho avuto l’impressione di essermi persa: la città, allora, era irriconoscibile, come bombardata. Fino al 2012 tutto il centro storico era un’enorme zona rossa, inaccessibile.

A più di 10 anni dal terremoto devastante che l’ha colpita il 6 aprile 2009, L’Aquila è un enorme cantiere. È strano a dirsi, ma uno dei motivi principali è la sua grande bellezza. Il centro storico è costituito quasi interamente da beni tutelati: centinaia di palazzi e decine di importanti monumenti. Il tessuto urbano, di impianto medioevale, è molto denso. «Guardi questa mappa, vede i cerchi rossi? Sono le aree di ingombro dei bracci delle gru», mi spiega Alessandra Vittorini, sovrintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per L’Aquila e Cratere. «Se c’è una gru, nel suo raggio di ingombro non possiamo aprire altri cantieri». La mappa è piena di cerchi rossi. «L’Aquila è il cantiere più grande d’Europa», continua, «ma non solo, qui la gente sta tornando faticosamente a abitare».

Accanto alla tipica pietra bianca e rosa, scolpita in preziosi dettagli architettonici fin dal Medioevo, troviamo il nuovo, spaesante linguaggio “decorativo” delle intelaiature in legno e dei tiranti in acciaio delle messe in sicurezza, che sostengono architravi e portali, finestre e pilastri, mentre i tubi innocenti e i teli dei cantieri impacchettano interi edifici, creando un potente contrasto con lo splendore delle architetture restaurate.

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